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Lotta al doping alle Olimpiadi "Cerco di non diventare troppo cinico"

Circa 400 analisi antidoping al giorno sono previste ai Giochi olimpici di Londra

(Keystone)

Martial Saugy si troverà sui blocchi di partenza all'apertura dei Giochi olimpici estivi di Londra. Con i suoi specialisti, il direttore del Laboratorio svizzero di analisi antidoping è chiamato a partecipare alle attività di lotta contro nuovi tentativi di utilizzare sostanze dopanti.

L’uso di prodotti dopanti rappresenta una delle principali macchie che offuscano l'immagine delle Olimpiadi. Gli atleti sospettati di doping sono presi di mira dal Comitato olimpico internazionale (CIO) e dall'Agenzia internazionale antidoping (WADA) - entrambi con sede a Losanna - e vengono sottoposti a dei test durante la fase di preparazione ai Giochi olimpici, che si svolgeranno dal 27 luglio al 12 agosto a Londra.

Martial Saugy, direttore del Laboratorio svizzero di analisi del doping, fa il punto con swissinfo.ch su passaporti biologici, cocktail di sostanze dopanti, motori nascosti nelle biciclette e le speranze degli scienziati di vincere la guerra contro il doping.

swissinfo.ch: È impaziente in vista dei Giochi olimpici o si deprime soltanto in attesa di un altro scandalo di doping?

Martial Saugy: Per me le Olimpiadi rimangono una cosa eccitante, anche se la mia visione dello sport è un po’ cambiata dopo 20 anni di lotta contro il doping. Ma amo lo sport – sia praticarlo che guardarlo.

swissinfo.ch: Quali sono stati i principali sviluppi anti-doping dalle Olimpiadi di Pechino del 2008?

M.S.: Subito dopo Pechino abbiamo rianalizzato diversi campioni, rilevando in una decina la presenza di Cera, una nuova forma di Epo [ormoni che controllano la produzione di globuli rossi]. I migliori atleti [tra cui Rashid Ramzi, che aveva vinto l'oro nei 1500 metri] sono stati smascherati grazie ai nuovi metodi di analisi.

Abbiamo inoltre messo a punto un nuovo test efficace di analisi degli ormoni che stimolano la crescita. Da Pechino sono venuti alla luce diversi casi positivi e vari atleti hanno ammesso di aver impiegato ormoni di crescita. Queste confessioni rendono ancora più credibili i test.

Anche il passaporto biologico, introdotto nel ciclismo, ha dimostrato di essere un buon strumento di deterrenza e di prevenzione. Proprio tra i ciclisti si è registrato un calo significativo dei casi di abusi.

In collaborazione con le federazioni di diversi sport di resistenza – come  ciclismo, atletica leggera, canottaggio, triathlon e nuoto – il CIO esegue quest’anno dei test antidoping prima dell'inizio dei Giochi. Le federazioni vengono poi informate se gli atleti sono autorizzati a parteciparvi.

swissinfo.ch: Quale sarà la sostanza dopante più impiegata quest’anno dagli atleti?

M.S.: Difficile da dire. Sul mercato vi sono attualmente diverse sostanze simili agli ormoni, in grado ad esempio di imitare l'effetto dell’Epo, di favorire la crescita o di stimolare la produzione di testosterone. Non abbiamo però costatato un aumento significativo dell’impiego di queste sostanze. Rispetto a Pechino, non sembra inoltre essere giunta sul mercato una nuova molecola che potrebbe diventare il nuovo prodotto dopante dei Giochi di Londra.

Finora sono state però spesso classificate le sostanze a seconda delle discipline. Ad esempio, gli steroidi anabolizzanti per favorire l’esplosività e la forza, mentre l’Epo e le trasfusioni di sangue servivano in particolare ad accrescere la resistenza degli atleti. Ora sappiamo che il testosterone è utilizzato anche nelle prove di resistenza, perché agevola il recupero. L’Epo può essere utile anche ad un velocista che deve affrontare allenamenti molto duri. Vi è quindi la tendenza a fare uso di cocktail di sostanze dopanti, impiegate in micro dosi per ridurre le possibilità di rilevamento.

swissinfo.ch: In che misura il suo laboratorio è coinvolto nelle attività antidoping dei Giochi di Londra?

M.S.: I test antidoping sono effettuati dal King's College Drug Control Centre di Londra (vedi riquadro). Il direttore del laboratorio, David Cowan, ha però invitato i principali laboratori europei a mettere a disposizione del personale per affrontare l’enorme carico di lavoro atteso in questi giorni. Da parte nostra, invieremo a Londra sei specialisti.

