Ultimatum del Cardiocentro Ticino a Casse malati e Cantone

Il sindaco di Lugano, Giorgio Giudici (a sinistra) e il direttore del Cardiocentro, Fabio Rezzonico (al centro) durante la conferenza stampa di lunedì Keystone

S'inasprisce lo scontro tra il servizio di cardiochirurgia di Lugano e la Federazione ticinese assicuratori malattia (FTAM). Se quest'ultima non pagherà le fatture per le prestazioni sanitarie effettuate, dal prossimo giugno il Cardiocentro, potrà garantire solo i servizi di urgenza.

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 maggio 2001 - 08:57

Vista l'attuale situazione finanziaria, i ricoveri programmati sarebbero sospesi sino alla soluzione della vertenza. Per i pazienti ci sarà una lista di attesa e il pagamento di un deposito di garanzia e del saldo finale per le cure ricevute.

Lunedì mattina, con una conferenza stampa, il Consiglio di fondazione del Cardiocentro Ticino è uscito allo scoperto per denunciare all'opinione pubblica una situazione che giudica insostenibile: il mancato incasso di gran parte delle fatture per le prestazioni già fornite ai pazienti del cantone nei primi due anni di attività. Il credito vantato ammonta a 16,8 milioni di franchi, una cifra notevole che sta mettendo in serie difficoltà il nosocomio.

La vertenza con la FTAM si trascina ormai da tempo. Nel maggio dell'anno scorso il Consiglio federale, nell'ambito della nuova pianificazione ospedaliera, ha riconosciuto il Cardiocentro come Istituto privato d'interesse pubblico, autorizzato ad operare a carico della Legge Assicurazione malattia (LAMal), il che significa che le casse malattia devono coprirne i costi al 100%. Questo almeno in teoria. In pratica succede invece che, mancando ancora una convenzione tariffale, la FTAM chiama a sua volta alla cassa anche il governo ticinese: il Cardiocentro, per quanto privato, svolge un servizio pubblico, per cui anche il Cantone deve pagare la sua parte.

Una richiesta alla quale il Consiglio di stato ha risposto già di no. Ribadendo così la sua volontà di attenersi alla decisione del Gran Consiglio, che aveva decretato la fine dei contributi una tantum al Cardiocentro, dopo le feroci polemiche sull'eredità del medico tedesco Eduard Zwick, che ha lasciato alla struttura sanitaria una diecina di milioni di franchi.


Per sbloccare la situazione, il Consiglio di fondazione ha chiesto al governo ticinese di fissare d'ufficio un tariffario provvisorio immediatamente applicabile, in attesa delle tariffe definitive, per permettere alla struttura sanitaria di fatturare e incassare subito quanto dovuto per le prestazioni fornite sino adesso. Ma contro questo tariffario la FTAM ha già annunciato un ricorso, con effetto sospensivo, al Consiglio federale. Effetto sospensivo che il Governo ticinese, come ha precisato, non intende revocare.

Per trovare una soluzione rapida ad un problema di cui faranno le spese quanti hanno bisogno di essere curati al Cardiocentro, dovrebbe intervenire a questo punto l'Ufficio federale di giustizia, proponendo un tariffario provvisorio in attesa che venga evaso il ricorso della FTMA.

"Il Cardiocentro - ha sottolineato il Consiglio di fondazione - non vuole più fungere da istituto di credito per gli assicuratori malattia". Perciò, per fronte al difficile quadro finanziario sono state annunciate drastiche misure. Dunque, se non si arriva a capo di questa vertenza, tra qualche giorno saranno possibili solo le prestazioni d'urgenza. Per i ricoveri si procederà con la lista d'attesa e la fatturazione delle cure ricadrà direttamente sui pazienti.

Tuttavia, per evitare gravi conseguenze economiche per i pazienti di classe comune, che sono obbligati dal Cantone a far capo alla struttura, si è deciso di non richiedere ad essi per il momento il deposito di garanzia. Con la speranza che la FTMA firmi la convenzione tariffale per la classe comune al 100% o almeno accetti di pagare immediatamente le tariffe provvisorie decise dal Consiglio di stato, fino a quando non arriverà ad un accordo con quest'ultimo per la ripartizione dei costi.

Libero D'Agostino

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