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Prigione a vita per criminali sessuomani: prima sentenza

Per la prima volta dopo l'approvazione della relativa iniziativa popolare nel 2004, un tribunale svizzero ha pronunciato giovedì una sentenza di reclusione a vita.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 ottobre 2010 - 16:30
swissinfo.ch e agenzie

L’8 febbraio 2004, il popolo e i cantoni hanno accettato l’iniziativa popolare «Internamento a vita per criminali sessuomani o violenti estremamente pericolosi e refrattari alla terapia»: in seguito alla votazione, la Costituzione è stata modificata.

La nuova disposizione è stata applicata per la prima volta dal Tribunale distrettuale di Weinfelden (canton Turgovia) nei confronti di uno svizzero 43enne che nel 2008 uccise una prostituta thailandese. L'uomo, già pluricondannato per violenza carnale, è stato riconosciuto colpevole di omicidio intenzionale e ripetuta coazione sessuale aggravata.

Il tribunale ha fissato nei suoi confronti una pena detentiva di 20 anni e in aggiunta l'internamento senza possibilità di liberazione condizionale. Secondo il presidente del tribunale, l'uomo è «uno stupratore sadico, e il rischio che possa compiere altri gravi delitti e uccidere persone è molto elevato».

Il cadavere della vittima, una thailandese di 30 anni che risiedeva in Svizzera legalmente e lavorava per un servizio di "escort" a Zurigo, fu trovato in un bosco un mese dopo la sua scomparsa. Il colpevole era stato individuato grazie al telefono cellulare e a tracce di DNA.

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