Razionalizzazione e fusione comunale secondo Mon Repos

Il comune di Tesserete con i cartelloni pubblicitari a favore e contro la fusione della Capriasca in occasione del voto del 24 marzo 1999 Keystone

Sono state rese note lunedì le motivazioni del Tribunale federale (TF) sulla decisione di respingere i ricorsi di Sala Capriasca e di un cittadino contro la fusione forzata con altri cinque comuni della Val Capriasca. La sentenza dei giudici di Mon Repos era stata resa nota il 14 marzo scorso.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 maggio 2001 - 13:16

I ricorrenti contestavano il decreto legislativo del 6 giugno scorso con cui il Gran Consiglio ticinese sanciva la fusione di sei comuni della Val Capriasca, contro la volontà degli abitanti di Sala, che in votazione comunale avevano respinto il progetto per soli tre voti.

Consultati a seguito di un referendum lanciato da un comitato interpartitico, i ticinesi avevano poi accettato la fusione in settembre con 34.778 voti contro 22.261.

Il municipio di Sala Capriasca e un abitante del comune avevano allora giocato l'ultima carta inoltrando due ricorsi al TF. Secondo il comune, la fusione coatta mancherebbe di basi legali. La Corte suprema ricorda, invece, che attualmente è in consultazione un progetto di legge in materia di fusioni, per agevolarle e facilitarle. «Il fatto che questa preannunciata legge ancora manca, non giustifica, tuttavia, di concludere che la fusione coatta non si potrebbe fare», scrivono i giudici losannesi.

Il TF riconosce che i comuni possano avvalersi del consenso dei cittadini. Sebbene Sala Capriasca insista sul fatto che l'accordo dei cittadini debba avere un valore deliberativo e non solo consultivo, il TF ricorda che non è questo il tema della presente vertenza.

I giudici di Losanna spiegano inoltre che in una fusione si deve raggiungere una certa unità territoriale, pianificatoria, organizzativa e una razionalizzazione dei servizi pubblici. Questo giustifica il fatto che il Cantone abbia accettato la decisione dei cittadini di Lugaggia, che non hanno voluto aderire alla fusione coatta, mentre obbliga quelli di Sala Capriasca, ritenuto un «tassello determinante e imprescindibile del nuovo comune di Capriasca».

«Sarebbe impensabile limitare la fusione ai soli comuni in difficolà», continua il TF. «Il progetto della Capriasca riunisce pertanto comuni in chiara difficoltà e comuni in situazione migliore, in un progetto unitario di cui Sala Capriasca fa naturalmente parte, per posizione geografica, risorse umane e situazione finanziaria». Il Gran Consiglio non ha quindi violato la Costituzione obbligando il Comune alla fusione, con un decreto approvato inoltre a maggioranza assoluta (58 a favore, 21 contro e 1 astenuto).

Magra consolazione per i ricorrenti: il TF riconosce che «la fusione non è la panacea dei mali comunali» e che «l'aggregazione forzata» deve essere l'ultima soluzione. Per garantire l'efficacia nella gestione pubblica non si deve infatti trascurare «sempre e ad ogni costo il sentimento di appartenenza» che lega il cittadino ad una precisa comunità.

Le località di Tesserete, Cagiallo, Lopagno, Roveredo, Vaglio e Sala formeranno quindi un'unica entità che si chiamerà Capriasca e avrà 4.100 abitanti. Il nuovo comune riceverà un aiuto finanziario di 12 milioni di franchi dal cantone. La fusione si iscrive nell'ambito di un progetto cantonale per la riduzione del numero di comuni, che nel Canton Ticino dovrebbe passare da 245 a 86.

swissinfo e agenzie

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