Svizzera, vetrina della democrazia (9) Perché i grigionesi hanno ribadito il no alle Olimpiadi




"Siamo a favore delle Olimpiadi 2026": il governo dei Grigioni ha fatto i conti senza l'oste. Il popolo ha infatti seccamente bocciato i piani di candidatura nella votazione del 12 febbraio 2017.

"Siamo a favore delle Olimpiadi 2026": il governo dei Grigioni ha fatto i conti senza l'oste. Il popolo ha infatti seccamente bocciato i piani di candidatura nella votazione del 12 febbraio 2017.

(Keystone)

La fiamma olimpica nei Grigioni si è spenta ancor prima di essere accesa. Una chiara maggioranza – il 60% – dei votanti si è recentemente opposta ai piani di candidatura per l'organizzazione delle Olimpiadi invernali del 2026 nel cantone. La campagna a tappeto dei promotori, con il governo grigionese in prima linea, sembra essere stata controproducente.

Questo articolo fa parte di #DearDemocracyLink esterno, la piattaforma di swissinfo.ch sulla democrazia diretta.

Dopo la bocciatura popolare nel 2013 del progetto di candidatura per i Giochi del 2022, forti venti contrari soffiavano nuovamente sugli ambiziosi piani del governo cantonale per ospitare nei Grigioni le Olimpiadi invernali del 2016. L'esecutivo ha fortemente sostenuto il progetto. Forse troppo. E unilateralmente.

Il troppo stroppia

Un atteggiamento che è verosimilmente all'origine dello schiaffo popolare. Perlomeno è quanto sembrano indicare le interviste volanti effettuate da swissinfo.ch tra la gente per le strade di Coira in una soleggiata giornata d'inverno.

"Per me, la campagna pro-Olimpiadi del governo ha superato i limiti", ci dice un uomo, spiegandoci perché ha messo un no nell'urna. "Per me era davvero una forzatura", afferma una donna. Un'altra osserva: "È semplicemente stata fatta troppa pressione".

Ci sono soprattutto tre punti in relazione alla votazione sulla candidatura olimpica che sollevano interrogativi dal profilo della democrazia. Andreas GlaserLink esterno, professore di diritto pubblico all'università di Zurigo e direttore del Centro per la democrazia di Aarau (ZDALink esterno) dice: "Il governo cantonale ha trattato questa votazione diversamente da altri oggetti in cui è partecipe lo Stato".

Se il governo andasse così all'offensiva in ogni votazione, se ciò facesse parte della cultura politica nei Grigioni, il popolo lo avrebbe potuto accettare, spiega l'esperto di democrazia diretta. Ma rispetto a quelle che sono le condizioni abituali delle votazioni nel cantone, "a questo oggetto è stato dato un peso sproporzionato".

La combutta dei sostenitori

L'impegno "turbo" si è manifestato, tra l'altro, in una tavola rotonda alla quale hanno preso parte tutti e cinque i membri del governo, mentre non è stato invitato neppure un oppositore. Una sproporzione simile è veramente "straordinaria", rileva Andreas Glaser. In un contesto del genere "non ci si può formare una vera opinione".

Terzo punto critico: il progetto del dossier di candidatura è stato reso pubblico molto tardi. Non molto prima della votazione, i parlamentari cantonali non conoscevano ancora esattamente i contenuti del progetto, ossia dove avrebbero dovuto essere organizzate le competizioni e sorgere i villaggi olimpici. Per Jon Pult, deputato cantonale socialista e oppositore del progetto olimpico, "ciò era insostenibile e scorretto dal punto di vista democratico".

Solo quando mancava un mese al voto, è stato finalmente reso pubblico il fascicolo. Questo in seguito a due istanze che richiamavano il rispetto della legge cantonale sulla trasparenza. 

Una domanda di principio

Jon Domenic ParoliniLink esterno, che come capo del Dicastero cantonale dell'economia era responsabile per il fascicolo olimpico, respinge le accuse. "Tutte le informazioni necessarie per la votazione erano pubbliche. Nella prima fase volevamo concentrarci sulla questione di principio". In altri termini si trattava di sapere se il popolo in linea di principio era d'accordo o meno di organizzare le Olimpiadi invernali nel cantone.

