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Quanta etica nei fondi etici?

Quale sostegno allo sviluppo dell'energia solare da parte dei fondi sostenibili?

I fondi d'investimento ecologici o etici hanno il vento in poppa. Sullo sfondo di crescenti preoccupazioni ambientali o sociali, l'offerta di strumenti finanziari "verdi" è in continuo aumento.

La tendenza piace sia alle banche, che incassano laute commissioni, sia ai clienti, premiati da buoni rendimenti. I reali benefici per l'ambiente permangono invece più incerti.

"Green Invest", "Sustainable", "Socially responsible". Gran parte dei nuovi fondi d'investimento che, giorno dopo giorno, vengono pubblicizzati a tutta pagina sui quotidiani svizzeri sfoggiano denominazioni decisamente "verdi".

Pur rappresentando soltanto il 2% del volume globale del mercato finanziario svizzero, il settore degli investimenti "eticamente sostenibili" è in pieno boom. Negli ultimi 5 anni, la sua importanza è praticamente raddoppiata. E, secondo le prime stime, da inizio anno la crescita è proseguita a ritmi esponenziali.

"In passato, i mercati snobbavano questo ambito. Recentemente si sono invece resi conto che il suo potenziale è enorme", spiega a swissinfo Ivo Knoepfel, direttore dell'agenzia di consulenza sugli investimenti sostenibili onValues.

"Con le questioni climatiche ormai sulla bocca di tutti, le banche hanno capito che questi temi 'vendono' bene ed attirano molti clienti", aggiunge l'esperto.

"Il fenomeno è però reale: i bisogni d'investimento in nuove infrastrutture più efficienti e meno inquinanti sono immensi. Inoltre, molte società hanno effettivamente sviluppato nuove interessanti tecnologie, ciò che ha affascinato i mercati".

Standard minimi

L'opzione dell'investimento "verde" sembra essere interessante anche dal puro punto di vista finanziario. Negli ultimi anni, i guadagni generati da questo tipo di fondi sono in effetti stati superiori a quelli medi del mercato.

Al proposito c'è tuttavia anche chi teme la formazione di una nuova bolla speculativa. Insomma, dopo aver ignorato a lungo gli investimenti sostenibili, i mercati potrebbero anche esagerare.

In generale, questo tipo di fondi sono composti da azioni o obbligazioni di aziende selezionate in funzione dell'attenzione che prestano a criteri ambientali, sociali o energetici. Chi non rispetta standard minimi dal punto di vista della sostenibilità (o è attivo in settori considerati tabù, come il commercio di armi) ne viene escluso a priori.

"Molti gestori scelgono di integrare le migliori aziende di ogni settore per quel che riguarda il rispetto dell'ambiente, gli aspetti sociali o la corporate governance", rileva Knoepfel. Per diversificare i rischi possono tuttavia essere inserite nel fondo anche società attive in ambiti non propriamente ecologici. Ad esempio, nel caso di un fondo a carattere energetico, possono essere considerate anche società petrolifere o minerarie che prestano particolare attenzione all'ambiente.

"Finché il tutto è trasparente non ci vedo nulla di male", dice Knoepfel. "Questo metodo è in effetti utile per promuovere dei miglioramenti in tutti i settori".

Strumenti affidabili?

Più scettico è invece il mondo delle organizzazioni non governative. Secondo Christine Eberlein, della Dichiarazione di Berna (DB), è innegabile che la nuova tendenza agli investimenti sostenibili rappresenti "un passo nella giusta direzione".

"I criteri poco precisi con i quali vengono composti questi fondi rappresentano tuttavia un problema. In realtà, gli strumenti finanziari veramente etici sono pochissimi", critica la rappresentante della DB, per la quale il tema è sostanzialmente "un efficace strumento di marketing per le banche ed una comoda opzione per guadagnare del denaro illudendosi di fare del bene".

Ad esempio alcuni fondi sono pubblicizzati come strumenti a sostegno della tecnologia solare. Ma poi finiscono per comprendere anche i titoli di numerose imprese attive in ambiti tecnologici molto più tradizionali. "Ebbene, in casi del genere quanti soldi vengono veramente messi a disposizione delle energie alternative?", si chiede, sospettosa, Eberlein.

Dipingersi di verde

Un'opinione ambivalente viene espressa anche da Ulrich Thielemann, vice-direttore dell'Istituto di economia etica presso l'Università di San Gallo.

"Complessivamente lo sviluppo è positivo, perché ne scaturisce una dinamica genuinamente etica favorita da investitori responsabili", spiega il professore.

Ma, secondo le procedure attuali, può accadere che normalissime aziende caratterizzate da un'attività altrettanto normale ("non spettacolarmente irresponsabile, ma nemmeno particolarmente sostenibile") possano facilmente 'acquistare' il loro ingresso nei fondi verdi grazie a semplici donazioni o all'applicazione di minime norme etiche.

"Questi strumenti finanziari non raggiungono dunque necessariamente le società più responsabili dal punto di vista della sostenibilità", conclude Thielemann. "Queste ultime, con grandi difficoltà, vengono generalmente selezionate solo dalle banche alternative".

swissinfo, Marzio Pescia

Fondi etici

Gli investimenti etici sono nati con motivazioni religiose negli anni '20 nei paesi anglosassoni, dove rappresentano oggi circa il 10% del mercato. In Svizzera la loro quota si aggira attorno al 2%.

La definizione di questi fondi è molto generosa negli Stati Uniti, dove un fondo che esclude l'industria del tabacco è già definito "etico".

In Svizzera, un fondo etico deve invece dimostrare un certo impegno verso lo sviluppo sostenibile.

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Crescita esponenziale

A fine 2006, il mercato svizzero dei prodotti finanziari sostenibili (fondi d'investimento, mandati, prodotti strutturati) ha raggiunto un volume complessivo di 17.9 miliardi di franchi, in aumento del 69% rispetto all'anno precedente.

Secondo le statistiche della Swiss Fund Association, nello stesso lasso di tempo il mercato globale dei fondi svizzeri è cresciuto del 10.5%.

Oggi il mercato europeo dei fondi offre circa 500 prodotti sostenibili dedicati ai settori dell'energia e del clima, alla lotta alla corruzione, ai diritti umani, alla gestione dell'acqua, alla lotta alla povertà e agli ecosistemi.

Venti anni fa questo tipo di strumenti praticamente non esistevano.

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Novità: i fondi cristiani

Con il beneplacito del Vaticano, il Credit Suisse ha lanciato un nuovo fondo d'investimento basato sui valori cristiani.

Il fondo, composto da un 30% di azioni, 5% di divise e 65% di obbligazioni, esclude tutte le società attive nei settori degli armamenti, della pornografia, delle scommesse e di altre attività che potrebbero suscitare dei conflitti tra profitto e morale.

In Europa, gli "investimenti cristiani" sono appena agli inizi. Con il cosiddetto Sharia Banking, i grandi istituti finanziari offrono invece già da anni dei prodotti specifici per la clientela musulmana.

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