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Tracce di un rivoluzionario italiano a Grenchen

Il monumento a Mazzini a Grenchen, inaugurato nel 1954

(swissinfo.ch)

Nel settembre del 1834 un giovane agitatore genovese, noto in tutta Europa, giunge a Grenchen, nel canton Soletta. Il suo nome è Giuseppe Mazzini.

In questi giorni la cittadina ai piedi del Giura celebra i 200 anni dalla sua nascita. Un’occasione per ricordare e riallacciare i legami con la storia d’Italia e d’Europa.

«Dove sono ora, sono amata assai». È il 25 maggio 1835. Da un mese Giuseppe Mazzini risiede nello stabilimento termale di Bachtelen, a Grenchen, ospite della famiglia Girard. Due o tre volte la settimana scrive alla madre, Maria nata Drago, con la sua grafia minuta e regolare. Per ragioni di sicurezza si firma con uno pseudonimo: «tua nipote Emilia».

Quando giunge per la prima volta nella cittadina solettese nel settembre del 1834, Mazzini, non ancora trentenne, ha già alle spalle una lunga carriera di cospiratore. Dopo aver militato nella Carboneria ed aver subito per questo il carcere e l’esilio, ha fondato a Marsiglia la Giovine Italia, prototipo del partito rivoluzionario moderno. Qualche tempo dopo, ormai profugo in Svizzera, ha dato vita alla Giovine Europa.

I mesi trascorsi a Grenchen sono per Mazzini – che rimarrà nella cittadina, con alcune interruzioni, fino alla fine del 1836 – «un importante periodo di riflessione e di maturazione», scrive Anton Meinrad Meier in un opuscolo biografico che accompagna le manifestazioni per i 200 anni dalla nascita del patriota italiano.

Una passione per Mazzini

Meier, un sacerdote cattolico, dottore in teologia, è stato per quasi trent’anni direttore dell’istituto Bachtelen di Grenchen, un centro per l’educazione di bambini con problemi comportamentali. Sede principale del centro è lo stabilimento termale dove soggiornò Mazzini.

«Lavorando nello stesso edificio in cui visse Mazzini ho cominciato ad interessarmi al personaggio», spiega Meier. L’interesse è diventato ben presto una passione. Per anni, durante il tempo libero, il teologo ha battuto gli antiquariati dell’Italia settentrionale, alla ricerca di immagini e documenti su Mazzini e sul Risorgimento.

Il frutto di queste ricerche è confluito la ricca collezione della «Camera Mazzini», un piccolo «luogo della memoria» ricavato dal salotto in cui il rivoluzionario italiano accoglieva i suoi ospiti nello stabilimento di Bachtelen. Nel 1991 Meier ha dato vita anche alla Fondazione Mazzini, «un modo per aprire l’istituto alla città, attraverso la cultura».

Piccola Italia nella città degli orologi

All’epoca di Mazzini Grenchen era un grosso villaggio di un migliaio di abitanti, adagiato tra la catena del Giura e la pianura alluvionale dell’Aare, circondato da campi, prati, alberi da frutta. Nelle lettere alla madre, il genovese descrive, con toni talvolta divertiti, talvolta ammirati, una società dal carattere prettamente rurale.

Di quel mondo rimane ormai ben poco. Le vie del centro, attorno alla Marktplatz (la piazza del mercato), trasmettono un’immagine urbana e moderna, fatta di vetro e cemento. Due stazioni ferroviarie collegano Grenchen alle principali città svizzere.

La cittadina deve il suo sviluppo all’industria orologiera, sorta a metà del XIX secolo. Qui ha sede la ETA, leader mondiale nella produzione di movimenti grezzi per orologi e componente essenziale del gruppo Swatch. Negli anni d’oro dell’orologeria, prima della crisi degli anni Settanta, Grenchen contava oltre 20'000 abitanti.

