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Una politica d'asilo più dura aumenta il crimine

Secondo Ledergerber le città sostengono oneri maggiori a causa dei clandestini

(Keystone)

Il sindaco della più grande città svizzera, Zurigo, avverte che i piani del governo per inasprire la legge sull’asilo potrebbero far aumentare la criminalità urbana.

In un’intervista con swissinfo, Elmar Ledergerber afferma che le città svizzere si sentono tagliate fuori dal dibattito nazionale su come affrontare l’immigrazione illegale.

Il parlamento sta attualmente discutendo una serie di misure restrittive sulle procedure di immigrazione e di asilo.

La città di Zurigo si distingue in questo settore con delle proposte originali per garantire un minimo di integrazione ai richiedenti d’asilo. Ad esempio, ai profughi sono proposti lavori di pubblica utilità retribuiti con un salario più che altro simbolico.

La scorsa settimana la città di Zurigo ha organizzato una conferenza sull’asilo cui hanno partecipato un centinaio di rappresentanti di comuni e enti sociali, per confrontare le proprie preoccupazioni ed esporle alle autorità federali.

La conferenza arriva a sei mesi dall’introduzione di nuove misure, che comprendono l’interruzione dell’assistenza sociale per i richiedenti la cui domanda d’asilo è stata respinta.

La settimana scorsa un rapporto dell’ufficio federale dei rifugiati rivelava che la maggior parte dei circa 1,500 richiedenti d’asilo respinti tra aprile e luglio è scomparsa.

Secondo il sindaco di Zurigo è inevitabile che entrino nella clandestinità, ma le autorità comunali non possono semplicemente ignorarli.

swissinfo: Le città svizzere si sentono escluse dalle discussioni riguardanti l’asilo, in cui sono coinvolti governo e cantoni. È vero?

Elmar Ledergeber: Sì, è così. Le città svizzere semplicemente non esistono quando si tratta di politica federale. Siamo noi a dover applicare le norme adottate dal governo e dal parlamento a Berna. Ma non siamo coinvolti nel processo di sviluppo di strategie e soluzioni.

swissinfo: E come vorrebbe che fossero coinvolte le città nel dibattito?

E.L.: Dovremmo far parte di una sorta di gruppo di consulenti o partecipare a seminari in cui poterci scambiare le nostre esperienze, i nostri punti di vista sui problemi e le possibili soluzioni.

Non sto dicendo che dovrebbero andare a Berna centinaia di rappresentanti di città e comuni, ma penso che quando si apre un dibattito come quello sull’asilo nella capitale federale, si dovrebbe invitare una delegazione.

swissinfo: Quali pensa saranno le conseguenze dell’inasprimento delle leggi sull’immigrazione?

E.L.: Basandoci sulla nostra esperienza in questo campo, temiamo che un inasprimento delle leggi spingerà coloro che desiderano restare in Svizzera ad entrare nella clandestinità, rendendosi irreperibili.

Vivranno nelle nostre città e qualcuno sarà anche obbligato a ricorrere a crimini minori per sopravvivere. E poi alla fine saremo noi che dovremo risolvere il problema, anche dal punto di vista finanziario.

swissinfo: L’anno scorso la città di Zurigo ha lanciato un progetto pilota per gli asilanti, in cui sono proposti lavori di pubblica utilità retribuiti con un salario più che altro simbolico. I critici dicono si tratta di sfruttamento…

E.L.: È completamente sbagliato. La nostra intenzione non è mai stata quella di trovare manodopera a basso costo, o a costo zero. C’erano centinaia di persone in città che non avevano nulla da fare, e passavano tutto il tempo nelle stazioni ferroviarie o in giro per strada. E ciò provocava sentimenti negativi.

Così abbiamo pensato che se trovavamo loro qualcosa da fare sarebbero stati visti in un altro modo dalla popolazione locale. Abbiamo scoperto che coloro che lavoravano nel nostro programma venivano accettati come membri della comunità.

Questo schema ha funzionato nel favorire l’integrazione, i richiedenti l’asilo sono trattati come esseri umani e si mostra che non sono solo interessati ai nostri soldi e alla nostra ospitalità, ma che sono disposti a dare qualcosa in cambio.

swissinfo: Il progetto pilota continua fino alla fine dell’anno. Cosa succede dopo?

E.L.: Stiamo valutando i benefici e gli svantaggi del progetto. Il consiglio comunale ne discuterà in dettaglio, probabilmente in ottobre, prima di decidere se proseguire.

Penso anche che il cantone di Zurigo e le autorità federali dovrebbero darci una mano, almeno finanziariamente.

swissinfo: Ci sono altre città o cantoni interessati all’introduzione di programmi simili di lavori di pubblica utilità?

E.L.: Molti hanno già introdotto questo tipo di progetto. Offrono anche lavori temporanei agli asilanti, e ho sentito dire che si tratta di esperienze che hanno avuto molto successo.

swissinfo: All’inizio dell’anno, le autorità federali hanno introdotto nuove misure che interrompono l’assistenza sociale ai richiedenti la cui domanda è stata respinta. Qual è stato l’impatto su Zurigo?

E.L.: È stato esattamente come temevamo. Molte di queste persone non hanno lasciato il paese, ma sono entrate nella clandestinità. Restano nelle nostre città, e se hanno fame o hanno altri problemi, spetta ai nostri servizi sociali aiutarli. Dobbiamo rispettare le leggi internazionali sui diritti umani e non possiamo semplicemente voltar loro le spalle.

In breve, le decisioni politiche prese a livello nazionale hanno creato problemi alle città e non siamo per nulla contenti. Le autorità federali non hanno saputo valutare la portata del problema, se pensano che introducendo semplicemente nuove restrizioni si libereranno di queste persone.

Il fatto è che gli asilanti sono qui e dobbiamo occuparcene, trovando soluzioni pragmatiche.

Intervista swissinfo: Katalin Fekete, Zurich
Traduzione dall’inglese, Raffaella Rossello

In breve

Secondo l’ufficio federale dei rifugiati, in Svizzera c’erano 62'505 richiedenti d’asilo nel giugno di quest’anno. Il livello più basso dal 1990.

Il parlamento svizzero ha votato per una politica d’asilo più apra.

In una conferenza organizzata dalla città di Zurigo la settimana scorsa, un centinaio di rappresentanti di comuni e di organizzazioni sociali hanno chiesto di poter dire la loro sulle modalità da adottare per combattere l’immigrazione illegale.

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