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Tre passi, tre lingue, tre mari

La Val Avers vista dalla Fuorcla da la Valletta

(swissinfo.ch)

Tra Juf e Maloja, attraverso i passi della Forcellina, del Settimo e del Lunghin. Una tappa della Via Alpina tra i monti del Canton Grigioni.

Sei ore di cammino per un viaggio attraverso la molteplicità culturale delle Alpi.

Juf, con i suoi 2126 metri sul mare, è uno degli insediamenti umani permanenti più alti d’Europa. Il toponimo è di origine latina. Qui abitavano popolazioni romanizzate. Poi, nella seconda metà del XIII secolo, arrivarono i walser, che colonizzarono l’intera valle di Avers.

Partiti dal Vallese e spostatisi nel corso dei secoli verso est, attraverso i passi alpini, i walser parlavano un dialetto alemanno. Gli abitanti di Avers lo parlano tuttora. Non è sempre facile capirli.

Il Sahara nelle Alpi

Da Juf la Via Alpina segue il fianco destro della montagna, attraversando ampi pascoli, dominati dagli oltre 3000 metri del Piz Turba. La prima meta è la Fuorcla da la Valletta, a 2586 metri.

Siamo ai primi di luglio. Nelle zone meno soleggiate c’è ancora neve, una neve chiazzata di rosso. È la sabbia del Sahara, sospinta qui da correnti d’alta quota che non tengono conto di confini e conflitti di civiltà.

Il sentiero prosegue verso il passo della Forcellina, 2672 metri. Per gli abitanti dell’Avers, ancora nel XIX secolo, questa era la porta verso il sud. Attraverso il valico raggiungevano il passo del Settimo, 300 metri più in basso, e quindi la Val Bregaglia, Chiavenna, Milano.

Sul passo qualcuno ha abbandonato una fotocopia della pianta di Venezia. Dietro c’è un avvertimento in tedesco, ormai quasi illeggibile: “Fannulloni, la via è ancora lunga…”

“I viaggi verso sud non erano caratterizzati solo dalle difficoltà”, scrive lo storico tedesco Hermann Weber, autore di una delle poche monografie dedicate all’Avers. “Erano anche la scoperta di un mondo nuovo, più bello, con piaceri sconosciuti nella sperduta Valle di Avers”.

Un’antica trasversale alpina

Mi fermo dove l’itinerario della Via Alpina taglia l’antica via del Settimo, oggi un “sentiero storico”, come recita il cartello segnaletico. Da qui passavano i romani, passavano gli imperatori tedeschi, diretti in Italia, passavano i somieri con i muli carichi di merci.

“Questa montagna è di ascesa una liga e di discesa un altra liga, tutta saxosa et asperrima”, narrava nel 1492 il diplomatico veneziano Andrea de Franceschi, valicando il Settimo. “Non è alcuno arboro qui sopra, ma è tutta crudele.”

A sinistra la via conduce a Bivio, l’unico villaggio di lingua italiana a nord delle Alpi, oggi ampiamente germanizzato. A destra, superato l’ospizio, la mulattiera scende verso Casaccia, in Val Bregaglia, nel Grigioni italiano.

Davanti a me il sentiero si inerpica verso il passo Lunghin, a 2645 metri. Oltre il valico c’è l’Engadina, terra romancia, e il villaggio di Maloja, giuridicamente di lingua italiana, ma ormai perlomeno trilingue.

Il simile e il diverso

“Esiste una cultura alpina?”, ci chiedevamo alcuni giorni fa con Jon Mathieu, direttore dell’Istituto di storia delle Alpi di Lugano.

“Ci sono aspetti comuni, legati allo sfruttamento agricolo di questo spazio, ripido e ad alta quota”, rispondeva Mathieu.

Gli attrezzi agricoli del passato e i macchinari odierni, le forme di coltivazione e l’architettura contadina dovevano e devono rispondere a problemi simili, lungo tutto l’arco alpino.

“D’altra parte la cultura alpina è molto differenziata”, aggiungeva. “Prendiamo l’esempio delle lingue: un carinziano, con il suo dialetto austriaco, non riesce a capire il patois di un abitante delle Alpi francesi. Tra di loro parlano magari inglese”.

Dalle Alpi si arriva ovunque

Sul Lunghin un cartello avverte che ci si trova presso un triplice spartiacque. I rivoli d’acqua che il sole strappa alla neve scorrono verso l’Inn, finendo nel Mar Nero, o verso la Maira, con destinazione Adriatico, o ancora verso la Gelgia e il Mare del Nord.

Ora il sentiero cala rapidamente verso Maloja (1806 metri). A Maloja salgo sul bus che mi condurrà alla stazione di Samedan e al treno per Coira e quindi per Zurigo e Berna. Un signore mi indica il sedile accanto al suo. È Jost Falett, insegnante, ex-presidente della Lia Romantscha, l’organizzazione culturale dei romanci grigionesi.

Scambiamo quattro parole in tedesco - svizzero-tedesco, per la precisione - poi ci guardiamo un po’ imbarazzati. Perché parliamo tedesco, quando la sua lingua è il romancio, la mia l’italiano?

Proseguiamo ognuno nel proprio idioma, io nel dialetto lombardo della Val Poschiavo, lui in romancio dell’Engadina. Ci capiamo lo stesso, più o meno.

swissinfo, Andrea Tognina

Fatti e cifre

Itinerario rosso, tappa no. 80
Da Juf (2126 m.s.m.) a Maloja (1806 m.s.m.)
Ca. 6 ore di cammino

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In breve

La Via Alpina è la prima rete di sentieri che collega gli otto Stati alpini.

Tra Juf e Maloja la via segue un percorso ad alta quota, valicando i passi Forcellina e Longhin, entrambi oltre i 2600 m. e incrociando la mulattiera del Settimo. Dal Piz Lunghin (30 min. di deviazione) si gode un bel panorama delle montagne dell’Engadina e della Bregaglia.

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