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Prigioni segrete della CIA: il governo relativizza

In alcune basi militari, come questa in Romania, si sospetta vi siano prigioni segrete della CIA

(Keystone)

Dopo un periodo di silenzio, tre ministri elvetici si sono espressi in merito all'affare delle prigioni segrete della CIA in Europa.

Nei loro interventi, essi hanno preso le distanze dalle accuse mosse dal relatore del Consiglio d'Europa Dick Marty. Il senatore ticinese ritiene che la Svizzera e l'Europa siano troppo passive nei confronti negli Stati Uniti.

La notizia pubblicata la scorsa settimana dal settimanale svizzero tedesco «SonntagsBlick» - secondo cui i servizi segreti svizzeri avrebbero intercettato un fax egiziano che attesta l'esistenza di prigioni segrete della CIA in Europa - ha fatto scorrere fiumi di inchiostro.

Anche alcuni membri del governo elvetico hanno voluto dire la loro sul tema.

Problemi diplomatici

In un'intervista pubblicata domenica dal giornale «NZZ am Sonntag», la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey ha criticato la fuga di notizie, affermando che la pubblicazione del testo segreto ha causato problemi di politica estera.

«I Paesi interessati da tali informazioni hanno reagito con una certa amarezza», ha riconosciuto in un'altra intervista, accordata al settimanale romando «Le Matin Dimanche».

Ed ha aggiunto che «ora, tali Stati, ci chiedono naturalmente delle prove che al momento non abbiamo. Siamo però d'accordo di condividere le informazioni in nostro possesso».

Riguardo al contenuto del fax egiziano, la consigliera federale getta acqua sul fuoco: «Non dice nulla di spettacolare, non vi è alcuno scoop». A sostegno della propria tesi cita i rapporti dell'organizzazione non governativa Human Rights Watch, che in fondo affermano la stessa cosa e che sono liberamente accessibili su internet.

Accuse respinte

Micheline Calmy-Rey ha inoltre precisato che la Svizzera è disposta a rispondere «nella misura del possibile» alle domande del senatore ticinese Dick Marty, che sul tema sta conducendo un'inchiesta su mandato del Consiglio d'Europa.

Per contro, la ministra degli esteri respinge le accuse mosse da Marty, che venerdì aveva accusato la Confederazione di «passività» in relazione alle attività della CIA in Europa.

«La Svizzera fa parte dei Paesi che più insistono per ottenere informazioni su eventuali trasferimenti extragiudiziari di prigionieri», ha affermato, ricordando che Berna ha reagito presso gli Stati Uniti sin dal mese di giugno del 2005. «Continueremo ha chiedere loro chiarimenti», ha promesso.

Relazioni con gli USA

Le critiche di Marty non hanno lasciato indifferenti nemmeno il ministro delle finanze, Hans-Rudolf Merz, e quello degli interni, Pascal Couchepin.

Intervistato da radio svizzero tedesca DRS, Merz ha negato che il Consiglio federale abbia già un'idea precisa delle attività della CIA. «Non possediamo informazioni sufficienti», ha affermato, specificando anche che l'argomento non è ancora stato affrontato dal governo. «Ma ciò cambierà», ha promesso. Prima di decidere se agire o meno, preferisce però aspettare le conclusioni dell'inchiesta condotta da Dick Marty.

Dal canto suo, Pascal Couchepin ha dichiarato alla stessa emittente di non volere mettere in pericolo le relazioni con tra Berna e Washington. «La Svizzera difende principi morali, non è la Santa sede dei diritti umani», ha affermato. Il Consiglio federale è responsabile delle relazioni con l'estero: ciò comporta anche avere buone relazioni con gli Stati Uniti.

Popolazione elvetica critica

La popolazione elvetica sembra invece essere concorde con il relatore del Consiglio d'Europa. Secondo un sondaggio condotto dall'istituto Isopublic presso 1000 persone e pubblicato domenica dal giornale «SonntagsBlick», il 75% degli svizzeri vorrebbe che il Consiglio federale protestasse con Washington per le prigioni segrete della CIA.

Se il Consiglio federale avesse occultato informazioni segrete su questo tema al senatore Dick Marty due terzi degli interpellati lo reputerebbe sbagliato.

swissinfo e agenzie

In breve

17-6-2004: Human Rights Watch afferma che gli USA detengono dei presunti terroristi in una quindicina di prigioni segrete nel mondo.

2-11-2005: il Washington Post scrive che la CIA detiene membri di Al Qaida in 8 paesi europei e asiatici.

7-11-2005: lo svizzero Dick Marty è incaricato dal Consiglio d'Europa d'indagare sui centri di detenzione della CIA in Europa.

14-12-2005: il parlamento svizzero chiede al governo un rapporto sul presunto transito di detenuti CIA in territorio elvetico; il Ministero pubblico della Confederazione avvia un'inchiesta.

8-1-2006: secondo il "SonntagsBlick" i servizi segreti svizzeri avrebbero intercettato un documento egiziano che confermerebbe la presenza di carceri della CIA in Europa.

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Fatti e cifre

La pubblicazione sulla stampa svizzera di un fax, intercettato dai servizi segreti elvetici, sulle presunte prigioni della CIA in Europa ha suscitato accese reazioni.
Il mondo politico teme per la credibilità dell'intelligence svizzera.

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