Sharon chiede la chiusura dell'ufficio di collegamento svizzero con i palestinesi

L'agenzia svizzera di collegamento con i palestinesi situata a Gerusalemme est si è rivelata un punto di attrito tra Ariel Sharon e Joseph Deiss. Gli israeliani ne chiedono il trasferimento nei territori Keystone

Nei colloqui con il consigliere federale Joseph Deiss, il premier israeliano Ariel Sharon ha sollevato anche la questione dell'ufficio di collegamento svizzero con i palestinesi a Gerusalemme Est, specificando che ai suoi occhi rappresenta «un problema». I 5 giorni di Deiss in Medio Oriente terminano martedì.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 marzo 2001 - 12:26

In un comunicato ufficiale consegnato alla stampa, il primo ministro israeliano chiede alla Svizzera il trasferimento dell'Ufficio di collegamento presso l'Autorità palestinese di Gerusalemme Est verso i territori palestinesi. La presenza di questo Ufficio a Gerusalemme Est, secondo il comunicato, è contraria agli accordi di Oslo.

Deiss in un incontro avuto in serata con i giornalisti, aveva in precedenza precisato che a suo avviso le dichiarazioni di Sharon durante le discussioni non rappresentavano una richiesta di chiudere la discussa rappresentanza di Berna.

Il governo israeliano conosce la posizione elvetica, aveva proseguito Deiss. L'ufficio ha la sua base a Gerico, ma «per motivi pratici» dispone di una sede di lavoro a Gerusalemme Est. Secondo Deiss questa situazione non rappresenta una presa di posizione sullo statuto di Gerusalemme. Ma la Svizzera è l'unica ad avere un ufficio di questo tipo nella Città Santa. Le rappresentanze degli altri stati nei territori palestinesi si trovano a Gerico, a Ramallah o a Gaza.

Per il resto, stando alle dichiarazioni di Joseph Deiss, i colloqui con Ariel Sharon ed il ministro degli esteri Shimon Peres lasciano sperare in una ripresa del processo di pace tra lo stato ebraico e i palestinesi.

In una conferenza stampa tenuta congiuntamente con Peres, il capo della diplomazia elvetica, al termine della parte ufficiale della sua visita di cinque giorni che lo ha visto anche nei Territori, Deiss ha detto che vi sono «promettenti elementi» che potrebbero aiutare a dare avvio al più presto alle trattative di pace.

Da parte sua Peres ha sottolineato che israeliani e palestinesi devono fare insieme il primo passo sul cammino della pacifica convivenza. A suo avviso sono quattro i problemi da affrontare contemporaneamente: la situazione economica dei territori palestinesi, la violenza, l'apertura di colloqui politici e la situazione insopportabile nella vita quotidiana delle persone.

Come già nell'incontro di venerdì sera con Yasser Arafat, Deiss ha ribadito che la Svizzera, quale Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra, intende organizzare una conferenza internazionale per l'applicazione della Quarta convenzione - protezione della popolazione civile - in particolare nei territori occupati da Israele, come desiderato dall'ONU.

Gerusalemme e Washington continuano però ad opporsi a questa iniziativa. Berna non demorde: secondo Deiss saranno però necessari ancora due mesi di consultazioni prima di trovare un consenso sul tema. La Conferenza, ha dichiarato il Consigliere federale, "deve favorire il processo di pace e non ostacolarlo".

Prima di imbarcarsi sull'aereo per il ritorno in Svizzera, Joseph Deiss ha indicato che israeliani e palestinesi concordano nell'affermare che l'attuale situazione di blocco dei Territori non può durare. Proprio martedì la Jihad islamica ha rivendicato un attentato con un'autobomba compiuto a Gerusalemme ovest (bilancio di sei feriti), mentre lunedì una bambina israeliana è stata uccisa a Hebron, in Cisgiordania. "Condanniamo gli attentati", ha detto Deiss, ma la precaria situazione dei Territori può talora provocare reazioni del genere.

swissinfo e agenzie

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