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Strappare il vestito nuovo della schiavitù

Vittime due volte: finora le giovani "vendute" in Svizzera rischiavano l'espulsione dal paese

(Keystone)

Tratta di esseri umani e traffico di migranti sono due mali difficili da estirpare. Per combatterli meglio la Confederazione ha dato vita a SCOTT.

Obiettivo: coordinare il lavoro delle diverse organizzazioni coinvolte nella lotta al commercio di esseri umani.

Moldavia: in discoteca Marina incontra Alexander, un amico del fratello che le offre un posto di cameriera in Svizzera, stipendio interessante, alloggio gratuito. Per Marina, 19 anni, è un sogno, un’opportunità da cogliere al volo.

Zurigo: Marina viene accolta all’aeroporto da un conoscente di Alexander. L’incubo inizia. La ragazza è costretta a consegnare il passaporto e a prostituirsi. Per paura dei suoi sfruttatori e per la vergogna di dover far ritorno in Moldavia, Marina non osa rivolgersi alla polizia. È in trappola.

Un cancro diffuso

La storia della ragazza moldava, raccontata dalla Consigliera federale Ruth Metzler, non è che uno dei tanti esempi di persone che, complici soprattutto la povertà e la mancanza di prospettive, si lasciano sedurre dalle promesse di individui intenzionati a sfruttarle.

Prostituzione, matrimoni combinati, condizioni di lavoro disumane tra le mura domestiche: a queste torture sono sottoposte soprattutto le donne. In Svizzera si stima che siano tra le 1500 e le 3000 l’anno. Una stima che ha dei grandi margini d’errore, proprio perché si occupa di un mondo spesso sommerso.

«Inoltre», ha fatto notare martedì durante una conferenza stampa Daniel Höchli, del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) «è difficile stabilire dei confini netti». Nell’ambito della prostituzione, ad esempio, è difficile dire dove cominci l’obbligo di prostituirsi e dove si possa ancora parlare di donna che agisce di sua volontà.

Anche i bambini sono spesso trattati come merce. E se gli uomini rischiano meno di essere costretti alla prostituzione, non sono tuttavia immuni da fenomeni come il commercio di organi umani. Gli espianti, anche quando avvengono con il consenso della vittima, arricchiscono solo chi li organizza e non certo chi mette in tasca qualche migliaio di dollari per tirare a campare.

Prevenire, proteggere, punire

SCOTT, il servizio di coordinazione contro la tratta di esseri umani e il traffico di migranti, crea le strutture e i collegamenti necessari – a livello nazionale ed internazionale – per lottare efficacemente contro queste moderne forme di schiavitù.

Nato in seno all’Ufficio federale di polizia, SCOTT ha cominciato a prendere forma il primo gennaio 2003 ed è operativo da settembre. «Il nostro obiettivo», dice a swissinfo il suo direttore Stephan Libiszewski «è quello di proteggere meglio le vittime e punire i criminali».

Il lavoro di SCOTT tuttavia sarà a monte e consisterà nell’elaborazione di rapporti e raccomandazioni e nello sviluppo di sinergie tra le diverse istituzioni della Confederazione e dei Cantoni che si occupano della problematica. «Le funzioni operative rimarranno prerogativa dei nostri membri», spiega Libiszewski.

Certo di fronte ad un fenomeno di portata mondiale, iniziative come SCOTT sono lodevoli ma non possono fare miracoli. «Possiamo aiutare a combattere meglio e a limitare la portata di questi reati in Svizzera, ma non possiamo estirpare le radici profonde di questo problema che risiedono nella povertà, nello squilibrio economico tra regioni ricche regioni povere del pianeta», puntualizza Libiszewski.

La via della collaborazione internazionale

Anche se la prevenzione risulta difficile, la Confederazione continua a collaborare attivamente con gli stati di provenienza delle vittime. Lo ha ribadito qualche giorno fa la ministra degli esteri, Micheline Calmy-Rey, durante una visita in Moldavia.

Si cerca soprattutto d’informare i gruppi a rischio, come le giovani, tramite volantini e opuscoli distribuiti dalle sedi diplomatiche svizzere. In alcuni casi le ambasciate hanno aperto degli sportelli destinati proprio a chi è intenzionato a partire per la Svizzera perché convinto da altri che vi troverà l’Eldorado.

Un altro mezzo di prevenzione che si è rivelato prezioso sono le attività culturali. «In Moldavia sosteniamo da due anni uno spettacolo teatrale», racconta a swissinfo Valérie Nadrai, del Dipartimento federale degli affari esteri. «Gli attori, non professionisti, raccontano storie di vittime del traffico di esseri umani. Le repliche, nelle diverse località del paese, hanno sempre registrato il tutto esaurito. Ora vogliamo finanziare delle tournée in Bielorussia e in Ucraina».

swissinfo, Doris Lucini

Fatti e cifre

Ogni anno sono dalle 700'000 ai 2 milioni le vittime del commercio di esseri umani nel mondo
In Svizzera: 1500 - 3000
Da 300'000 a 450'000 le persone che secondo l’Interpol vengono portate illegalmente in Europa occidentale
Le condanne per immigrazione illegale in Svizzera sono dalle 7000 alle 9000 l’anno
Nel 2001 sono state 691 le condanne per aiuto all’entrata illegale senza scopo di lucro
59 le condanne per aiuto all’entrata illegale a scopo di lucro (traffico di esseri umani)

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In breve

È necessario distinguere tra tratta di esseri umani e traffico di migranti. Nel primo caso si tratta di un crimine contro una persona che comprende il reclutamento, la mediazione, il trasporto, la vendita, la ricezione o l’acquisto delle vittime.

Il traffico di migranti è invece un’infrazione alle regole sull’immigrazione di uno Stato. In genere avviene con l’accordo del migrante. Tuttavia chi organizza questi traffici è da considerare un criminale (si pensi alle carrette del mare naufragate al largo delle coste italiane).

SCOTT constata che si tratta di reati legati a rischi relativamente bassi per chi li compie. Propone quindi di modificare le leggi svizzere e d’innalzare le pene previste per chi viene giudicato colpevole (5 anni invece di 3 per il traffico di migranti, fino a 20 anni per la tratta di esseri umani).

Tra le priorità di SCOTT c’è anche il miglioramento della condizione delle vittime (permesso di soggiorno, protezione) affinché queste possano trovare il coraggio di testimoniare e sfuggire al loro destino.

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