Navigazione

Saltare la navigazione

Funzionalità principali

Una persona su sei soffre di dolori cronici

I dolori cronici possono condurre alla depressione e perfino al suicidio

(Keystone)

In Svizzera, secondo uno studio condotto su scala europea, ci sono 1,5 milioni di persone affette da dolori cronici.

Il problema è tuttora sottovalutato, sostengono gli esperti, che auspicano una migliore formazione dei medici e più comunicazione con i pazienti.

Secondo lo studio, condotto in sedici paesi europei, in Svizzera il 32 percento dei nuclei familiari sono confrontati al problema dei dolori cronici, che colpisce mediamente una persona su sei.

Gli esperti sollecitano quindi un miglioramento della formazione dei medici e del personale curante e un rafforzamento delle informazioni per i pazienti.

Un problema sottovalutato

«Questo problema è sottovalutato dai medici e dalla società», ha rilevato martedì, in una conferenza stampa a Berna, il direttore della Clinica di neurologia di Aarau, Ulrich W. Büttener.

Nella ricerca è stato evidenziato che nove medici su dieci non hanno mai effettuato una vera diagnosi del dolore sui pazienti in questione.

Le conseguenze sono drammatiche, tanto che ogni anno sono 200mila le persone indotte a pensare al suicidio per sfuggire ai dolori.

Il 18 per cento di coloro che hanno dolori cronici cade nella depressione e il 16 per cento perde il posto di lavoro.

Il 43 per cento si sente peraltro abbandonato alla propria sofferenza: una proporzione nettamente più elevata rispetto alla media europea, che è del 26 per cento.

Migliorare la comunicazione

«La comunicazione fra medico e paziente deve essere migliorata», ha sottolineato il reumatologo Markus Felder, «perché apparentemente ci sono medici di famiglia che non hanno abbastanza tempo per i loro pazienti».

Il vicedirettore dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali Fritz Britt ha dal canto suo osservato che la «Svizzera deve assolutamente fare uno sforzo di recupero».

Coloro che hanno dichiarato di soffrire di dolori cronici, in media si trovano in tali condizioni da oltre 7 anni. «E un paziente su quattro vive questa situazione da oltre 20 anni», ha dichiarato Uwe Freisens, dell'istituto NFO Infratest Health di Monaco di Baviera, che ha realizzato lo studio.

Il problema del dolore è reso più acuto dal fatto che l'argomento è tuttora tabù. «In Svizzera si parla poco dei dolori cronici», sostiene Freisens, «forse anche perché la gente teme conseguenze sociali, confessando di assumere medicamenti contro i dolori cronici».

Soffrono anche i giovani

L'età media delle persone che soffrono di dolori cronici è di 48 anni. Ma il problema riguarda anche i giovani: circa il 20 per cento ha fra i 18 e i 30 anni, ha precisato il ricercatore.

Il 39 per cento provano dolore in continuazione, il 35 per cento quotidianamente e il 26 per cento più volte alla settimana.

Le cause più frequenti del male sono reumatismi e artriti (34 per cento) e problemi della colonna vertebrale (25 per cento).

Per lo studio, fra ottobre 2002 e giugno 2003, sono state complessivamente intervistate 46mila persone, di cui 3000 in Svizzera.

Domande supplementari più particolareggiate sono inoltre state rivolte ad almeno 300 persone che soffrono di dolori cronici, in ognuno dei sedici Paesi.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Il 18 % di coloro che soffrono di dolori cronici cade nella depressione
il 16 % perde il posto di lavoro
il 43 % si sente abbandonato alla propria sofferenza
ogni anno 200mila persone pensano al suicidio per sfuggire ai dolori.

Fine della finestrella

In breve

Da uno studio in 16 paesi europei risulta che in Svizzera i dolori cronici costituiscono un serio un problema sociale, che riguarda una persona su sei.

I dolori cronici, causati in prevalenza da reumatismi, artriti e problemi alla colonna vertebrale, colpiscono soprattutto persone di mezza età, ma anche i giovani non sono riparmiati.

Da un lato, il corpo medico sembra sottovalutare la situazione. Dall'altro, gli stessi pazienti non parlano volentieri dei dolori cronici e dei medicamenti che assumono, perché temono conseguenze sociali.

Ora, secondo gli esperti, occorre soprattutto migliorare la comunicazione tra medico e paziente.

Fine della finestrella


Link

subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

×