Segnale al Medio Oriente dalla Conferenza di Ginevra

La sala dove si è svolta la riunione tra i diplomatici dei 114 Stati presenti Keystone

A Ginevra, i 114 Stati partecipanti hanno firmato una dichiarazione finale "equilibrata". Ora si attendono i fatti.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 dicembre 2001 - 12:17

La Conferenza sull'applicazione della quarta Convenzione di Ginevra nei Territori palestinesi, svoltasi mercoledì nella città lemanica, è «un segnale politico importante» a favore del rispetto del diritto nella regione. L'ambasciatore elvetico Peter Maurer, che ha presieduto la riunione, auspica che la dichiarazione adottata dai partecipanti sia seguita da fatti concreti.

Alla Conferenza, organizzata dalla Svizzera in qualità di paese depositario delle Convenzioni, hanno partecipato i rappresentanti di 114 Stati firmatari della Quarta convenzione e otto osservatori, ha precisato il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Solo tre Stati contraenti hanno apertamente boicottato l'incontro: Israele, Stati Uniti e Australia.

Secondo Peter Maurer, la conferenza è stata «il più importante passo collettivo intrapreso fino ad oggi per il rispetto del diritto in una crisi umanitaria specifica». «Il messaggio sarà ripetuto ogni volta che sarà necessario, anche in altri contesti altrove nel mondo», ha aggiunto l'ambasciatore elvetico.

La dichiarazione finale, negoziata in anticipo e adottata senza dibattito né voto, ribadisce l'applicabilità della Quarta convenzione nei Territori palestinesi e chiede ad Israele di rispettarne le disposizioni. La Quarta convenzione di Ginevra vieta in particolare gli insediamenti nei territori occupati, le deportazioni, gli attacchi contro civili e le punizioni collettive.

«Si tratta di una dichiarazione equilibrata», ha detto Maurer alla conferenza stampa finale. «Ribadisce il diritto applicabile e solo il diritto», ha aggiunto. Tutti i civili devono essere protetti, che siano palestinesi, israeliani o altro. La Quarta Convenzione vieta l'uso indiscriminato della forza e in questo senso «far esplodere un negozio a Gerusalemme» è una violazione grave della Convenzione, ha detto Maurer.

La dichiarazione finale adottata mercoledì - ha aggiunto l'ambasciatore - vieta quindi anche gli atti di terrorismo, contrariamente a quanto sostiene Israele.

Il testo prevede che gli Stati firmatari facciano il possibile per assicurare l'applicazione della Convenzione, ma ogni Stato dovrà definire concretamente le misure da adottare. «Suppongo che dopo questa conferenza, le pressioni politiche a favore dell'applicazione della Convenzione nei territori palestinesi saranno più forti», ha detto Maurer.

L'ambasciatore palestinese in Svizzera, Nabil Ramlawi, è soddisfatto dell'incontro e ha ringraziato la Svizzera di aver svolto i lavori preparatori. A suo avviso, spetta ora al Consiglio di sicurezza dell'Onu dare seguito alla dichiarazione anche se - ha aggiunto - quest'organo è sotto il controllo degli USA che bloccano ogni decisione.

Le ONG deplorano l'assenza di misure concrete

Le Organizzazioni non governative (ONG) hanno criticato il fatto che i partecipanti si siano limitati a ribadire i contenuti della quarta Convenzione senza adottare misure concrete per combattere le violazioni nei Territori. La sezione svizzera di Amnesty International, l'Associazione Svizzera-Palestina, la Società dei popoli minacciati e la Centrale sanitaria svizzera hanno espresso delusione e hanno chiesto al Consiglio federale di prendere misure per proteggere la popolazione civile nei territori palestinesi.

Un centinaio di altre ONG hanno adottato una dichiarazione comune nella quale affermano che «il crescendo senza precedenti della violenza rende ancora più necessario il dispiegamento immediato di una forza internazionale destinata a prevenire le violazioni della Convenzione e a proteggere i civili palestinesi nei territori».

Il testo chiede inoltre ai governi di applicare progressivamente sanzioni economiche e diplomatiche contro Israele, di sospendere immediatamente le forniture di armi e gli aiuti per gli insediamenti.

Le ONG auspicano inoltre la creazione di un tribunale internazionale incaricato di perseguire gli autori di crimini di guerra nei territori. Chiedono infine all'opinione pubblica di far pressione sui governi affinché la dichiarazione adottata venga effettivamente applicata.

"Svizzera responsabile degli atti terroristici dei palestinesi"

Questo il commento del portavoce del centro Simon Wiesenthal per l'Europa, Shimon Samuels, dopo la conferenza.

«Noi, Centro Simon Wiesenthal, consideriamo la Svizzera come del tutto responsabile per qualsiasi atto terroristico di palestinesi nei prossimi giorni, per aver incoraggiato l'estremismo palestinese organizzando e convocando questa conferenza», ha dichiarato all'Afp il portavoce del Centro Simon Wiesenthal per l'Europa Shimon Samuels.

«La Svizzera dice che ha organizzato la conferenza su richiesta delle altre parti contraenti della Convenzione, ma è stato semplicemente un esercizio di gang orchestrato contro Israele dalla Svizzera per placare i paesi arabi», ha proseguito il rappresentante dell'organizzazione di lotta all'antisemitismo e al razzismo che porta il nome del celebre «cacciatore di nazisti», interpellato a Ginevra.

Samuels se l'è presa in particolare con il presidente svizzero della conferenza, l'ambasciatore Peter Maurer al quale - ha detto - aveva scritto «per dirgli che l'organizzazione di questa conferenza sarebbe stata un cocktail Molotov». Samuels ha accusato Maurer di aver parlato di «un'equivalenza tra l'attacco di elicotteri israeliani contro civili a Gaza e una bomba terrorista a Gerusalemme».

Nel corso di una conferenza stampa Maurer aveva dichiarato: «Se un elicottero israeliano spara su civili nei Territori occupati è una violazione delle convenzioni di Ginevra. Se qualcuno fa saltare una pizzeria a Gerusalemme è una violazione delle convenzioni». Secondo il rappresentante del Centro Wiesenthal "questa equivalenza è un'accettazione del terrorismo».

swissinfo e agenzie

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