Slava Bykov, zar dell'hockey mondiale

Slava Bykov ha restituito alla Russia l'antico blasone. Keystone

La Russia si è laureata per la seconda volta consecutiva campione del mondo di hockey: uno dei principali artefici del successo è l'allenatore Slava Bykov, che è stato una leggenda del Friburgo all'inizio degli anni Novanta.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 maggio 2009 - 11:10

La Svizzera è terra di conquista per la nazionale russa: 19 anni dopo il successo ai mondiali del 1990, la «sbornaja» è tornata a festeggiare domenica un titolo mondiale sul ghiaccio rossocrociato, battendo il Canada per 2-1.

Un successo da attribuire ancora una volta a Slava Bykov, che in due anni è riuscito a condurre per altrettante volte la squadra al successo mondiale dopo un lungo periodo di digiuno, seguito al dominio praticamente assoluto degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta.

Dopo il crollo dell'Unione sovietica, anche a livello hockeyistico non erano infatti mancate le difficoltà: molti campioni russi, emigrati oltre Oceano, avevano rifiutato di tornare a vestire la maglia della nazionale.

Bykov è stato capace di ricostruire una squadra compatto e motivato: «Abbiamo creato un gruppo e un'identità basati sul collettivo. Dal 2006 lavoro per restituire ai russi la voglia di giocare in nazionale e di ridiventare la squadra migliore al mondo», ha dichiarato il tecnico in una recente intervista.

Come Maradona

Per Bykov conquistare un titolo mondiale nella Confederazione ha un sapore particolare: il campione russo vi ha infatti giocato per un decennio a partire dal 1990, con le maglie di Friburgo e Losanna. Inoltre Slava è diventato cittadino elvetico, e in Svizzera risiede parte della sua famiglia.

«Avevo accettato di assumere la presidenza del Friburgo per aiutarlo a uscire da un periodo difficile. Un giorno mi ha telefonato Tino Catti – ex giocatore dell'Olten – per dirmi che Slava Bykov e Andreï Khomutov erano liberi», racconta a swissinfo Jean Martinet, ex presidente della squadra burgunda, che nel 1990 è riuscito a portare Bykov in Svizzera.

A quel momento la notizia non scuote particolarmente il presidente, ignaro del fatto che, inseme a Valery Kamensky, i due giocatori in questione formavano una delle linee più temibili del fortissimo CSKA Mosca. «Non conoscevo molto dell'hockey: mi è stato quindi spiegato che era come se il FC Friburgo avesse l'occasione di acquistare Maradona!», ricorda. Una volta convinto, Martinet non perde tempo e nove giorni più tardi vola nella capitale russa.

L'importanza della famiglia

Martinet prende con sé le fotografie delle case destinate ai due giocatori, alcune carte geografiche della regione, la descrizione delle scuole per i figli. Il presidente presenta inoltre le qualità migliori della Svizzera e vanta la brevità degli spostamenti, che consente agli atleti di trascorrere più tempo in famiglia.

«Questo aspetto ha avuto un ruolo fondamentale nella decisione dei due campioni. In Russia, Bykov e Khomutov potevano infatti restare con la moglie e i figli soltanto alcuni giorni al mese: per la medesima ragione hanno declinato le offerte provenienti dalla NHL [lega professionistica nordamericana]. I soldi non erano affatto la loro principale preoccupazione: i loro salari erano persino inferiori a quelli dei nazionali svizzeri!».

Fin dal loro arrivo, i due fuoriclasse conquistano Friburgo. Un'incredibile ondata di simpatia nei loro confronti investe la città: la pista di ghiaccio è sempre stracolma e le bandiere sovietiche adornano le finestre delle case e le vetrine dei negozi.

Un'integrazione riuscita

Per facilitarne l'integrazione, Jean Martinet decide di far abitare Bykov e Khomutov a poche centinaia di metri da casa sua, a Marly (periferia di Friburgo). «Inizialmente ci siamo occupati molto di loro, ed è certamente il motivo per il quale si sono ambientati così bene. Era praticamente come se fossero due miei figli, andavamo addirittura in vacanza insieme».

