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Tra slanci di apertura e timori per il lavoro

Stazione di Chiasso, stazione di frontiera: il 25 settembre sarà anche un voto sull'apertura del Ticino swissinfo.ch

A 14 mesi dall'entrata in vigore della prima fase della libera circolazione delle persone, in Ticino nessuna "invasione" di stranieri.

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 agosto 2005 - 13:09

Malgrado i dati rassicuranti della Commissione tripartita, l'estensione ad est desta comunque timori. Intervista all'economista Silvano Toppi.

La situazione illustrata nero su bianco dalla Commissione tripartita - organismo di controllo che riunisce imprenditori, sindacati e il Cantone - è eloquente: chi temeva un'ondata incontrollata di stranieri, abusi e scorrettezze è stato smentito dalle cifre.

Il monitoraggio curato dall'Osservatorio del mercato del lavoro dell'IRE (Istituto di ricerche economiche) indica una certa stabilità per quanto riguarda il flusso di manodopera straniera, a tal punto che non si registrano conseguenze sul fronte della disoccupazione.

A "preoccupare" sono i lavoratori temporanei (occupati in Ticino fino a un massimo di 90 giorni come indipendenti o distaccati): nel primo semestre di quest'anno si contavano 4'075 unità, contro le 4'052 del semestre precedente.

Il numero dei permessi annuali concessi ai frontalieri nel primo semestre 2005 è invece sceso a 2'728 unità, contro le 3'655 del semestre precedente. Si è ridotto anche il numero degli assunti dalle ditte svizzere: 1'916 contro i 2'064 del precedente periodo preso in esame.

Ottimismo dunque per la prossima votazione del 25 settembre? Per gli ambienti economici, i partiti storici (liberali, democristiani, socialisti), l'estensione della libera circolazione delle persone costituisce un'opportunità e favorisce l'apertura del Paese.

I sindacati, pur guardando ad est, tengono alta la guardia: i pericoli di dumping e di un peggioramento delle condizioni di lavoro, possono essere scongiurati solo mantenendo rigorosi controlli, anche dopo il 25 settembre. Ma nella popolazione i timori continuano a serpeggiare.

Questo, in sintesi, il quadro generale. Ma per andare oltre gli schieramenti, abbiamo chiesto all'economista Silvano Toppi un'analisi e un giudizio ad ampio raggio su questa nuova sfida.

swissinfo: In Ticino l'estensione della libera circolazione solleva maggiori resistenze rispetto ad altre regioni della Svizzera. Lei come legge questi timori?

Silvano Toppi: Il Ticino ha sempre respinto ogni proposta di apertura. Una delle cause determinanti, se non la principale, è la sua situazione di cantone di frontiera con l'Italia, nazione di cui sente e subisce gli umori e anche ne approfitta. Con una doppia valenza.

Da un lato l'Italia assume la funzione più concreta e visibile di "esempio europeo" ed è un esempio che non entusiasma nessuno: quindi, meglio tenersene fuori. D'altro lato si vive sulla certezza che solamente ciò che è differenza con l'Italia fa il Ticino e può essere utile al Ticino.

Storicamente sono sempre state le disgrazie politiche ed economiche italiane che hanno fatto la fortuna ticinese: fughe dei capitali, disoccupazione e manodopera frontaliera, evasione fiscale, contrabbando, casinò, maggiore efficienza dei servizi, da quelli bancari a quelli attuali sulla fecondazione artificiale ecc...

L'apertura o la liberalizzazione è quindi vista come rischio di omogeneizzazione, fine delle differenze, sicura perdita economica, concorrenza insostenibile, maggiore criminalità.

Lo si creda o no, questi sono i criteri con cui giudica la maggioranza dell'elettorato ticinese, anche quello di fresca origine italiana.

swissinfo: Ci sono settori in cui la libera circolazione potrebbe giovare al Ticino?

S.T.: Ci sono settori economici importanti che senza la libera circolazione, in pratica già in atto, non reggerebbero: si veda, ad esempio, l'edilizia, il turismo, l'hypercommercio, alcuni servizi ospedalieri, i settori della comunicazione, persino alcuni settori bancari.

Ci sono però anche alcuni recenti settori tecnologici di punta che senza l'apporto estero, in termini di qualifiche e di nuovi apporti di idee, non si sarebbero sviluppati e non potrebbero svilupparsi.

Quindi il giovamento è già dimostrato ma si suppone che, con la libera circolazione, sfugga al controllo, diventi invasione anarchica.

swissinfo: Finora la libera circolazione sembra essere solo a senso unico, cioè verso il Ticino... Come mai?

S.T.: Tutto dipende dai rapporti di forza: Ticino, geopoliticamente ancora chiuso e debole, Lombardia, maggior forza propulsiva demografica-economica italiana ed europea. Ma dipende anche dalla limitatezza economica-strutturale ticinese che ha poche differenze qualitative da offrire o da imporre.

Fa certamente eccezione il settore bancario svizzero che per efficienza rimane ancora superiore a quello italiano; purtroppo si ritiene che le case da gioco o le infinite superfici di vendita costituiscono la miglior rendita di frontiera.

Forse anche per questi motivi molti temono, con l'apertura totale, la lombardizzazione del Ticino.

swissinfo: In che misura potrebbe essere interessante, per un ticinese, andare a lavorare all'Est? Ci sono paesi, come l'Ungheria, che hanno bisogno di manodopera qualificata...

S.T.: C'è e ci sarà una innegabile e crescente discrepanza tra giovani ticinesi qualificati e altamente qualificati in vari settori ritenuti economicamente di punta - come ingegneria elettronica, architettura, informatica, energia, biologia, chimica, economia ecc. - e le potenzialità d'occupazione nel Ticino, anche per quella limitatezza economico-strutturale di cui si diceva poc'anzi.

Alcuni Paesi dell'Est, come l'Ungheria, potrebbero essere la nuova California dei giovani ticinesi, con in più la libera circolazione e quindi non una scelta di fame, ma di opportunità di crescita.

swissinfo, Françoise Gehring, Lugano

Fatti e cifre

21 maggio 2000: il Ticino respinge con il 57% di no gli Accordi bilaterali
5 giugno 2005: il Ticino respinge con il 61,9% di no gli accordi di Schengen/Dublino
25 settembre 2005: schierati sul fronte del no UDC, Lega dei Ticinesi, Movimento per il socialismo

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In breve

Soffia il vento del "no" sulla Svizzera italiana. Lo rivela un sondaggio dell'Istituto GFS di Berna, commissionato dalla SSR-SRG idée suisse. A poco più di un mese dal voto i no raggiungevano il 50%, i sì il 39%, mentre gli indecisi l'11%.

Un'opposizione che contrasta con la reale situazione del mercato del lavoro illustrata dalla Commissione tripartita cantonale: la libera circolazione si è svolta finora senza traumi e la Lombardia non ha travolto il Ticino.

Una situazione peraltro sorvegliata attraverso regolari controlli: dal giugno 2004 al 17 agosto 2005 sono stati 1'248, più della media svizzera. Hanno portato a 60 notifiche di procedura di contravvenzione e a 48 sanzioni amministrative.

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