Navigazione

Saltare la navigazione

Funzionalità principali

Futuro di internet «Non estrarremo un coniglio dal cilindro»

La Svizzera ritiene che la conferenza NETmundial possa rappresentare un «importante passo in avanti» nella gestione della rete (ICANN / NETmundial).

La Svizzera ritiene che la conferenza NETmundial possa rappresentare un «importante passo in avanti» nella gestione della rete (ICANN / NETmundial).

(Keystone)

Il Brasile ospita la «coppa del mondo del governo di internet», come ha titolato la rivista tecnologica Wired. Al NETmundial, stati, aziende e rappresentanti della società civile discutono sulla gestione della rete. Le opinioni di un negoziatore svizzero.

Frédéric Riehl, vice-direttore dell’Ufficio federale della comunicazione, è uno dei tre negoziatori svizzeri che prendono parte il 23 e 24 aprile a São Paulo, in Brasile, a NETmundial, un vertice dedicato a internet a cui partecipano circa 800 delegati.

La bozza dell’accordo che dovrebbe essere siglato al NETmundial è già stata preparata da un comitato in cui siedono rappresentanti dei governi, del settore privato e delle ONG. Lo scopo dell’incontro è trovare un’intesa sui principi generali del governo di internet, tra cui strumenti atti a proteggere i diritti umani e la privacy online e ad avviare un processo di riforma istituzionale.

Circa un terzo delle questioni sottoposte a NETmundial chiedevano un’internazionalizzazione della gestione della rete e una riforma della Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN), l’organizzazione basata negli Stati Uniti responsabile dell’assegnazione dei domini.

(swissinfo.ch)

swissinfo.ch: Nei confronti di NETmundial ci sono grandi aspettative. Alcuni esperti lo hanno definito un incontro in cui «o la va o la spacca». Qual è la sua impressione?

Frédéric Riehl: Per noi è importante tentare di discutere con tutti gli attori coinvolti – governi, società civile, ricerca ed economia – per trovare una sorta di consenso sui principi generali e definire una roadmap dettagliata su quello che possiamo raggiungere insieme, sui tempi e sulle modalità.

Stiamo discutendo da dieci anni sul governo di internet, ma finora con scarso successo. Continuano a esserci approcci differenti e non c’è consenso sulle formulazioni di quanto era stato pattuito nel piano d’azione del Vertice mondiale sulla società dell’informazione (WSIS).

Se in Brasile troveremo un accordo sui principi generali, sarà un passo importante. Il testo, basato su 180 proposte avanzate dai governi e da altri attori, è quasi pronto. In due giorni, con 800 partecipanti, non ci saranno molti cambiamenti. Non estrarremo un coniglio dal cappello.

Una nuova formula

Il governo di internet vive una difficile fase di transizione. I vari attori coinvolti cercano di superare le tensioni tra il modello corrente, gestito da organizzazioni non governative e aziende private, e la domanda crescente di un ruolo più forte dei governi.

Dopo gli ultimi vertici sulle telecomunicazioni si sono formati due blocchi, uno composto da Russia, Cina e da alcuni stati arabi, che vorrebbe maggiori poteri per l’Unione internazionale delle telecomunicazioni, l’altro dagli Stati Uniti e da alcuni stati europei, che vogliono mantenere lo status quo.

Fine della finestrella

swissinfo.ch: Ci sono molte tensioni attorno all’ICANN. Dopo aver annunciato in marzo di voler allentare la loro sorveglianza sul contratto con la IANA (l’organismo responsabile dell’assegnazione degli indirizzi IP, gestito dall’ICANN), gli USA sono stati accusati di voler tacitare il crescente malcontento per la loro influenza su internet e di soffocare il dibattito in modo da mantenere il controllo sui colloqui. Che ne pensa?

F.R.: La questione dell’ICANN e della IANA è da tempo oggetto di discussione. Già anni fa la Commissione europea aveva cercato di convincere gli Stati Uniti della necessità di internazionalizzare questi organismi, che non possono rimanere un’associazione californiana sottoposta solo alle leggi e alle procedure statunitensi. Per molti paesi è difficile accettarlo. Quando la Commissione europea ha chiesto la creazione del dominio .eu, chi ha dato luce verde? Il dipartimento statunitense del commercio. Una cosa piuttosto strana.

