Ruth Dreifuss sulle lingue straniere

La consigliera federale Dreifuss non difende l'inglese a scuola Keystone

Per la consigliera federale e ministra della cultura Ruth Dreifuss, l'insegnamento della seconda lingua è una questione pedagogica più che politica. Lo ha detto in un'intervista apparsa oggi su «24 Heures» e la «Tribune de Genève», dichiarandosi contraria alle pressioni provenienti da Zurigo in favore dell'inglese.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 giugno 2001 - 12:42

Il problema di sapere quale lingua sia meglio imparare per prima rimane aperto, secondo la ministra, che però si dice irritata dal fatto che si tende, come avviene nella Svizzera tedesca, a dare la preferenza alla più semplice (l'inglese al posto del francese). «La via facile non è necessariamente la migliore per affrontare quel che vi è di bello nel mondo delle lingue», ha affermato la Dreifuss.

Certi fallimenti nell'insegnamento precoce del francese che si sono registrati nella Svizzera tedesca si spiegano, ha detto, con la mancanza di mezzi a disposizione. «Vi sono sufficienti elementi per incoraggiare i ministri cantonali dell'educazione a non inoltrarsi a testa bassa nelle nebbie, come sta facendo il loro collega zurighese».

L'argomentazione politica non viene tuttavia scartata dalla consigliera federale, secondo cui non si può trascurare il fatto che il nostro è un Paese multilingue e che è cosa importantissima «poter dialogare con i propri vicini, in Svizzera e in Europa». I Cantoni devono poi guardarsi dall'influsso dei genitori o del mondo economico nella scelta dalla seconda lingua da insegnare.

I genitori preferiscono l'inglese, ma «non si governa per far piacere a coloro che ve lo chiedono», ha affermato la Dreifuss. Cambierò parere solo quando mi verra dimostrato «che l'inglese è la migliore porta per entrare nel mondo delle lingue».

Ruth Dreifuss si rammarica che i Cantoni siano divisi su questa tematica: la Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione non è riuscita, a inizio giugno, ad adottare una posizione comune.

Per la ministra la questione lingue straniere rimane tuttavia di competenza dei Cantoni. «Non posso né voglio imporre» loro alcunché, ha affermato, ma se un Cantone può dettar legge agli altri, sarebbe meglio se fosse la Confederazione a prendere le decisioni», poiché lo farebbe tenendo in considerazione gli interessi di tutti.

swissinfo e agenzie

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