Dalla birra al disinfettante, uno svizzero si reinventa in Tanzania

Damian Mosoka, dipendente del birrificio, stabilisce la gradazione alcolica del disinfettante per le mani. zVg

In Tanzania, l'imprenditore sociale svizzero Raphael Flury ha riconvertito in breve tempo la fabbrica di birra che dirige in un'azienda specializzata nella produzione di disinfettante per le mani. In questo modo aiuta la comunità locale e garantisce uno stipendio ai suoi collaboratori.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 maggio 2020 - 16:30
swissinfo.ch

Lavare o disinfettare le mani. È una specie di mantra pronunciato spesso di questi tempi in tutto il mondo. In Europa è semplice seguire questo suggerimento, non così invece per molte persone in Africa.

Dopo lo scoppio della pandemia COVID-19, lo svizzero all'estero Raphael Flury ha riconvertito il suo birrificio in un'azienda specializzata nella produzione di disinfettante. Il 30enne giurista si definisce un imprenditore sociale innamoratosi dei prodotti naturali dell'Africa orientale mentre viaggiava per il mondo con il sacco in spalla.

Raphael Flury. zVg

Dopo aver diretto ad interim una piantagione di caffè, alla fine del 2016 ha assunto la direzione di un'azienda sull'isola di Zanzibar. La 1001 Organic coltiva e commercia spezie, prodotte rispettando gli standard solidali e biologici, e dà lavoro a 357 famiglie di contadini. Dall'inizio del 2019, Flury dirige inoltre la fabbrica di birra Twiga Brewery. Il birrificio si trova nella città di Arusha, nel nord della Tanzania e così il giovane direttore fa di solito la spola tra Zanzibar e Arusha. "Sono due regioni e due mondi molto diversi", racconta al telefono.

Misure inattuabili

Al momento, l'Africa sembra sia toccata meno dalla pandemia di COVID-19 rispetto ad altre regioni del mondo. Tuttavia, qui è difficile rispettare i provvedimenti volti a contendere la diffusione del virus, per esempio il distanziamento sociale. In Tanzania, le persone che vivono al di sotto della soglia di povertà devono scegliere tra "infettarsi o morire di fame", scrive il settimanale tedesco "Der Spiegel".

E l'organizzazione indipendente Atlantic Council indica che a causa delle caratteristiche geografiche il tanzaniano medio non ha "quasi altra scelta se non quella di spostarsi con i mezzi pubblici, rimanendo a lungo bloccato dagli ingorghi ed esponendosi così al rischio di contagio".

La Tanzania segnala ufficialmente 300 persone infette e dieci morti di COVID-19 (stato al 29 aprile 2020, stando ai dati pubblicati dall'OMS). Il numero di casi non annunciati è probabilmente molto più alto: "Vari esperti internazionali nutrono dei dubbi sulle cifre ufficiali", si legge nel quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine. "L'anno scorso, l'OMS aveva accusato le autorità della Tanzania di nascondere i casi sospetti di Ebola".

Le autorità hanno adottato tempestivamente varie misure: il traffico aereo con l'estero è stato sospeso, le scuole sono state chiuse e per 30 giorni sono stati vietati i raduni pubblici.

Raphael Flury con due clienti nella sala di degustazione del birrificio. zVg

Secondo Raphael Flury, le norme igieniche e lo "stay home" sono difficilmente applicabili in un Paese con un tasso di povertà del 26 per cento, con un'elevata densità di popolazione e un accesso limitato all'acqua corrente. "La gente deve andare al mercato e la maggior parte non ha alcun risparmio per affrontare questa situazione. E poi sono in pochi quelli che possono lavorare da casa visto che non hanno un lavoro fisso", spiega il giovane svizzero all'estero.

Restare per la comunità e i dipendenti

"Il numero di casi in Africa è per ora abbastanza contenuto", dice Flury. "Ci siamo però resi conto in fretta che la pandemia avrebbe messo in grave difficoltà il settore turistico della Tanzania. Al momento, il nostro birrificio dipende proprio dal turismo". Di solito, l'azienda produce birra alla spina che vende ad alberghi e bar. Grazie alle competenze dei suoi collaboratori, Flury ha deciso di puntare sulla produzione di disinfettante. "Il nostro personale dispone di un ottimo know-how nella produzione di bevande e nella gestione di liquidi. Inoltre, abbiamo tanti serbatoi per lo stoccaggio".

Il disinfettante per le mani viene venduto in dosi diverse, fino a 5 litri. "Per ridurre al minimo i rifiuti di plastica si possono portare i propri contenitori e riempirli sul posto", afferma Flury. zVg

Flury vuole aiutare la comunità locale. Infatti, sia la fabbrica di birra sia la coltivazione di spezie sono due cosiddette imprese sociali. "Non volevo certo chiudere tutto e lasciare a casa i miei dipendenti. Molte aziende internazionali hanno chiuso e così, in questo periodo difficile, i loro dipendenti non ricevono più un salario". Lui è rimasto in Tanzania per "adempiere ai suoi obblighi sociali nei confronti degli impiegati e per dirigere le aziende nel miglior modo possibile".

I primi in Tanzania

In collaborazione con un produttore di gin che ha una rete di fornitori molto articolata in Tanzania, per una settimana Raphael Flury si è scervellato per produrre un disinfettante che rispettasse le direttive dell'OMS. "Inoltre, mi sono rivolto per consigli e valutazioni a medici e farmacisti in Svizzera", spiega. In due settimane, il suo disinfettante e l'autorizzazione di produzione erano pronti.

L'approvvigionamento delle materie prime era ed è difficile. "Abbiamo bisogno di etanolo, perossido di idrogeno, glicerina, acqua distillata e oli essenziali", illustra l'imprenditore. La nostra azienda è stata la prima a produrre disinfettante in Tanzania. Ora disponiamo delle licenze e dei certificati necessari. "Qui dobbiamo essere ancora più precisi che in Svizzera poiché l'inosservanza delle disposizioni legislative viene severamente punita".

Alternativa a buon mercato

L'obiettivo era di fabbricare un disinfettante per le mani economico, ma di ottima qualità. Il nostro prodotto ha un contenuto alcolico dell'80 per cento. "Intanto il mercato viene invaso da merce di scarsa qualità. Sono in molti a voler approfittare dalla situazione", sostiene Flury. A causa dei tanti imbroglioni, i produttori di etanolo non riforniscono più tutti i clienti.

Stando a Flury, la Twiga Brewery è in grado di produrre fino a 1000 litri di disinfettante al giorno. "In questo momento forniamo settimanalmente ospedali, farmacie, scuole e ONG attive in ambito sanitario nel nord della Tanzania". È stato possibile, per esempio, donare 3000 litri di "Sanitizer" a una scuola frequentata da 3000 allievi.

"Il profitto non è la preoccupazione principale della fabbrica di birra", ricorda infine Flury. Il prezzo ufficiale per un litro di disinfettante in Tanzania è passato in pochissimo tempo da 9,70 a 68 franchi, come scrivono le Nazioni Unite. Stando alle indicazioni della Twiga Brewery, il prezzo del loro prodotto al litro è di 10'000 scellini tanzaniani, ossia circa 4,20 franchi.

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