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Rassegna stampa «Roger Federer, per l'eternità»

La stampa svizzera celebra a suon di superlativi l’inaspettato trionfo di Roger Federer all’Open d’Australia. Una vittoria che simboleggia il suo «amore per il gioco e lo sport» e lo conferma ormai a pieno titolo come il più grande tennista di tutti i tempi.



Coccolato dalla stampa, Roger Federer si gode il suo trionfo a Melbourne. 

Coccolato dalla stampa, Roger Federer si gode il suo trionfo a Melbourne. 

(Keystone)

«Ce l’ha fatta!», «Grazie Roger!», «L’incredibile ritorno del genio del tennis», «La più bella battaglia», «Federer per l’eternità»… Le prime pagine dei giornali svizzeri rendono omaggio lunedì a colui che è ormai considerato come il più grande giocatore di tennis di tutti i tempi: Re Roger.  

Sì, perché fino a qualche settimana fa erano in pochi a credere, e forse perfino a sperare, in un ritorno del basilese, dopo una pausa forzata di cinque mesi e a cinque anni dal suo ultimo titolo, a Wimbledon nel 2012.

E invece! Sconfiggendo Rafael Nadal in cinque set (6-4 3-6 6-1 3-6 6-3), Federer «ha scritto una nuova pagina della sua leggenda, probabilmente la più bella, quella che dimostra che il più grande giocatore di tennis di tutti i tempi è immortale», scrive il quotidiano “Le Temps”.

Come è riuscito a segnare un ritorno trionfale, quando qualche mese fa non sapeva nemmeno se avrebbe potuto giocare ancora ad alti livelli? Con la testa, risponde “Le Temps”. Seppure relegato al 17esimo rango mondiale nella classifica ATP, «il maestro non ha più nulla da provare. (…) Federer non si preoccupa più di scrivere la storia. (…) Ha vinto l’Open d’Australia per amore del gioco, dello sport, del gesto».  

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La mentalità del campione

Federer ha d’altronde l’abitudine di sorprendere, fa notare il Tages Anzeiger. «Fin da giovane aveva la capacità di tirar fuori il suo miglior tennis nei momenti importanti: ogni volta che la situazione si faceva seria, dava il meglio di sé. Questa mentalità da vincente ha fatto di lui il tennista di maggior successo della storia del Grande slam, con 28 finali al suo attivo e 18 titoli».

Con la grazia di un ragazzino di 35 anni, Federer è dunque risorto proprio nel momento in cui sembrava abbandonare il gioco, sottolinea “Le Matin”. E ha regalato al pubblico qualche lacrima e una vittoria «per l’eternità».

Una vittoria che secondo la Neue Zürcher Zeitung è forse la più importante della sua carriera, poiché rappresenta una sorta di «liberazione personale». Federer ha infatti dovuto aspettare quattro anni e mezzo dalla sua ultima grande vittoria. Nel frattempo ha perso tre finali a Wimbledon e New York contro Novak Djokovic. «È stato spesso vicino al titolo, ma non abbastanza. Gli altri giocatori erano sempre un po’ meglio. Ed ora, in questo inizio 2017, in un momento in cui lui stesso era giunto a Melbourne senza troppe aspettative, ha vinto il 18esimo titolo».

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Un eroe nazionale

Ma poiché i superlativi non sono più che luoghi comuni per Federer, afferma l’editorialista di “24heures” e “Tribune de Genève”, dimentichiamoli per riassumere semplicemente: «Roger Federer è il miglior giocatore di tennis di tutti i tempi, la formula è definitiva, perentoria, non può più essere rimessa in discussione. (…) Non c’è che un Dio nel cielo del tennis. Ma in fondo, ne è mai esistito un altro? ».

