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Tutti pazzi per i bunker-alberghi

L'idea di trasformare in hotel alcuni rifugi antiatomici della Confederazione sta riscuotendo grande successo, specialmente all'estero.

Le prenotazioni per alloggiare all'albergo «The Bunker» a Verbier (canton Vallese) aumentano costantemente: aperto nel 1999, il rifugio – che offre 132 letti spartani – ha vissuto una crescita costante. Nel 2007, sono infatti stati contati oltre 9'000 pernottamenti (5'000 il primo anno d'attività).

«La clientela – soprattutto giovani tra i 18 e i 30 anni – proviene prevalentemente dall'Inghilterra e dai paesi scandinavi. Ci capita tuttavia di ospitare anche manager 45enni, desiderosi di un'esperienza diversa dagli hotel di lusso», spiega all'Agenzia telegrafica svizzera il direttore Jürgen Taudien. Il costo di una notte, colazione compresa, è di 35 franchi.

Stesso scenario per quanto concerne l'«Hotel zero stelle» ideato da Frank e Patrik Riklin, che dovrebbe aprire prossimamente i battenti a Sevelen (San Gallo): più di venti richieste d'informazione al giorno e oltre 200'000 clic sull'apposito sito internet. L'eco mediatica è arrivata fino alle colonne del giornale statunitense International Herald Tribune.

La scelta di convertire il rifugio in una struttura alberghiera è il frutto di un approccio artistico e sociale, di «un altro modo di pensare», spiegano i gemelli Riklin. La tariffa per un pernottamento si situerà tra 10 e 30 franchi.

Dal canto loro, le autorità elvetiche ricordano che, in caso di effettiva necessità, i rifugi antiatomici devono poter essere rapidamente riassegnati al loro scopo primario: un aspetto su cui i cantoni devono vegliare.


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