Una delegazione militare americana è giunta in Pakistan

L'appoggio assicurato dal governo pakistano agli Stati Uniti non è condiviso da tutta la popolazione: nella foto una manifestazione di protesta a Karachi, in Pakistan Keystone

La delegazione, definita di alto rango, ha raggiunto Islamabad per discutere con le autorità locali dei piani della campagna militare che gli Stati Uniti intendono condurre contro il regime afgano dei Talebani, tuttora sospettati di ospitare Osama Bin Laden. Secondo i sondaggi d'opinione, gli americani si preparano ad una lunga guerra contro il terrorismo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 settembre 2001 - 11:25

Il presidente del Pakistan, il generale Pervez Musharaf, ha garantito il proprio pieno sostegno agli USA nella loro caccia ai colpevoli dell'attentato dello scorso 11 settembre a New York e Washington.

In un messaggio televisivo, il leader pakistano ha precisato le richieste che gli sono state rivolte da Bush: accesso allo spazio aereo pakistano, supporto logistico e lavoro comune tra i servizi segreti delle rispettive nazioni.

La Casa Bianca ha annunciato la revoca delle sanzioni imposte nel 1998 contro il Pakistan e l'India all'indomani degli esperimenti nucleari effettuati dai due paesi in violazione degli accordi di non proliferazione. La loro eliminazione è stata decisa per premiare il Pakistan per la collaborazione logistica offerta agli Usa nella guerra contro il terrorismo. L'Amministrazione del presidente George W. Bush aveva deciso di togliere le sanzioni contro l'India ancora prima degli attacchi terroristici dell'11 settembre.

Il segretario di Stato americano Colin Powell, in interviste televisive, ha detto di ritenere che in Pakistan la situazione sia stabile e che l'azione militare degli Stati Uniti contro il terrorismo non comporti rischi nucleari in quel Paese.

Powell ha anche ribadito che l'obiettivo di qualsiasi azione militare americana in Afghanistan sarebbe il terrorista Osama bin Laden e non il popolo afghano. «Ci interessa - ha detto Powell ai giornalisti, ancora prima di comparire in tv - Bin Laden e la sua organizzazione al-Qaeda, che sono gli assassini di oltre 6.000 persone in questo attacco, che sono stati assassini in altri attacchi».

La notizia diffusa dai Talebani, secondo la quale Bin Laden si sarebbe reso introvabile pure a loro, non ha convinto le autorità americane. Il segretario alla difesa americano, Donald Rumsfeld, ha dichiarato senza mezzi termini di non credere a questa versione dei fatti.

I preparativi dell'attacco militare

La più massiccia mobilitazione militare americana dai tempi della guerra del Golfo procede a ritmo serrato. Secondo quanto scrive il 'New York Times', entro lunedì il presidente Bush firmerà un ordine esecutivo in cui identifica i terroristi e le organizzazioni da prendere di mira nella campagna militare e irrigidisce le misure già in vigore per il congelamento dei loro beni negli Usa.

Il documento, secondo le fonti del giornale, conterrà una specie di mappa del terrorismo, indicando gli obiettivi da colpire anche a medio e lungo termine.

Si sono già levati in volo dalle loro basi in Usa, diretti alla zona d'operazione tra il Golfo e l'Oceano Indiano, centinaia di bombardieri pesanti B-1 e B-52 nonché gli aerei d'attacco 'Warthog', costruiti per colpire carri armati e appoggi aerei di terra del nemico. Nella regione convergono anche aerei cisterna e numerose unità navali da combattimento e portaerei.

Gli Stati Uniti hanno ricevuto nelle ultime ore appoggi logistici dalla Turchia e dalle Filippine, mentre traballa il sostegno, finora dato per scontato, dell'Arabia Saudita.

La coalizione anti-terrorismo continua intanto a crescere. Lunedì, anche la repubblica centro asiatica del Kazakhstan ed il Sudan (quest'ultimo iscritto nella lista nera di Washington per gli appoggi dati in passato a vari gruppi terroristici) hanno garantito il loro sostegno allo schieramento guidato da Washington nella lotta contro i terroristi.

Le indagini

I protagonisti dell'attacco dell'11 settembre avevano un piano più vasto, che coinvolgeva altri aerei oltre ai quattro di cui hanno preso il controllo.

Fonti dell'inchiesta hanno rivelato al network tv Nbc che sono stati individuati i conti dei terroristi e che il gruppo aveva accesso a depositi bancari fuori dagli Usa per complessivi 500.000 dollari destinati alle spese operative.

L'America guarda con attenzione anche agli arresti operati all'estero, in Germania, Belgio, Francia, Gran Bretagna e Canada.

Il ministero della giustizia ha reso noto di aver formalizzato accuse di violazione delle leggi sull'immigrazione per 33 delle 80 persone fermate durante le indagini. I loro paesi di origine sono Egitto, Israele, Pakistan, Giordania, India, Arabia Saudita, Iran, Kuwait e Siria. L'Fbi intanto ha fatto salire a 273 nomi l'elenco delle persone da tenere sotto controllo negli Usa e da fermare immediatamente se si presentano in porti o aeroporti.

Un'accelerazione alle indagini potrebbe arrivare anche per effetto della taglia da 24 milioni di dollari posta dal presidente George W.Bush sulla testa dei terroristi.

Sondaggi negli Stati Uniti

Otto americani su dieci sono convinti che la guerra contro il terrorismo durerà «molti anni» e il 44% prevede un conflitto di «almeno 10 anni», secondo i risultati di un sondaggio del settimanale Newsweek.

Pur esprimendo approvazione per l'operato del presidente George W. Bush (l'86%), da un altro sondaggio effettuato dall'agenzia di stampa Associated Press risulta che il 90 per cento degli americani affiderebbe alle Nazioni Unite il compito di unire i paesi del mondo in una lotta collettiva contro il terrorismo.

Un altro sondaggio ancora regala una buona notizia ai giornalisti. Un'indagine condotta dal Pew Research Center dimostra che il 90% degli americani considera «buona» o «eccellente» la copertura fatta dai media degli attacchi al World Trade Center e al Pentagono. La maggioranza, il 56%, l'ha giudicata «eccellente».

Gli americani continuano ad appoggiare la campagna militare che l'Amministrazione Bush sta per intraprendere contro i terroristi. Ma la maggioranza giudica più importante nella guerra al terrorismo le operazioni d'intelligence piuttosto dell'uccisione dei militanti e il bombardamento delle loro basi.

swissinfo e agenzie

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