Segreto bancario: dura replica di Couchepin a Tremonti

Per Couchepin, gli attacchi dell'omologo italiano rischiano di rivelarsi controproducenti Keystone Archive

Per il ministro dell'economia Pascal Couchepin il tono offensivo degli attacchi giunti dall'Italia è segno dell'impotenza di Roma nel campo fiscale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 dicembre 2001 - 14:56

Il consigliere federale Pascal Couchepin ha duramente respinto le «accuse offensive» al segreto bancario svizzero avanzate dal ministro dell'economia italiano Glulio Tremonti, dicendosi sorpreso e rattristato dalle sue dichiarazioni. A suo avviso certi paesi ricorrono ad attacchi pretestuosi per giustificare la loro incapacità a gestire le risorse fiscali. Intanto però il ministro di Silvio Berlusconi torna alla carica, sostenendo che in un mondo dove vige la trasparenza il segreto bancario è destinato a scomparire in tempi brevi.

«Non vedo come si possano risolvere problemi tecnici fra due paesi se si lanciano accuse offensive. Spero che tutto ciò sia da ascrivere alle intemperanze tipiche degli inizi del nuovo governo italiano», afferma Couchepin in un'intervista pubblicata giovedì dal «Giornale del Popolo» e dalla «Neue Zürcher Zeitung».

Il capo del Dipartimento dell'economia risponde in tal modo alle dichiarazioni di Tremonti, che nel «Corriere della Sera» di domenica aveva previsto la fine del segreto bancario svizzero forse già nel 2002, sostenendo inoltre che con l'avvento dell'euro i soldi in Svizzera sono da considerare morti.

Secondo Couchepin se si ricorre a un «tono intimidatorio, il risultato che si rischia di ottenere non è certo una maggiore disponibilità da parte svizzera, bensì l'esatto contrario». In un'altro punto dell'intervista il vicepresidente della Confederazione per il 2002 spiega che «per numerosi paesi il segreto bancario è diventato una scusa per giustificare le loro difficoltà o la loro incapacità di gestire in modo razionale le loro risorse fiscali».

«Se tutto va male, dicono, è dovuto al fatto che la Svizzera ci ruba le nostre risorse fiscali: una confessione di impotenza che non li rende, purtroppo, meno aggressivi», afferma Couchepin. A suo avviso la Svizzera ha perfettamente il diritto di difendere il segreto bancario: la protezione della sfera privata del cliente è moralmente lecita se se è accompagnata da norme legali rigorose nel campo del riciclggio.

Intanto però è già giunta la replica a distanza da parte dello stesso Tremonti: dalle pagine del «Sole 24 ore», il politico 53enne già presente nel primo governo Berlusconi avanza la tesi che il segreto bancario non sia altro che lo strumento giuridico per nascondere la ricchezza. Ora, nel «nuovo mondo» «la ricchezza è per definizione trasparente. Il segreto bancario è un artificio impossibile da conservare; entro un anno sparirà da tutto il mondo». A suo avviso gli USA, con la loro recente decisione di favorire il rientro dei capitali sottratti al fisco (in realtà attraverso un'amnistia), confermano che l'Italia è sulla strada giusta.

«Il messaggio che viene dagli Stati Uniti è che con la creazione di due grandi aree valutarie, il dollaro e l'euro, non c'è più spazio per l'opacità fiscale in un mondo globalizzato». Ciascun'area, insomma, tende a consolidare sé stessa e ad attrarre capitali da aree terze. Inoltre per la lotta al terrorismo occorre- «dopo anni di boom della piazza di Lugano» - che i mercati finanziari diventino trasparenti.

swissinfo e agenzie

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