Federer non è però solo il miglior giocatore di tennis, ma anche un eroe nazionale, ricorda il Blick. «La percezione è cambiata notevolmente negli ultimi anni. Le sconfitte parziali subite da Federer lo hanno reso più tangibile. Le lacrime lo hanno reso più umano. Abbiamo vissuto da vicino la sua trasformazione da bambino prodigio a uomo di famiglia, padre di due coppie di gemelli. (…) Anche per questo oggi il suo ritorno sensazionale ci colpisce nel cuore. Federer ci ha toccati a un livello completamente diverso rispetto a dieci anni fa. Oggi ci identifichiamo di più in lui».

Federer e Nadal, amici-nemici

La vittoria all’Open d’Australia è simbolica anche per un altro motivo: Federer è finalmente riuscito a battere la sua bestia nera, il suo amico-nemico Rafael Nadal. Sei anni dopo la loro ultima finale in un grande slam, i due erano invitati a continuare la storia che avevano cominciato un giorno di marzo del 2004, a Miami, data del loro primo incontro.

«La sfida tra titani, che tutti aspettavamo, non ci ha delusi. È anzi finita nel modo migliore. L’esatto contrario di quanto accadde otto anni fa, si legge sul Corriere del Ticino. Stesso palcoscenico, medesimi protagonisti. Ancora cinque set. Nuove lacrime, ma questa volta di gioia e forse anche di incredulità. Ad alzare la coppa al cielo stavolta è Federer. Nadal, suo degno avversario, deve arrendersi. (…) L’artista ha battuto il podista. Il genio ha avuto ragione del combattente».

Riuniti nelle loro differenze, i due uomini non si sono più lasciati, fino a costruire una delle più grandi rivalità che lo sport abbia mai conosciuto, afferma “La Liberté”. «A coloro che avevano già riservato loro un posto d’onore nella Hall of Fame (il tempio dei rinomati), Roger e Rafa hanno chiesto di pazientare ancora un po’: la canonizzazione dovrà attendere».

Poiché Rafael Nadal si annuncia già come uno dei favoriti del Roland Garros, in giugno. Mentre Roger Federer, insignito del suo 18esimo titolo, è un mese più tardi sull’erba di Wimbledon, che spera di brillare di nuovo. 

“I love you, Federer”, omaggio della stampa internazionale

Anche la stampa internazionale non lesina le lodi nei confronti di Re Roger. Il principale quotidiano spagnolo, “El Pais”, titola perfino “I love you, Federer”, per poi dilungarsi in una vera e propria adulazione dei due tennisti.

«Quando uno gioca a tennis come Roger Federer e Rafa Nadal è più di una competizione, è una forma di vita. In ogni partita si gioca più di una vittoria. Si sta perpetrando una tradizione, un modo di vedere il mondo ogni volta più antico e solitario. Non sono loro a correre da un lato all’altro del campo. È la Storia (…). Federer è l’evoluzione finale del tennis, la tecnica convertita in qualcosa di bello e potente».

In Francia, “L’Equipe” vede nel giocatore svizzero un «diamante eterno. «Se il Barca è più di un club, Roger Federer è più di un campione. Questa domenica 29 gennaio, ha riconciliato gli antichi e i moderni, i Rolling Stones e i Beatles, i credenti e gli atei».

In Danimarca, “Ritzau” si entusiasma per la qualità di un «accattivante duello di re, una partita attesa con passione e che ha tenuto le promesse». Una partita che il giornale finlandese “Ilta-Sanomat“ qualifica di «thriller».

La “Gazzetta dello sport” sottolinea invece come la vittoria di Federer riporti alla mente «altre imprese leggendarie centrate su autentici highlander: il terzo mondiale vinto da Pelè col Brasile, il Tour de France di Gino Bartali nel 1948, l'ultimo oro Carl Lewis ai Giochi, l'epopea di Michael Phelps e le triplette di Michael Jordan coi i Bulls. E Ali, Jabbar, Redgave, Merckx... A 35 anni e mezzo, 13 anni dopo e rivincere uno Slam a quasi 14 anni dal primo titolo a Wimbledon 2003, vale la Storia». 

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