Proibito spegnerlo

Il telefonino è divenuto oggetto quasi indispensabile soprattutto tra i più giovani. mfk.ch

Il cellulare è amore, è odio. È l’amico più fedele, è il nemico peggiore. Conviverci non è sempre facile. Con la mostra «Dove sei?», il Museo della comunicazione di Berna invita a riflettere.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 dicembre 2010 - 15:03
Luca Beti, Berna, swissinfo.ch

L’orsacchiotto, la giovane pecora, il telefono tenuto in mano, quello che passeggia nei dintorni. Così viene chiamato in Svezia, Islanda, Thailandia o Arabia Saudita il telefonino.

In Israele viene definito il telefono miracoloso e, forse, nome non è mai stato tanto appropriato. Infatti, questo minuscolo marchingegno è diventato un tuttofare: ricorda la data dei compleanni, indica la strada, registra la lista della spesa, trasmette musica, fotografie, video e, a volte, serve a comunicare.

Eppure era nato proprio con questa funzione: doveva servire a telefonare, liberi da una connessione fissa. Ma questa è storia passata. Oggi la telefonia mobile si è trasformata radicalmente e con lei la società. E come spesso accade, quando il mondo viene investito da una novità tecnologica, l’ha spaccato in due – i nostalgici da una parte e i patiti dall’altra – e ha sollevato innumerevoli interrogativi.

Tante domande, nessuna risposta

Si può stroncare una relazione con un breve messaggio? Il telefonino ci ha reso più liberi o schiavi? È una benedizione oppure una maledizione? Si deve essere sempre reperibili? È possibile vivere senza segreteria telefonica, SMS e MMS?

È un numero di argomenti più che sufficiente per allestire una mostra temporanea. Ed è ciò che ha fatto il Museo della comunicazione di Berna. Con «Wo bisch?» (Dove sei?) abborda il tema, senza tuttavia fornire soluzioni o ricette preconfezionate.

«Non è compito del museo dare la risposta agli interrogativi della società. Ci consideriamo però un centro di competenza per quanto riguarda la comunicazione e abbiamo, probabilmente, la più fornita raccolta di modelli di telefoni mobili della Svizzera: sono per ora circa 1000», afferma a swissinfo.ch il curatore dell’esposizione temporanea Kurt Stadelmann.

Dal negozio alla strada

Con un’azzeccata suddivisione degli spazi, «Wo bisch?» colpisce nel segno. Il primo riproduce un negozio di cellulari, il colorato mondo dei consumi. Il secondo, un mondo d’ombre, senza contorni definiti. «Il visitatore cammina fra le strutture espositive senza accorgersi degli altri, così come avviene nella vita quotidiana, quando, assorbiti dalla conversazione telefonica, la gente ci passa accanto senza che ce ne accorgiamo», spiega Stadelmann.

E chi ci fa da cicerone durante la visita? Il cellulare, naturalmente. «Si tratta di una novità mondiale», racconta con malcelata soddisfazione il curatore. Per visitare la mostra è obbligatorio lasciarlo acceso. Con il telefonino personale oppure con quello preso in prestito all’entrata, il visitatore si sposta da stazione a stazione e ascolta commenti, testimonianze o informazioni sul cellulare.

Così, si scopre – per esempio – che il record mondiale di lancio del telefonino è di 95,83 metri ed è detenuto da un britannico. Oppure che nel 1985 le PTT (Poste, telefoni, telegrafi, ora Swisscom e Posta Svizzera) hanno pronosticato 235mila abbonamenti nel 2000 in Svizzera, invece degli effettivi 4 milioni. O che nel 2007, il numero di cellulari nella Confederazione ha superato per la prima volta quello degli abitanti. E che nel mondo ci sono 4,6 miliardi di telefonini in funzione, con una crescita stimata del 9% nel 2010.

