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Soppressioni d'impieghi anche al Credit Suisse

Venerdì, il patron del CS, Walter Kielholz, era al WEF di Davos

(Keystone)

La banca elvetica ha deciso di tagliare 500 posti di lavoro nel settore degli investimenti a causa della difficile situazione sui mercati finanziari.

Il presidente del consiglio di amministrazione del Credit Suisse, Walter Kielholz, ha affermato sabato che le banche in generale hanno sottovalutato i rischi legati alla crisi del mercato ipotecario statunitense.

Questo taglio si è reso necessario "a causa delle condizioni del mercato e del numero di persone necessarie per soddisfare le necessità dei clienti", ha annunciato venerdì il gruppo. Le soppressioni di impieghi avranno luogo in prevalenza nel dipartimento 'global securities'.

I 500 posti che verranno soppressi si aggiungono ai 320 annunciati lo scorso autunno in seguito alla crisi subprime che ha colpito i mercati finanziari negli Stati Uniti.

Il portavoce della banca Marc Dosch non ha però voluto precisare la ripartizione geografica delle misure prese. Le soppressioni includono anche il taglio di 150 posti di lavoro nella filiale londinese, annunciato lunedì.

Decisione annunciata

La decisione della banca elvetica era annunciata. Il presidente del consiglio d'amministrazione del Credit Suisse Walter Kielholz aveva affermato giovedì in un'intervista alla "Süddeutsche Zeitung" che "la tempesta che agita i mercati finanziari richiederà di procedere ad alcuni adattamenti".

Secondo Kielholz, "alcuni settori d'attività nei quali siamo stati particolarmente attivi questi ultimi anni funzionano meno bene attualmente, mentre in altri possiamo ancora svilupparci".

Per questa ragione, parallelamente alla soppressione di impieghi nel settore degli investimenti, il Credit Suisse prevede di assumere ancora quest'anno diverse centinaia di persone per i settori d'attività dove il ci si aspetta una crescita del fatturato come i modelli di trading algoritmico, mercati emergenti, le materie prime e i derivati.

Gestione della crisi

Sabato, in un'intervista alla radio svizzero tedesca DRS, il patron dell'istituto di credito elvetico ha affermato che "in generale, le banche hanno sottovalutato i rischi legati alla crisi dei crediti ipotecari negli Stati Uniti".

Rispetto ai suoi concorrenti, il Credit Suisse ha però meglio gestito la crisi, ha aggiunto Kielholz. I segnali emessi da una succursale negli Stati Uniti gli hanno permesso di ridurre, sin dal secondo semestre del 2006, gli impegni presi sul mercato statunitense dei mutui a rischio.

Ciononostante, anche il Credit Suisse si è visto costretto a correre ai ripari e a ridurre i propri effettivi, ha confermato sabato il portavoce della banca.

Anche altri istituti di credito avevano dovuto procedere allo stesso modo. Lo scorso autunno, ad esempio, la banca UBS ha smantellato 1500 impieghi. Dal canto suo, la britannica HSBC ha tagliato 750 posti di lavoro e la statunitense Lehman Brothers 1'200.

swissinfo e agenzie

Credit Suisse

Il Credit Suisse Group è la seconda banca elvetica in ordine di grandezza, dietro all'Unione di Banche Svizzere (UBS).

Insieme, i due leader del settore realizzano oltre la metà del bilancio totale di tutte le banche elvetiche e contribuiscono a circa il 10% del prodotto interno lordo del paese.

Oggi, il Credit Suisse dà lavoro a circa 47'000 persone in oltre 50 paesi.

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