Un’Europa verde senza frontiere

A pochi mesi dalle elezioni europee i delegati di oltre 30 Paesi, fra cui la Svizzera, hanno fondato a Roma il Partito verde europeo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 febbraio 2004 - 09:46

Il primo partito europeo vuole contribuire alla creazione di un’Europa non solo economica ma anche politica ed ecologica.

Domenica a Roma, nella stessa sala dove nel 1957 venne firmato il trattato di fondazione della CEE, 32 partiti ecologisti europei hanno fondato ufficialmente il Partito verde europeo (PVE).

A quattro mesi dalle elezioni europee i vari movimenti ecologisti nazionali si sono resi conto della necessità di unire le forze per affrontare le sfide dell’imminente futuro.

“Alle prossime elezioni non vogliamo presentarci in ordine sparso ma insieme”, spiega a swissinfo Giorgio Canonica, ecologista, deputato al Gran Consiglio ticinese.

Ma anche l’allargamento ad est dell’Unione europea ha dato una spinta alla creazione del nuovo partito. Come dice Canonica, “la giustifica ancora di più”.

“Nei nuovi Paesi membri dell’Unione europea i partiti ecologisti sono ancora deboli”, gli fa eco Ueli Leuenberger, vice presidente del Partito svizzero dei Verdi, “bisogna sviluppare il loro potenziale”.

Una Svizzera attiva

La Svizzera, con la sua decennale tradizione ecologista, pur non essendo membro dell’Unione europea, è molto presente nell’ambito della Federazione dei verdi europei e ha contatti regolari con i movimenti ecologisti dei Paesi vicini.

I Verdi ticinesi, in particolare, hanno contatti molto frequenti con i Verdi italiani: “Non sono molto forti”, dice Canonica, “costituiscono il 2%, una percentuale che corrisponde a quella del Ticino".

Una nuova Costituzione

Il primo obiettivo del Partito verde europeo sarà la creazione di una Costituzione europea. “Se l’Europa vuole svolgere un ruolo nel mondo, dobbiamo dotarci di una Costituzione europea”, ha detto a Roma il ministro degli esteri tedesco, l’ecologista Joschka Fischer.

I Verdi europei sottolineano pure che la nuova Europa non è solo una comunità economica ma anche politica ed ecologica.

Fra gli altri obiettivi del nuovo partito figurano i temi da sempre cari ai movimenti ecologisti: la politica ambientale, la nuova politica nord-sud, l’opposizione all’energia nucleare e agli organismi geneticamente modificati e i rapporti internazionali.

Ma il nuovo partito si preoccupa anche di temi di grande attualità in questo momento come la minaccia del terrorismo.

A questo proposito il ministro Fischer ha sottolineato che “una pace duratura, senza terrorismo può esserci solo se tutti gli esseri umani hanno gli stessi diritti”.

La guerra, pomo della discordia

I movimenti nazionali che fanno parte del nuovo partito sono molto diversi fra di loro, ma “le divergenze sono marginali”, spiega Giorgio Canonica, “abbiamo una linea politica comune. I Verdi sono il partito del 21esimo secolo”.

“Oggi quasi tutti i partiti sono per l’Europa”, dice a swissinfo Ueli Leuenberger. Anche gli ecologisti svizzeri non si oppongono più all’idea di un’Europa unita.

“La divergenza principale è legata alla partecipazione alle guerre” spiega il deputato ticinese.

Il caso più clamoroso è stato quello dell’intervento della NATO in Serbia. I Verdi tedeschi, essendo membri del governo, hanno dovuto accettare di partecipare all’azione militare.

“I Verdi svizzeri, invece,” ribadisce Giorgio Canonica, “sono assolutamente contrari ad ogni tipo di conflitto armato”.

swissinfo, Elena Altenburger

Fatti e cifre

Oltre 1000 delegati ecologisti hanno fondato a Roma il nuovo partito verde europeo
I paesi rappresentati sono una trentina

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In breve

Domenica 22 febbraio è stato firmato l’atto di fondazione di un nuovo partito ecologista: The European Green Party.

Ne fanno parte i 15 Paesi membri dell’UE, alcuni dei nuovi membri e paesi per ora fuori dall'Ue: Svizzera, Russia, Ucraina, Georgia, Romania, Bulgaria e la Norvegia.

Con questa formazione i Verdi vogliono presentarsi alle elezioni europee del 12 e 13 giugno.

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