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Schmid applaudito e censurato in Tunisia

Samuel Schmid: "Tra queste mura ma pure all'esterno, ognuno deve potersi esprimere in piena libertà"

(Keystone)

A Tunisi, il presidente della Confederazione ha chiaramente denunciato gli Stati liberticidi e chiesto che tutti possano esprimersi senza barriere.

Questi propositi vigorosi sono stati caldamente applauditi dai partecipanti al vertice sulla società dell'informazione. Ma sono stati censurati dalla televisione tunisina.

Esprimendosi in occasione della cerimonia d'apertura del Summit mondiale sulla società dell'informazione, Samuel Schmid ha suscitato una prima ondata di applausi dichiarando:

"Non è accettabile, è lo dico senza mezze parole, che l'ONU conti ancora tra i propri membri degli Stati che imprigionano dei cittadini per il solo motivo di aver criticato le autorità su internet o sulla stampa".

E gli applausi sono raddoppiati quando il presidente della Confederazione ha detto: "Auspico che libertà d'espressione e d'informazione siano i temi centrali di questo vertice. Ritengo che, tra queste mura così come al loro esterno, sia più che logico che ognuno possa discutere in piena libertà".

L'allusione agli incidenti degli ultimi giorni (giornalisti malmenati e ONG impedite di riunirsi a Tunisi) era evidente.

Ed è senza dubbio questa la ragione per cui Canal 7, la televisione pubblica tunisina, ha interrotto la diffusione della cerimonia proprio nel momento nel quale erano formulate queste richieste.

Annunciata da giorni dalla stampa elvetica, la chiarezza del discorso del presidente svizzero era in effetti prevista. Pure dalle autorità tunisine.

Accoglienza glaciale all'aeroporto

Sbarcando all'aeroporto di Tunisi, Samuel Schmid ha d'altronde avuto diritto ad un'accoglienza perlomeno glaciale. Tranne il responsabile del protocollo, non era presente alcun ufficiale tunisino.

Ciò pur se la Svizzera, che aveva organizzato la prima fase del summit sulla società dell'informazione, è l'ospite d'onore della Tunisia.

In occasione di una conferenza stampa subito dopo la cerimonia, il ministro della difesa svizzero ha risposto a questo affronto con umorismo.

"Sono stato ricevuto dal capo del protocollo e dall'ambasciatore svizzero. Cosa volete di più? In Svizzera siamo pragmatici, non complicati".

Schmid non si molto formalizzato nemmeno per essere stato censurato dalla televisione locale. "Su questo tema dobbiamo continuare le discussioni con le autorità tunisine. È un processo e sono convinto che avvenimenti come questo vertice lo favoriscono".

La palla a Moritz Leuenberger

Felicitandosi con il presidente svizzero per la chiarezza del suo discorso, Yves Steiner, della sezione elvetica di Amnesty international, chiede tuttavia alla Svizzera d'impegnarsi ancor più a favore delle ONG tunisine e internazionali che tentano d'esprimersi nell'ambito del vertice.

Una richiesta rivolta soprattutto al consigliere federale Moritz Leuenberger. Negli ultimi due giorni del summit, la Svizzera sarà infatti rappresentata dal ministro delle telecomunicazioni.

Resterà poi da chiarire quale sarà lo stato delle relazioni tra Tunisia e la Svizzera al termine della conferenza.

Una cosa è però sicura: con il suo discorso, il presidente svizzero ha marcato uno dei momenti più significativi dell'appuntamento.

swissinfo, Frédéric Burnand, Tunisi
(traduzione: swissinfo, Marzio Pescia)

Fatti e cifre

La prima parte del vertice ONU sulla società dell'informazione si è tenuta a Ginevra nel dicembre 2003.
La seconda parte si svolge dal 16 al 18 novembre a Tunisi.
Il summit riunisce 176 Stati.
I partecipanti sono 17'500. Tra loro, 5'600 rappresentanti governativi, 5'600 membri di ONG, 3'600 persone del settore privato e 1'000 giornalisti.

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In breve

Mercoledì, i propositi sulla libertà d'espressione e d'informazione espressi dal presidente della Confederazione Samuel Schmid sono stati censurati.

La televisione pubblica tunisina Canal 7 ha interrotto la diffusione della cerimonia nel momento preciso in cui Schmid dichiarava che è inammissibile imprigionare dei cittadini perché hanno criticato le autorità.

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