Anche se Bykov – più estroverso del suo connazionale – ha impiegato meno tempo per imparare il francese rispetto a Khomutov, entrambi non hanno avuto grandi problemi per sentirsi a casa in Svizzera. Il vero choc culturale si manifestava negli spogliatoi, dopo le partite. «I due russi non riuscivano a capire come taluni giocatori potessero scherzare dopo una sconfitta. Per loro era semplicemente inconcepibile».

A dire il vero si tratta comunque di un fatto che si verifica piuttosto raramente, poiché all'inizio degli anni Novanta il Friburgo viene battuto molto raramente. Trascinata dal duo russo, la squadra raggiunge infatti per tre volte di seguito la finale del campionato svizzero.

L'uomo di sempre

L'intesa tra i due atleti era semplicemente incredibile: «Slava e Andreï avevano in testa 600-700 schemi di gioco. Quando uno dei due era in possesso del disco, l'altro sapeva esattamente dove piazzarsi».

Alla scadenza del suo contratto a Friburgo, nel 1998, Slava Bykov si trasferisce a Losanna, dove termina la propria carriera di giocatore. Anche in veste di allenatore, il friburghese d'adozione raggiunge i massimi livelli: diventa tecnico del CSKA Mosca e in seguito della nazionale russa, che conduce alla conquista del titolo mondiale nel 2008 a Québec.

Secondo Martinet, Slava è comunque rimasto la stessa persona di vent'anni or sono. «Il suo atteggiamento è sempre il medesimo, poco importa se è ricevuto da Putin a Mosca oppure dal sindaco di Marly. Considerando la sua incredibile carriera e i risultati che ha ottenuto, trovo che questa semplicità e modestia siano straordinarie».

Samuel Jaberg, swissinfo.ch
(traduzione e adattamento: Andrea Clementi)

SLAVA BYKOV

Esordi. Vyacheslav Bykov nasce il 24 luglio 1960 a Celjabinsk (Urali). Di famiglia modesta, calza i pattini per la prima volta all'età di otto anni. Fin da piccolo riesce a compensare il fisico non eccezionale con la sua rapidità, il senso della posizione e la capacità di fornire passaggi decisivi.

«KLM». A 18 anni, Slava veste la maglia del Metallurg Celjabinsk (serie B), prima di passare al Traktor Celjabinsk (serie A). A partire dal 1982 Bykov raggiunge il CSKA Mosca, la squadra dell'esercito sovietico, in cui domina la fortissima linea «KLM»: Krutov-Larionov-Makarov. Con la maglia della squadra allenata dal colonnello Victor Tikhonov, Slava vince per sette volte il campionato sovietico.

Titoli mondiali. A livello internazionale, Bykov conquista quattro titoli di campione del mondo con l'URSS (83, 86, 89, 90) e uno con la Russia (93). Inoltre, si laurea due volte campione olimpico: nel 1988 a Calgary con l'URSS, nel 1992 ad Albertville con la Russia.

Friburgo-Gottéron. A partire dal 1990, Slava Bykov indossa per sette stagioni la maglia numero 90, realizzando in media 2,02 punti a partita. Nel 1992, nel 1993 e nel 1994 è il miglior marcatore del campionato, che però non riuscirà mai a vincere.

Losanna. Nel 1998 Slava si trasferisce a Losanna, dove gioca per due stagioni, fino alla conclusione della sua carriera di giocatore.

Allenatore.Nel 2002 Bykov diventa allenatore del CSKA Mosca: le sue qualità gli valgono poi la nomina – nel 2006 – alla guida tecnica della nazionale. Nel 2007 la Russia ottiene la medaglia di bronzo ai mondiali, mentre nel 2008 a Québec e nel 2009 a Berna si aggiudica l'oro battendo il Canada in finale.

Vita privata. Slava Bykov è sposato e padre di due figli: Macha, 25 anni, è attiva nel settore della moda; Andreï, 20enne, è giocatore professionista nell'HC Friburgo-Gottéron.

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