Solo in una seconda fase, si sarebbe discusso del piano dettagliato. Stando a Parolini, "la suddivisione in due fasi è stata pensata proprio basandosi su una forte idea democratica di fondo". Il governo voleva avere il parere del popolo prima di investire milioni in un sofisticato piano dettagliato, che poi nessuno vuole, dice il direttore dell'economia grigionese.

Una delle ragioni della segretezza del progetto di base, secondo Parolini, era legata alla concorrenza del Vallese, un altro cantone di montagna, che stava preparando la propria candidatura. "Non volevamo rivelare ai concorrenti le nostre informazioni preparate con cura".

Da notare, tuttavia, che il termine ultimo per annunciare la candidatura a Swiss Olympic era la metà dicembre: da quel momento i progetti non potevano più essere modificati. Parolini precisa: "Già allora avevo l'intenzione di pubblicare il dossier. Era prima dell'inoltro delle due reclami che facevano riferimento alla legge sulla trasparenza".

Partecipazione del governo in corpore

Circa il grande attivismo del governo, Jon Domenic Parolini argomenta: "Ci siamo investiti molto, perché vedevamo grandi opportunità per i Grigioni". Che il governo si presentasse compatto alla tavola rotonda era dunque logico. Del resto, non era una cosa così insolita: "Il governo già in precedenza si era presentato in corpore ad eventi analoghi. Il moderatore e membri del pubblico hanno svolto il ruolo della critica con le loro domande". Inoltre, i membri dell'esecutivo hanno preso parte a tanti dibattiti contraddittori, ricorda.

A suo avviso, dire che l'impegno del governo è stato eccessivo, è una questione di opinione. "Io non l'ho trovato sproporzionato". Infatti "manteniamo sempre il dialogo con il popolo. Quest'ultimo ora ha indicato la sua volontà nella votazione. Ciò che noi naturalmente accettiamo completamente".

"Il voto popolare ha puntualmente esercitato la sua tipica azione correttiva e impedito che fossero investiti tempo e denaro in un progetto che non gode di ampia accettazione tra la popolazione", conviene Andreas Glaser. Secondo il professore di diritto, il risultato mostra che nel cantone dei Grigioni, tramite la democrazia diretta, possono essere prese decisioni contro un'opinione pubblicizzata in modo predominante e contro interessi economici.

Ma secondo lo specialista di democrazia diretta emerge un altro problema: "La rappresentanza non ha funzionato correttamente". Il popolo visibilmente non si è sentito rappresentato da coloro che aveva eletto in governo e in parlamento, considerato che i deputati avevano approvato il dossier a larga maggioranza e il governo lo ha fortemente sostenuto dall'inizio alla fine.

Quali sono le cause di questa frattura? Per Andreas Glaser, "ciò può essere legato all'elezione del parlamento con il sistema maggioritario" Questo sistema nei Grigioni nel corso degli anni è del resto stato ripetutamente criticato perché può distorcere la forza di voto e lascia scarse probabilità di ottenere un seggio parlamentare ai piccoli partiti.

Sion in corsa per le Olimpiadi

Nonostante il rifiuto popolare nei Grigioni, la Svizzera potrebbe ancora ospitare le Olimpiadi invernali del 2026. Il Vallese aspira infatti ad organizzarle e il comitato esecutivo di Swiss Olympic l'8 marzo ha approvato all'unanimità la candidatura del progetto "Sion 2026. I Giochi nel cuore della Svizzera". Esso coinvolge quattro cantoni – oltre al Vallese, Vaud, Berna e Friburgo – e comprende 17 siti per le gare.

In aprile il parlamento dello sport di Swiss Olympic è chiamato a ratificare la candidatura e dunque a lanciarla nella corsa internazionale.

Anche in Vallese la candidatura dovrà sottoporsi all'esame delle urne. Nel cantone, la candidatura olimpica di Sion attualmente sembra godere del sostegno popolare, ma fare pronostici sarebbe prematuro. La votazione si terrà probabilmente nell'autunno 2018. 

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(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi)

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