Un galateo ancora da scrivere

Nessun altro prodotto ha vissuto un tale successo in un lasso di tempo tanto breve. Si è diffuso a macchia d’olio in tutto il mondo, senza distinzione di razza, cultura e nazionalità. Eppure, le abitudini comunicative e di utilizzo non sono uguali dappertutto. «In Inghilterra, si risponde con discrezione alle chiamate. In Giappone, invece, dà nell’occhio il pendolare che non osserva costantemente il display del cellulare», sottolinea Kurt Stadelmann.

E visto che non esiste un codice sulle norme di buona educazione sull’utilizzo del telefonino, il Museo della comunicazione ha allestito una postazione in cui mediante un’inchiesta tenterà di creare una specie di decalogo su ciò che è giusto o sbagliato. Si può telefonare al cinema? Licenziare un dipendente tramite SMS? Si deve essere sempre reperibili? Rispondere ad ogni SMS? Possedere un telefonino?

Un bene o un male?

Ma gli interrogativi non si fermano al galateo. L’utilizzo scriteriato del telefonino ha già trascinato più di un giovane nel baratro dei debiti, un fenomeno favorito anche dallo sviluppo tecnologico del cellulare. Come frenarlo? E come la mettiamo con le onde elettromagnetiche emesse dal cellulare? Sono nocive?

Oppure tali onde aprono nuove prospettive in campo medico? Il pacemaker – per esempio – può inviare per SMS i dati dell’elettrocardiogramma al medico e in caso di malfunzionamento dare l’allarme. Essere reperibili ovunque favorisce lo Stato ficcanaso? O, la possibilità di essere localizzati ovunque ci salva la vita in caso di incidente?

«Wo bisch?» interroga, fa riflettere e invita alla discussione. «Dove sei?» è anche la domanda più frequente alla quale si deve rispondere al cellulare. Quesito al quale rispondi sempre dicendo la verità?

Wo bisch?

La mostra del Museo della comunicazione di Berna rimane aperta fino al 3 luglio 2011. Le informazioni, testi e commenti audio, sono in francese e in tedesco.

È possibile visitarla, oltre che con il telefonino personale, anche con una guida. Per le classi, dalla quinta elementare alla scuola media, è stato creato un apposito dossier didattico.

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Una storia di successo

1918: la “Reichsbahn” tedesca effettua per la prima volta degli esperimenti con un radiotelefonino.

1926: ai viaggiatori di prima classe della tratta ferroviaria Amburgo-Berlino viene offerto per la prima volta un servizio di telefonia mobile.

1939: la capanna Konkordia del Soccorso alpino svizzero (SAC), nel canton Vallese, si dota del primo telefono senza fili.

1975: la Posta Svizzera (PTT, Posta Telefono e Telegrafo) decide di introdurre in Svizzera una rete di telefonia mobile per i veicoli, chiamata Nationales Autotelefonnetz (rete nazionale telefonica per le auto).

1978: messa in servizio della rete mobile Natel A solo per automobili, di tipo analogico.

1980: messa in servizio della rete mobile Natel B, sottoforma di radiotelefonini portatili, del peso di 12 chilogrammi.

1983: l’azienda Motorola mette in commercio il primo cellulare davvero mobile, di 30 centimetri di lunghezza. Il Dyna-TAC 8000x costa 4000 dollari, tanto quanto una Ford Mustang, tuttavia trova 300'000 acquirenti negli Stati uniti.

1987: messa in servizio della rete mobile Natel C. Vengono venduti i primi apparecchi veramente portatili.

1993: messa in servizio della rete mobile Natel D, di tipo digitale, basata sul sistema GSM (Global System for Mobile Communications).

metà degli anni ’90: possibilità di inviare i primi messaggi di testo con un telefono cellulare (SMS, short message service).

2001: introduzione della tecnologia GPRS (General Packet Radio Service) che consente di allacciarsi alla rete internet.

2004: viene lanciato la tecnologia di telefonia mobile di terza generazione, l’Universal Mobile Telecommunications System (UMTS), che permette di inviare foto digitali, effettuare video telefonate, registrare e visualizzare filmati e navigare in internet.

(fonte: wikipedia)

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