Processo canyoning: altri tre imputati negano responsabilità

Felix Oehler, ex direttore di Adventure World, prima dell'udienza Keystone Archive

I manager di Adventure World respingono ogni responsabilità nell'incidente di canyoning che nel 1999 costò la vita a 21 giovani nelle gole del Saxetbach.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 dicembre 2001 - 19:36

Nella seconda giornata del processo in corso a Interlaken (BE) nei confronti di otto imputati, la pubblica accusa ha sostenuto che i tre dirigenti della Adventure World - il general manager e il suo sostituto, responsabili dell'istruzione, nonché il capo-guida - avrebbero dovuto dare l'ordine di interrompere la spedizione, in considerazione delle previsioni meteo che segnalavano l'imminenza di forti temporali.

Ma i manager, come il giorno prima i membri del consiglio di amministrazione, hanno respinto qualsiasi addebito: la responsabilità di valutare le condizioni meteorologiche non incombeva loro, ma bensì alla guida che capeggiava la spedizione.

Le istruzioni, solo verbali, impartite alle guide vietavano la pratica del canyoning in presenza di forti piogge. In caso di temporali locali, di debole intensità, o quando il livello del fiume risultava basso, il torrentismo nel Saxetbach era comunque possibile.

Il giorno della tragedia, ha detto in aula il direttore generale di Adventure World, il livello dell'acqua nel letto del torrente era molto basso: al punto che si era pensato di annullare la discesa per mancanza d'acqua. «Un diluvio come quello quel giorno proprio non era immaginabile».

Mercoledì saranno interrogate le due guide che quel giorno salirono con i loro clienti nel torrente e sopravvissero all'avventura. Giovedì e venerdì sono stati riservati all'audizione di testimoni. Seguiranno lunedì le arringhe e martedì la sentenza.

swissinfo e agenzie

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