Sempre più "superbatteri" negli ospedali

Ospedali a rischio, anche in Svizzera Keystone

Negli ospedali svizzeri stanno aumentando i casi di decessi a causa del MRSA, un batterio resistente a molti antibiotici.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 giugno 2004 - 13:28

Gli esperti sanitari ritengono che la Svizzera abbia delle mancanze nel controllo di determinate infezioni. E chiedono delle misure più efficaci.

Uno studio, pubblicato nel corso di questo mese da Swiss-Noso, una rivista medica dedicata all’igiene negli ospedali, ha concluso che nel 2003 i casi di MRSA sono raddoppiati rispetto all’anno precedente.

“In Svizzera, i tassi permangono piuttosto bassi ma stanno aumentando”, rileva il dottor Hugo Sax, uno degli autori della ricerca. “Un’evoluzione che ci preoccupa e contro la quale occorre combattere”.

Tendenze simili si sono registrate in numerosi paesi. Ad inizio giugno, dei ricercatori inglesi avevano lanciato un allarme simile. Secondo loro, i decessi causati dal MRSA potrebbero raddoppiare nei prossimi cinque anni.

Ogni anno, in Gran Bretagna sono circa 5000 i pazienti che muoiono a causa di infezioni contratte negli ospedali.

Un superbatterio

Il MRSA, il batterio Staphylococcus aureus meticillino-resistente, si trova solitamente sulla pelle o nella saliva.

È tuttavia pericoloso soltanto quando penetra sotto la pelle. Questa è la ragione per la quale tende a diffondersi particolarmente negli ospedali, dove vengono effettuate operazioni di ogni genere.

Le infezioni che genera possono causare delle batteriemie, malattie che spesso implicano lunghe permanenze in ospedale e che, per pazienti vulnerabili, possono risultare mortali.

Per questo motivo, Hugo Sax, che lavora nell’unità di controllo delle infezioni presso l’ospedale universitario di Ginevra, chiede una strategia nazionale contro gli agenti patogeni negli ospedali.

Tassi d’infezione

Lo studio ha considerato 8500 pazienti in 57 strutture ospedaliere in tutto in paese, concludendo che il 7.7% del campione ha contratto un’infezione durante la degenza in ospedale.

La percentuale sale poi attorno al 25% per coloro che si trovano in cure intense. Addirittura al 33% per pazienti nei reparti intensivi degli ospedali più grandi.

“Ci sono quattro tipi principale d’infezione: infezioni del sangue, collaterali post-operatorie, polmoniti e le più diffuse, quelle degli apparati urinari”, dice Sax.

Sax aggiunge che i problemi provengono spesso da procedure invasive, quali operazioni chirurgiche o inserimenti di cateteri urinari o nelle vene.

Il batterio MRSA è stato riscontrato nel 45% degli ospedali ed ha infettato 176 pazienti.

Più vecchi, più deboli

Secondo Hugo Sax, una popolazione che invecchia significa un maggior numero d’ammalati e più rischi d’infezione. I progressi medici hanno inoltre intensificato il ricorso a procedure invasive.

I tassi d’infezione sono più elevati nei grandi ospedali (più di 500 letti), con il 10.3%. Nelle piccole strutture con meno di 200 letti la percentuale scende al 4.9%.

Ciò si spiega con il fatto che i grandi ospedali tendono ad accogliere pazienti più gravi e vulnerabili.

Molto da fare

Molte infezioni avvengono perché il personale medico e paramedico non lava correttamente le mani. L’anno prossimo Swiss-Noso intende lanciare una campagna sul tema.

Hugo Sax ritiene che una campagna informativa negli ospedali potrebbe ridurre le infezioni fino al 30%.

“In Svizzera, non disponiamo di alcuna norma legale sul controllo delle infezioni”, aggiunge. “E soltanto da poco abbiamo sviluppato una rete di sorveglianza nazionale”.

Swiss-Noso sta lavorando con ospedali ed autorità sanitarie per creare un programma nazionale di prevenzione e di raccolta dati.

“Elementi che esistono in Germania, dove glii ospedali sono obbligati a registrare ogni infezione. In Svizzera c’è ancora molta strada da fare”.

swissinfo, Isobel Leybold
(traduzione: swissinfo, Marzio Pescia)

Fatti e cifre

Secondo lo studio condotto da Swiss-Noso, il 7.7% dei pazienti contrae un’infezione durante la degenza in ospedale;
La percentuale sale al 25% nei reparti di cure intense;
Il rischio d’infezione è maggiore negli ospedali con più di 500 letti;
I casi dovuti al batterio Staphylococcus aureus meticillino-resistente sono raddoppiati nel 2003.

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