Una donna cullata da due culture

Corsi di formazione finanziati dalla Fondazione Manush. Dopo aver ricevuto minacce per aver difeso la causa dei rom in Ungheria, Gina Böni ha preferito rinunciare alla pubblicazione di un suo ritratto

Cresciuta un po' a Glarona e un po' a Budapest, con un padre svizzero e una madre ungherese, Gina Böni è stata confrontata già da bambina a realtà e culture diverse, quando l'Europa era ancora divisa in due.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 settembre 2007 - 11:43

Oggi, la giornalista svizzera vive in Ungheria, dove ha creato una fondazione per aiutare i roma, la minoranza discriminata ed emarginata della popolazione.

"Sono nata in Svizzera e ho la nazionalità svizzera. Ma nella culla mi sono state messe due culture, una dell'Europa occidentale ed una dell'Europa orientale, che mi hanno accompagnato per il resto della vita", spiega sorridendo Gina Böni nel suo ufficio di Budapest.

Figlia di un cittadino svizzero e di un'espatriata ungherese, la giornalista e responsabile di un'organizzazione umanitaria trascorre i primi anni della sua vita a Glarona.

"Mia madre non voleva che i suoi figli perdessero la loro cultura ungherese. Così nel 1957, quando avevo 7 anni, sono stata affidata ai nonni, che vivevano a Budapest, affinché potessi seguire le scuole elementari in Ungheria".

Mentre 200'000 profughi fuggono dall'Ungheria tra il '56 e il '57, dopo la sanguinosa repressione del tentativo di insurrezione contro il regime comunista, Gina Böni figura tra le pochissime persone che lasciano la Svizzera per vivere alcuni anni oltre la Cortina di ferro.

Incomprensione della gente

A quell'epoca, questa volontà della famiglia Böni di salvaguardare le proprie origini culturali non può che sollevare una certa sorpresa.

"In Ungheria questa scelta appariva incredibile, ma suscitava reazioni piuttosto positive. In Svizzera, in piena Guerra fredda, le reazioni erano molto negative. A Glarona, perfino i ragazzi dei villaggi vicini erano trattati con freddezza, come se se venissero da un altro mondo. La gente poteva ancora meno capire che una ragazza svizzera dovesse seguire le scuole in un paese comunista dell'Est", ricorda Gina Böni.

Al suo ritorno in Svizzera, durante le vacanze e poi al termine delle scuole elementari, già da ragazza Gina Böni vive sulla propria pelle i conflitti ideologici che dominano l'Europa in quegli anni.

"Devo dire che ho sofferto a lungo in Svizzera per l'atteggiamento e i commenti della gente, soprattutto gli adulti. In questo modo ho dovuto confrontarmi molto presto al peso di queste doppie radici culturali".

Un cuore per i roma

"Soltanto all'età di 25-30 anni ho iniziato a capire che il fatto di provenire da due culture diverse poteva essere anche una ricchezza. Ho quindi cercato di convertire questo fardello in qualcosa di positivo".

Gina Böni diventa così giornalista. Lavora dapprima a Zurigo e poi, dal 1990, a Budapest, dove risiede tuttora. Nella capitale ungherese collabora attualmente ai programmi della televisione austriaca ORF.

"Desideravo da tempo conoscere meglio questo paese. Il crollo della Cortina di ferro, nel 1989, mi ha aperto le porte per venire a lavorare a Budapest, come corrispondente per i media occidentali".

In Ungheria, Gina Böni si lancia con passione nella difesa della minoranza roma. Gli zingari, quasi 1 milione di persone che vivono soprattutto nelle regioni nord-orientali del paese, sono stati costretti dopo la Seconda guerra mondiale a diventare sedentari e a lavorare nell'industria pesante.

"Con la caduta del comunismo è crollata anche l'industria pesante. Oggi la maggior parte dei roma sono senza lavoro e continuano a subire gravi discriminazioni. Sta inoltre crescendo una nuova generazione, che non ha mai visto lavorare i propri genitori e che non sembra avere speranza".

L'ergastolo dorato della Svizzera

Per aiutare i giovani roma a trovare un futuro nella nuova Ungheria, Gina Böni crea così la fondazione Manush, che si impegna tra l'altro per avvicinare insegnanti e scolari roma ai media e alla nuova società dell'informazione.

"In Ungheria, come in molti altri paesi, predomina ancora un atteggiamento di chiusura nei confronti delle minoranze, considerate soprattutto un problema. In Svizzera si è invece capito da tempo che le minoranze rappresentano anche una ricchezza".

Il rispetto delle minoranze non è la sola qualità del suo paese di nascita che Gina Böni ama ricordare.

"Vivendo molti anni all'estero, ho imparato ad apprezzare molte cose della Svizzera: l'ottima infrastruttura, i servizi che funzionano, l'affidabilità della gente. E poi uno spirito civico molto forte, la consapevolezza dei propri diritti politici e sociali, come quelli dei consumatori".

"La cittadinanza svizzera è un come l'ergastolo. Non vi si sfugge più per tutta la vita, si mantengono sempre alcuni riflessi tipicamente elvetici".

Ma nonostante i buoni ricordi e un po' di nostalgia, il futuro di Gina Böni sarà probabilmente a Budapest.

"A Budapest si respira la storia, si ha il privilegio di vivere in una città in grande mutazione. In Svizzera quasi tutto è ormai consolidato. Vi potrei vivere una vita più tranquilla, ma avrei l'impressione di trovarmi sotto una campana di vetro. Qui percepisco invece il polso della storia, mi sento molto più reale".

swissinfo, Armando Mombelli

Quinta Svizzera

A fine 2005, vivevano all'estero 645'010 svizzeri, di cui 1'691 in Ungheria.

Due terzi dei membri della Quinta Svizzera risiedono in Europa.

Tre quarti degli svizzeri dell'estero dispongono di una doppia nazionalità.

112'000 sono iscritti nei registri elettorali.

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Gina Böni

Gina Böni nasce nel 1950 a Glarona.

Tra il 1957 e il 1962 segue le scuole elementari a Budapest.

Dopo aver ottenuto un diploma di commercio, negli anni '80 lavora come giornalista in Svizzera.

Nel 1990, dopo il crollo de comunismo e l'apertura delle frontiere, si trasferisce a Budapest, dove lavora come corrispondente per alcuni media occidentali.

Nel 1997 prosegue la sua carriera a Londra e nel 1999 ritorna a vivere in Svizzera.

Dal 2000 risiede nuovamente a Budapest. Attualmente collabora alla produzione di programmi televisivi per l'emittente austriaca ORF e dirige una fondazione che offre programmi di formazione per insegnanti e giovani appartenenti alla minoranza dei roma.

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