Oggi la popolazione è scesa a poco più di 16'000 persone. Il 27% circa è di nazionalità straniera. La colonia italiana è particolarmente numerosa, quasi il 10% della popolazione. «La gente di Grenchen ha accolto bene gli stranieri, soprattutto gli spagnoli e italiani», dice Anton Meier, che però ammette: «Con i nuovi arrivati ci sono maggiori difficoltà, in particolare con gli africani».

La storia d’Europa a Grenchen

Nella primavera del 1836 Mazzini finisce nuovamente nelle maglie della polizia. Arrestato e condotto a Soletta, è rilasciato con l’ingiunzione di lasciare la Svizzera entro 24 ore. Per impedire l’espulsione i cittadini di Grenchen, riuniti in assemblea, conferiscono a Mazzini la cittadinanza, con 122 voti contro 22.

La decisione è però revocata dal governo cantonale. Le autorità federali ordinano l’espulsione di tutti i profughi. Mazzini riesce per qualche tempo a nascondersi, ma il 2 gennaio 1837, dopo una festa d’addio ai bagni di Bachtelen, è costretto a raggiungere la frontiera insieme ad altri profughi, tra cui Agostino e Giovanni Ruffini, anch’essi esuli a Grenchen.

Con questo episodio Grenchen entra nella storia d’Europa. E Mazzini diventa una figura emblematica nella storia della città solettese. Grenchen lo ricorda, oltre che con il piccolo museo al Bachtelen, con un monumento, eretto nel 1954, e con una via, la Mazzinistrasse, a poca distanza dalla stazione sud.

Ora, in occasione dei 200 anni dalla nascita, la città ha dedicato al rivoluzionario italiano una serie di mostre e manifestazioni, che fanno della sua figura un simbolo ideale dello spirito d’apertura di Grenchen e dei suoi legami con l’Italia, ma che invitano anche ad interrogarsi sul presente della Svizzera e dell’Europa.

Per i 200 anni di un concittadino

Lungo le vie della città, un «Sentiero Mazzini» collega 17 installazioni realizzate da artisti della regione, che prendono spunto da Mazzini per parlare di frontiere, dialogo, integrazione, dubbi.

«Grenzen überschreiten, s.v.p.» recita ad esempio un cartello del solettese Mario Cavoli: «Attraversate le frontiere, p. f.». Il gioco sta tutto nella sigla «s.v.p.», abbreviazione francese di «per favore», ma anche sigla tedesca dell’Unione democratica centro, partito di punta della destra antieuropeista elvetica.

Il Museo di storia propone una selezione di documenti e immagini su Mazzini e sull’epoca del suo soggiorno a Grenchen, mentre il Museo d’arte ospita una mostra di artisti concreti italiani, da Pietro Dorazio a Fortunato Brizio Petracchi.

Nei locali della galleria Vetrina dell’arte sono invece esposte opere di artisti svizzeri che hanno soggiornato a Genova in un atelier finanziato dal canton Soletta. Tra di essi Schang Hutter, che abita ormai da sette anni nella città ligure, e Jürg Robert Tanner, che vive nel comune emiliano di Luzzara.

Quest’ultimo dedica al suo lavoro al naufragio di una nave di clandestini al largo della Sicilia nel 1996, vicenda ricostruita dal giornalista del quotidiano la Repubblica Giovanni Maria Bellu nel libro «I fantasmi di Portopalo». Citando i nomi delle trecento vittime Tanner iscrive la loro vicenda nella storia d’Europa. Accanto a Giuseppe Mazzini e ai suoi ideali di libertà e giustizia.

swissinfo, Andrea Tognina, Grenchen

In breve

La mostra «Arte & Cospirazione, omaggio a Giuseppe Mazzini» nel Museo d’arte di Grenchen rimarrà aperta fino a 26 giugno 2005.

«genova – impressioni», l’esposizione di artisti svizzeri ospiti dell’atelier «studio genova» nella galleria Vetrina dell’arte chiuderà i battenti il 5 giugno.

Il Sentiero Mazzini e la mostra al Museo di storia si sono invece conclusi il 29 maggio.

La camera di Mazzini nell’Istituto Bechtelen può essere visitata su appuntamento. Informazioni allo 0041 32 654 85 11.

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