Dopo l'apertura del Villaggio olimpico, i nostri specialisti saranno incaricati di eseguire delle analisi del sangue, i cui risultati saranno integrati nei passaporto biologici delle federazioni che hanno introdotto questo strumento.

swissinfo.ch: Chi sta vincendo la gara del doping: gli atleti o gli scienziati?

M.S.: Non si può vincere, dal momento che non vi sarà mai un traguardo finale. Ci troviamo in una lotta continua ad un livello sempre più elevato. Le procedure di analisi diventano sempre più sofisticate, così come le sostanze dopanti che vengono messe a punto.

Negli anni ’80 gli atleti assumevano dosi enormi di steroidi. Ci sono voluti dieci anni di ricerche nei laboratori per smascherare i truffatori, come lo sprinter canadese Ben Johnson. Poi è giunto sul mercato l’Epo. Anche qui è stato necessario un grande lavoro fino a quando, nei primi anni del 2000, dei laboratori francesi sono riusciti ad identificare questa sostanza nell’urina.

È sempre così. È una lotta senza fine. Con l'introduzione del passaporto biologico disponiamo però ora di un effetto deterrente molto più forte rispetto ad una decina di anni fa. Per quanto riguarda l’impiego della tecnologia, stiamo facendo praticamente una corsa testa a testa.

swissinfo.ch: Si parla anche di una legalizzazione del doping? Quali sono i principali argomenti contro questa opzione?

M.S.: È una questione filosofica. Da parte mia sono contrario ad una società che si basa su prestazioni falsate. Sono quindi contrario all'uso di farmaci per migliorare il rendimento: i farmaci devono essere impiegati per guarire le persone.

Altrimenti bisognerebbe anche accettare che dei ciclisti si servano di piccoli motori integrati nelle biciclette per affrontare le tappe più difficili del Tour de France. È in fin dei conti una cosa identica all’impiego dei Epo.

swissinfo: Di fronte ai continui abusi, riesce a non diventare troppo cinico e a credere ancora che vi siano dei record straordinari senza doping?

M.S.: Come detto, amo lo sport e cerco quindi di non diventare troppo cinico. Non credo che i record siano ormai diventati impossibili. Riserbo evidentemente dei dubbi, quando un’atleta stabilisce di colpo prestazioni incredibili. Vi sono però numerose prestazioni che corrispondono al frutto di un’evoluzione normale da parte di atleti dotati di capacità fuori dal comune.

swissinfo.ch: Secondo lei sarà possibile giungere un giorno a dei Giochi olimpici senza doping?

M.S.: Olimpiadi al 100% pulite sono quasi impossibili, dal momento che gli atleti sono esseri umani e vi saranno sempre alcuni di loro che tenteranno di barare. Da parte nostra, cerchiamo di diminuire i casi di abuso al livello minimo accettabile – e penso che siamo sempre più vicini a questo obbiettivo.

Lotta antidoping a Londra

Il compito di condurre i test antidoping durante i Giochi olimpici di Londra è stato affidato al King's College London Drug Control Centre.

Per ottenere questo incarico, il laboratorio di Londra ha dovuto sottoporre per due anni i suoi strumenti e le sue procedure di analisi all’esame dell'Agenzia internazionale antidoping (WADA).

Durante le prossime Olimpiadi (27 luglio – 12 agosto) e i Giochi paraolimpici (29 agosto – 9 settembre) tutti i vincitori di medaglie e quasi la metà degli atleti partecipanti saranno controllati.

Il laboratorio dovrebbe eseguire 6250 test, ossia circa 400 al giorno, un record nella storia delle Olimpiadi.

Quasi 1000 persone saranno coinvolte nella lotta contro il doping a Londra, tra cui 150 scienziati che lavorano nei laboratori. Alcuni risultati saranno disponibili entro 24 ore dopo la prova.

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Martial Saugy

Martial Saugy ha studiato biologia presso l'Università di Losanna, dove ha conseguito nel 1986 un dottorato in fisiologia vegetale.

Dopo un post-dottorato presso il Dipartimento di biochimica dell’Università McGill di Montreal, Saugy ha lavorato come biochimico presso il Laboratorio di tossicologia analitica dell'Istituto di medicina legale dell'Università di Ginevra.

Dal 2003 è direttore del Laboratorio svizzero di analisi antidoping (LAD), creato nel 1990 a Losanna.

Martial Saugy fa inoltre parte di vari comitati e consigli di organizzazioni nazionali e internazionali, tra cui la commissione antidoping della FIFA, dell’UEFA e della Federazione internazionale di atletica.

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Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch


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