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Missione Rosetta Atterraggio col balzo sulla cometa



La prima immagine inviata dal lander Philae, in basso a sinistra uno dei suoi tre piedi. 

La prima immagine inviata dal lander Philae, in basso a sinistra uno dei suoi tre piedi. 

(ESA)

La suspense è durata tutta la notte e una parte della mattinata: dopo due rimbalzi, il terzo atterraggio è stato quello buono e Philae è riuscito a stabilizzarsi sulla superficie della cometa Tchouri. Gli scienziati tirano un gran sospiro di sollievo, anche se il piccolo robot rimane in un equilibrio molto precario.

Mercoledì 12 novembre, ore 17:03: «Siamo sulla cometa!». Il grido di vittoria levatosi dal centro di controllo dell’Agenzia spaziale europeaLink esterno (ESA) a Darmstadt è risuonato nel mondo intero, attraverso le televisioni, il web e le reti sociali. Anche la NASA ha tenuto a felicitarsi.

Col passare dei minuti, delle ore e con le immagini che non arrivavano, la gioia ha iniziato a lasciare spazio all’apprensione. E se l’Europa spaziale stesse per rivivere il fallimento di Beagle 2, il lander schiantatosi sulla superficie di Marte a Natale del 2003? È solo nella mattinata di giovedì che il dubbio è stato fugato: Philae si è posato sulla superficie, ma si trova su un forte pendio, con due piedi ancorati al suolo e uno in aria. Le immagini trasmesse dalle sue telecamere panoramiche mostrano da una parte il suolo, da un’altra un dirupo e da una terza il cielo.

Due rimbalzi per tre atterraggi

Sin dall’inizio era chiaro per tutti che riuscire a far posare un robot di 100 kg sulla superficie di un corpo celeste dove pesa appena un grammo (per la forza di gravità molto debole della cometa), su un terreno accidentato e probabilmente molle ma di cui si ignora la composizione esatta, non sarebbe stata di certo un’operazione di routine. Anche perché si tratta di una prima assoluta nella storia dell’esplorazione spaziale.



Mercoledì 12 novembre, ore 15. Philae è ancora a 10 km dalla superficie, ma è già chiaro che l'atterraggio non sarà così semplice.

Mercoledì 12 novembre, ore 15. Philae è ancora a 10 km dalla superficie, ma è già chiaro che l'atterraggio non sarà così semplice.

(esa)

Normalmente, dopo una discesa di sette ore alla velocità di un uomo al passo, Philae avrebbe dovuto fissarsi al suolo grazie all’attivazione di un ugello installato sulla sua sommità, che avrebbe dovuto ‘sparare’ azoto verso il cielo. Come una specie di reattore installato al contrario. Purtroppo, questo macchinario, concepito e fabbricato dalla piccola azienda svizzera Realtechnologie AGLink esterno, in collaborazione con una ditta olandese, non è funzionato.

Rimanevano quindi solo gli arpioni, previsti per conficcarsi fino a 2,5 metri nel suolo. Come in uno strato di neve polverosa, i ganci non sono però riusciti a trovare nulla a cui fissarsi. Philae è così rimbalzato nello spazio, come temevano gli ideatori della missione.

Questo primo salto è durato quasi due ore. Il robot-ragno è risalito a quasi un chilometro d’altezza. Poi nuova discesa, nuovo contatto con il suolo e… nuovo rimbalzo, di sette minuti questa volta, prima di «piantarsi» quasi in verticale su un forte pendio, a un chilometro dal luogo previsto inizialmente.

Tutto si giocherà nelle prossime ore

Piantato, ma non agganciato. Durante il debriefing davanti alla stampa, giovedì alle 14, l’ESA ha spiegato che il piccolo robot Philae non è ancora riuscito ad ancorare i suoi arpioni al suolo. È dunque problematico lasciargli usare la perforatrice che dovrebbe permettere di prelevare due campioni dal terreno. Il rinculo potrebbe proiettarlo nuovamente nello spazio. E questa volta per davvero.

Il prelievo di campioni sulla superficie della cometa è però una delle esperienze che gli scienziati attendono con maggior interesse. Permetterebbe di analizzare direttamente sul posto una materia tenuta in congelatore da 4,6 miliardi di anni, data di nascita del sistema solare. E di individuare poi le famose molecole considerate i mattoni fondamentali della vita.

Per ora, le perforazioni non sono state annullate ma solo posticipate. E dato che la sua batteria gli permetterà di funzionare a pieno regime solo per una cinquantina d’ore, Philae non ha perso tempo: il lander ha già effettuato lo scan del corpo della cometa, i cui dati sono in fase di analisi. Questi permetteranno di scoprire finalmente di cosa è fatta questa grossa «anatra giocattolo», che alcuni paragonano piuttosto a un cigno nero.

Una volta la batteria scarica, il piccolo robot potrà contare solo sui suoi pannelli solari. Ma nel posto dove si trova, questi saranno illuminati solo tre ore al giorno. Infine, Philae è destinato a morire di caldo sulla superficie della cometa, man mano che questa si avvicinerà al sole. La sonda Rosetta, invece, continuerà a girare attorno alla cometa Tchouri almeno fino all’agosto 2015. E a raccogliere informazioni che alimenteranno la nostra conoscenza sulle comete per anni.


(traduzione di Daniele Mariani)

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