Un nuovo processo d'appello riapre il caso Hänggi

Silvio Giovanoli (a destra) e Nicolas Hänggi, ritratti in occasione di un loro precedente processo Keystone

Da giovedì, nella località di Zacapa in Guatemala, si svolge il nuovo processo d'appello, che dovrà confermare o meno la condanna a 12 anni di carcere per narcotraffico, inflitta ai cittadini svizzeri Nicolas Hanggi e Silvio Giovanoli nell'agosto scorso. L'interminabile odissea giudiziaria si trascina ormai da tre anni e mezzo, mentre i due giovani permangono rinchiusi nel settore di massima sicurezza della Prigione Preventiva della Zona 18 della capitale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 marzo 2001 - 14:11

La vigilia dell'udienza è stata movimentata dalle tensioni emerse per la prima volta fra gli avvocati difensori. In particolare, il nuovo legale del grigionese Giovanoli, Telesforo Guerra, ha modificato a sorpresa la strategia difensiva per la quale, da questo momento, Silvio accusa Nicolas Hänggi e suo padre Andreas (ex direttore della Nestlè in Guatemala, assolto da ogni responsabilità e liberato due anni or sono) di aver usato a sua insaputa la società Originales Sesenta (di cui lo stesso Giovanoli è titolare) per esportare il container di piante ornamentali in cui è stata scoperta la cocaina.

L'avvocato Guerra ha dichiarato, in una nostra intervista, di non voler pregiudicare nessuno con questa svolta processuale "salvo conseguire l'immediata liberazione del mio cliente, che non può essere condannato solo per il fatto di rappresentare legalmente quella società". Allo stesso modo ha rassicurato al riguardo la rappresentanza consolare svizzera nella capitale guatemalteca.

Ma l'incartamento della sua richiesta d'appello parla chiaro al riguardo, tanto da aver provocato la reazione preoccupata dell'avvocata di Nicolas Hanggi, Lea de Leon, che, oltre a considerare l'accusa priva di fondamento, si mostra preoccupata per questo "sorprendente cambiamento dopo tre lunghi anni di processi e ricorsi, condotti con una linea di difesa comune che puntava all'assoluzione di tutti gli imputati per mancanza totale di prove significative, oltre che per gravi vizi di forma e di fondo sia nella fase investigativa, sia durante il procedimento giudiziario".

In più, secondo la de Leon, "questa decisione potrebbe rivelarsi controproducente per entrambi gli imputati, visto che normalmente i giudici in Guatemala vedono di malocchio questi scarichi di responsabilità fra accusati".

A questo punto, visto il nuovo controverso panorama e i ripetuti passati colpi di scena giudiziari di questa incredibile vicenda legale, risulta impossibile azzardare qualsiasi previsione. Qualcuno non esclude persino che la Corte d'Appello possa decidere di azzerare il tutto e di ordinare la ripetizione per la terza volta del dibattimento di primo grado. Magari mettendo sotto processo di nuovo il dottor Andreas Hänggi, per il quale dovrebbe essere avviata la procedura di estradizione dall'Argentina, paese nel quale si trova col resto della sua famiglia dopo la sua liberazione nel febbraio del '98.

Gianni Beretta

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