Svizzera e Germania rilanciano il dialogo

Svizzera e Germania: un legame da ristabilire, anche alle dogane Keystone

Il presidente della Confederazione Joseph Deiss si recherà in aprile a Berlino per incontrare il cancelliere tedesco Gerhard Schröder.

Questo contenuto è stato pubblicato il 16 marzo 2004 - 17:30

Un’occasione per discutere delle tensioni attuali tra i due Stati e dei piani europei di tassare le riesportazioni elvetiche verso l’Unione.

“Siamo fiduciosi, riusciremo a far prevalere il nostro punto di vista”, ha sottolineato il ministro dell’economia davanti al Consiglio Nazionale.

Secondo Deiss la visita nella capitale tedesca sarà utile per confermare la volontà delle parti di non provocare un escalation tra i due paesi.

Lo stesso Schröder ha espresso il proprio desiderio di mantenere e curare le ottime relazioni bilaterali con la Svizzera.

Molte nuvole

Al momento, tuttavia le “ottime” relazioni sembrano almeno parzialmente offuscate da tutta una serie di questioni, più o meno spinose.

Ad esempio i controlli rafforzati da parte dei doganieri tedeschi alle frontiere con la Svizzera.

Oppure le aspre discussioni sulle restrizioni di sorvolo del territorio tedesco per i velivoli che partono o si dirigono verso lo scalo di Zurigo-Kloten.

O ancora, su scala europea, lo stallo nei negoziati bilaterali sull'adesione della Svizzera agli accordi di Schengen e Dublino e sulla tassazione transfrontaliera del risparmio.

Migliaia d’impieghi in pericolo

A partire dal primo giugno, l’UE vorrebbe inoltre introdurre una tassa (che potrebbe raggiungere anche il 12%) sulle riesportazioni svizzere verso i paesi dell’Unione.

In un primo tempo, Bruxelles avrebbe voluto passare al nuovo regime già dal primo marzo, ma la Svizzera era riuscita ad ottenere una proroga di tre mesi.

“Ora, il nostro scopo non è più quello di ottenere un ulteriore rinvio”, ha specificato Deiss. “Chiediamo l’annullamento puro e semplice del dazio”.

Una misura che, se non cancellata, avrebbe gravi conseguenze per l’economia svizzera.

I posti di lavoro in pericolo sarebbero migliaia, le conseguenze finanziarie per la Svizzera sono stimate nell’ordine di miliardi di franchi.

Toni accesi alle camere

Martedì, in parlamento, molti deputati hanno denunciato malumore e preoccupazione di fronte ai piani europei.

Esponenti dell'Unione democratica di centro (UDC) hanno chiesto al governo di prendere misure di ritorsione. Per questo partito è inaccettabile l'arroganza con la quale l'UE sta trattando con la Svizzera.

Deputati socialisti, radicali e verdi hanno per contro evidenziato l'isolamento della Confederazione dopo il no popolare del 1992 allo Spazio economico europeo.

“Stiamo pagando un caro prezzo per il fatto di aver scelto la via solitaria in Europa”, ha affermato la consigliera nazionale socialista Susanne Leutenegger Oberholzer.

Joseph Deiss ha rilevato che è forse giunto il momento di chiedersi se quel no di 12 anni or sono non sia effettivamente stato un errore storico.

Priorità: i bilaterali bis

La Svizzera chiede tuttavia il rispetto dell’accordo di libero scambio tuttora in vigore con i Quindici. In caso d’emergenza, la Confederazione non esclude nemmeno un’azione presso l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC).

Joseph Deiss ha ricordato come l’Unione abbia negato l’esistenza di legami tra il suo nuovo regime doganale con i paesi terzi ed i negoziati bilaterali con la Svizzera.

Lo stesso presidente della Confederazione ha sottolineato tuttavia che, “se le pratiche previste dall’Unione dovessero essere applicate in maniera definitiva, la nostra posizione negoziale nell’ambito dei bilaterali potrebbe anche cambiare”.

Ristabilire un legame importante

Prima della visita di Deiss a Berlino, il 22 marzo, una delegazione del Consiglio federale incontrerà i rappresentanti dei cantoni confinanti con la Germania.

“Tutto queste difficoltà erano prevedibili”, dice a swissinfo Thomas Borer, ex-ambasciatore svizzero a Berlino. “È davvero peccato che il governo ed la diplomazia svizzera non abbiano anticipato i problemi che oggi oppongono Berna e Berlino”.

“La Germania era sempre stato il nostro miglior avvocato a Bruxelles”, aggiunge Borer. “Ma negli ultimi anni questa relazione speciale si è po' deteriorata”.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Nel 2003, l'82% delle importazioni svizzere provenivano dall'UE;
Il 60% delle esportazioni svizzere si sono dirette verso i paesi europei;
Lo scorso anno l'UE ha realizzato un utile di 22 miliardi di franchi nella sua bilancia commerciale con la Svizzera.

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In breve

Secondo i piani comunitari, dal primo marzo, i prodotti europei importati in Svizzera e riesportati nei paesi dell’Unione sarebbero dovuti essere tassati da un nuovo dazio doganale che, in certi casi, avrebbe potuto raggiungere anche il 12%.

Fino ad oggi, le riesportazioni nell’UE e nei paesi dell’Associazione europea di libero scambio (AELS, che comprende Svizzera, Norvegia, Liechtenstein e Islanda) erano esonerate dai dazi.

Una pratica che si basava sull’accordo di libero scambio del 1972 tra le due organizzazioni.

Bruxelles stima tuttavia che, finora, la Svizzera ha beneficiato di vantaggi riservati ai membri dello Spazio economico europeo (SEE). Del quale tuttavia, dopo il rifiuto popolare del 1992, non fa parte.

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