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La criminalità in uno dei paesi più sicuri del mondo

Un'operazione di polizia conclusasi il 12 novembre 2020 con l'arresto di un sospetto di omicidio in una strada della città di Bienne nel Cantone di Berna. Keystone / Adrian Reusser

Sebbene la Svizzera figuri tra i 10 Paesi più sicuri al mondo nell’Indice della pace globale dell’Istituto di economia e pace (IEP), la percezione della criminalità da parte della popolazione svizzera contrasta con questi dati. La maggioranza è convinta che i crimini continuino ad aumentare, mentre si registra una diminuzione.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 gennaio 2021 - 15:30

Secondo un sondaggio della Scuola universitaria professionale di scienze applicate di Zurigo (zhaw), il 61% della popolazione ritiene che negli ultimi anni la criminalità sia in crescita e il 68,8% che i reati commessi da stranieri siano diventati più frequenti in Svizzera.

Per il 55,2% degli intervistati, la criminalità è la seconda fonte di preoccupazione più importante, dopo i timori legati al futuro del sistema di assicurazioni sociali.

"Più la gente si situa a destra dello spettro politico, più pensa che il crimine sia un problema", rileva Dirk Baier, ricercatore e responsabile dello studio, tentando si spiegare le ragioni di questa percezione. Il consumo frequente di canali televisivi privati locali intensifica la preoccupazione per la criminalità, mentre il consumo di quotidiani nazionali la riduce, conclude lo studio.

Per aprire l'orizzonte è sufficiente citare la banca dati Eurostat che mostra l'incidenza degli omicidi per 100'000 abitanti in 31 paesi europei: la Svizzera si trova ai livelli più bassi con la Norvegia e il Lussemburgo, mentre nella classifica delle rapine si situa al 21° rango.

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Secondo i dati della polizia svizzera, i furti con scasso sono tra i reati in calo degli ultimi anni: nel 2019 sono diminuiti del 6,3% rispetto al 2018. D'altra parte, il numero di gravi reati violenti è stabileLink esterno nel suo insieme. Nel 2019 sono stati commessi 46 omicidi (50 nel 2018), 161 tentati omicidi (149 nel 2018), 637 reati per lesioni personali gravi (585 nel 2018) e 679 stupri (626 nel 2018). Nel complesso, tenendo conto di tutte le infrazioni, i dati sulla criminalità in Svizzera mostrano una tendenza al ribasso:

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Il grafico seguente mostra le denunce per tre tipi di infrazioni a seconda dello statuto di soggiorno dei loro autori: svizzeri, stranieri con residenza permanente (il 25% della popolazione residente non ha la nazionalità svizzera), richiedenti l’asilo e stranieri con permesso di residenza temporanea o senza diritto di soggiorno sul territorio svizzero.

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“Le persone senza permesso di soggiorno non hanno accesso al mercato del lavoro”, rileva il criminologo Marcelo Aebi. “Quindi c'è il rischio che siano attive nell'economia informale. Non si tratta di giustificare questa situazione, ma di spiegarla: come si può sopravvivere e ottenere denaro senza un lavoro?”

Aebi, che è responsabile dell’elaborazione delle statistiche penali annuali del Consiglio d'Europa, sottolinea che il traffico di droga è un classico esempio di questo tipo di attività. "Se analizziamo i dati, soprattutto la sovrarappresentanza delle persone provenienti dall'Africa, possiamo vedere che sono per lo più attive nel traffico di droga su piccola scala. Dobbiamo porci delle domande a questo proposito".

Infatti, nelle statistiche di polizia sulle violazioni della legge sugli stupefacenti da parte di stranieri senza permesso di soggiorno in Svizzera, spiccano le persone provenienti dall'Africa occidentale (698), seguite da quelle dell'ex Jugoslavia (538), in termini di numeri, rispetto alle persone di altre nazionalità. Tutti i responsabili di queste infrazioni sono uomini, tranne 19 donne (niente di eccezionale, poiché la sovrarappresentanza maschile è un dato ricorrente in tutte le statistiche sulla criminalità).

I limiti delle statistiche

Tendendo conto della popolazione residente legalmente nel Paese, sia svizzera che straniera, le cifre dell'Ufficio federale di statistica (UFS) mostrano il tasso di condanne annuali per nazionalità ogni 1000 abitanti.

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Marcelo Aebi e lo stesso UFS sottolineano però i limiti di queste statistiche. In particolare il fatto che non permettono di trarre conclusioni sulle cause della criminalità, poiché non tengono conto di molti fattori che possono influenzare il comportamento di una persona, come il suo livello di istruzione, la situazione economica, la condizione sociale, la solidarietà familiare o comunitaria, la durata del soggiorno nel Paese e le ragioni dell'immigrazione.

Il criminologo sottolinea tuttavia l'importanza di diffondere i dati esistenti relativi alla criminalità. "In una società democratica, l'accesso all'informazione deve essere garantito. Ma quando si parla di sovrarappresentanza, la questione si trasforma rapidamente in un dibattito ideologico", dice Aebi. “Come scienziato, devo reagire ai dati. La questione della sovrarappresentanza degli stranieri è un problema dell'Europa occidentale. E la Svizzera è un caso particolare, probabilmente per la sua posizione geografica e il suo potere d'acquisto”.

Perché le condanne sono classificate anche per regione e non solo per paese?

I nostri lettori ci hanno chiesto maggiori dettagli sulle statistiche dell'UFS, volendo capire perché gli individui di origine africana sono stati classificati per regione e non per paese.

L'UFS osserva che una delle principali misure adottate per garantire la qualità dei dati è stata quella di raggruppare per regione i responsabili di crimini per i quali vi è un elevato grado di incertezza sulla loro nazionalità. E tra quelli con più precedenti penali sotto diverse nazionalità, molti provengono dall'Africa.

Il tasso di condanna per 1000 abitanti è calcolato in base alla nazionalità della persona iscritta nel registro giudiziario svizzero e al numero di residenti in Svizzera con la stessa nazionalità.

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