Non è un caso che la questione sia tornata alla ribalta, visto che la pressione per un’internazionalizzazione [della gestione di internet] cresce sempre di più. Il presidente dell’ICANN Fadi Chehadé ha cambiato le cose. Viene da un’altra parte del mondo e ha un certo ruolo nel processo di internazionalizzazione, anche se non è ben accetto da tutti i membri del consiglio dell’ICANN.

Mi pare che gli Stati Uniti abbiano detto di essere pronti ad andare avanti con questo processo. Questo non vuol dire che il lavoro sia fatto. È solo un segno della disponibilità degli USA. Ma sulle modalità rimangono molti interrogativi.

Bisogna stare attenti a non creare interferenze in internet, perché ci sono molte questioni tecniche da risolvere. Ci potrebbe volere del tempo. Sappiamo che gli Stati Uniti non vogliono che la supervisione sulle funzioni della IANA sia esercitata da organismi internazionali come le Nazioni Unite o l’Unione internazionale delle telecomunicazioni. Sulle altre questioni ci sono molte incognite.

swissinfo.ch: L’ICANN è solo una parte del governo di internet. C’è anche un grande dibattito sul ruolo dei governi, dell’economia e di altri attori. Possiamo sperare in progressi nel modello futuro?

F.R.: Dobbiamo trovare una soluzione per le questioni relative alla politica pubblica e alla cosiddetta cooperazione rafforzata tra i vari attori. Ne stiamo discutendo da dieci anni senza raggiungere un consenso. Le nazioni emergenti e in via di sviluppo organizzate nel G77 dicono di volere un ruolo effettivo per i governi, paragonabile a quello della società civile e dell’economia.

Ma l’alleanza anglofona formata da Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda dice che tutto va bene, che non bisogna andare oltre e creare nuovi organismi o dare un ruolo alle Nazioni Unite. Questo è il punto in cui siamo.

Alcuni paesi hanno grandi difficoltà con un approccio che tiene conto dei vari attori coinvolti. Finché si discute, va bene, ma il problema è come prendere le decisioni. Su questo punto non c’è assolutamente chiarezza. Alcuni paesi non riescono a immaginarsi che governi, società civile ed economia possano prendere insieme delle decisioni.

Geneva Internet Platform

Di recente il governo svizzero ha investito 400'000 franchi nella creazione della Geneva Internet Platform, in collaborazione con la fondazione DiploFoundation. Il progetto mira a fungere da catalizzatore per le discussioni sul governo di internet, contribuendo a preservare un’unica rete e a prendere decisioni più informate. Uno degli obiettivi è quello di aiutare paesi piccoli e in via di sviluppo, fin qui marginalizzati, a partecipare alle discussioni sul governo di internet.

Frédéric Riehl, vicedirettore dell’Ufficio federale delle comunicazioni, dice che si sta valutando una collaborazione con l’Unione europea, che finanzia un progetto simile.

Ginevra è sede di numerose organizzazioni coinvolte in questioni che riguardano il governo di internet, tra cui l’Unione internazionale delle telecomunicazioni (UIT), la Internet Society, la WorldWideWeb Foundation e la Internet Engineering Taskforce. L’ICANN ha annunciato di recente di aver aperto un ufficio a Ginevra.

Fine della finestrella

swissinfo.ch: Qual è la posizione della Svizzera?

F.R.: Favoriamo un approccio che coinvolga i vari attori, ma dipende dall’oggetto in questione. Può darsi che in alcune situazioni sia più sensato dare maggiori responsabilità a un particolare attore. Nelle questioni tecniche, per esempio, il governo non dovrebbe avere un ruolo di primo piano. Ci vogliono delle sfumature. Continuiamo a parlare di relazioni egalitarie fra tutti gli attori, ma abbiamo bisogno di maggiore flessibilità.

swissinfo.ch: In che misura le questioni relative alla sorveglianza su larga scala e sullo spionaggio avranno un influsso su NETmundial?

F.R.: La gente dice che la conferenza è stata organizzata dal Brasile come reazione al caso Snowden e ai problemi di sorveglianza. Tutti sono pronti a dire che la sorveglianza dovrebbe essere regolata in modo chiaro e avere una base legale, ma poi è sempre una questione di interpretazione da parte degli stati.

La ragione per cui la società civile e alcuni stati non vogliono un eccessivo coinvolgimento dei governi è quella che se si forniscono loro troppe possibilità di controllo, questo condurrà automaticamente a una sorveglianza dell’accesso a internet e dei suoi contenuti. Sappiamo che alcuni stati sarebbero pronti a farlo.


(traduzione dall'inglese di Andrea Tognina), swissinfo.ch


Link

×