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Votazione del 5 giugno


Gli svizzeri condannano senza condizionale il reddito di base







In Svizzera il reddito di base incondizionato resta "un’utopia irrealizzabile", come l’hanno definito i suoi oppositori. Primi al mondo a poter decidere se lo Stato dovesse versarlo a tutti i cittadini, gli elettori elvetici oggi hanno detto un no schiacciante all’iniziativa che lo proponeva come "soluzione concreta" ai problemi legati alla robotizzazione del lavoro.

Il reddito di base incondizionato per tutti in Svizzera ha ottenuto il consenso solo di un votante su cinque. Ma i promotori sono convinti che con l'avanzare della digitalizzazione del lavoro e dell'invecchiamento della popolazione tornerà alla ribalta dei dibattiti. (swissinfo.ch)

Il reddito di base incondizionato per tutti in Svizzera ha ottenuto il consenso solo di un votante su cinque. Ma i promotori sono convinti che con l'avanzare della digitalizzazione del lavoro e dell'invecchiamento della popolazione tornerà alla ribalta dei dibattiti.

(swissinfo.ch)

L’iniziativa "Per un reddito di base incondizionato" è stata bocciata dal 77% dei votanti.  Il testo non ha trovato scampo in alcun cantone. Il tasso di no più basso è stato registrato a Basilea Città, con il 64%, mentre quello più elevato è stato segnato ad Appenzello Interno con l'87,4%.

Davide contro Golia

Come indicavano già i sondaggi prima del voto, il verdetto popolare è dunque senza appello, per quella che era una delle proposte più rivoluzionarie sottoposte a votazione popolare in Svizzera negli ultimi decenni.

Le premesse non erano del resto propizie. L'iniziativa lanciata da un gruppo di cittadini indipendenti aveva ottenuto l'appoggio solo dei Verdi e dell'estrema sinistra, mentre tutti gli altri partiti politici, l’Unione sindacale svizzera e le organizzazioni padronali la combattevano.

L'ampia alleanza formatasi per combattere l'RBI ovviamente oggi ha esultato di fronte al risultato del voto. In una nota, il comitato contro l'iniziativa, composto di sei partiti, si dice "sollevato" che popolo e cantoni abbiano "spazzato via senza pietà questo progetto utopico" che "avrebbe messo in pericolo la nostra prosperità e condotto al crollo del nostro sistema sociale ed economico".

Sulla stessa lunghezza d'onda il governo federale, che per bocca del ministro della socialità Alain Berset ha espresso soddisfazione per il netto rifiuto. Un risultato chiaro che indica che il popolo svizzero "tiene al sistema sociale ed economico che abbiamo oggi e che questo funziona bene, che bisogna continuare a svilupparlo", ha affermato il ministro socialista, ricordando le riforme in corso.  "Abbiamo un sistema che non ha bisogno di essere rivoluzionato, ma sviluppato e sostenuto", ha incalzato Berset.

Costi che mettono paura

A prevalere nelle opinioni dell’elettorato elvetico, secondo quanto emerso dalle indagini demoscopiche condotte dall'istituto gfs.bern prima della votazione, sono stati essenzialmente due argomenti degli avversari del reddito di base incondizionato (RBI): che esso agisse da disincentivo al lavoro e che non fosse finanziabile.

In realtà il testo sottoposto oggi al voto popolare sanciva unicamente il principio dell’istituzione di un RBI. Non fissava alcun importo né alcuna modalità di finanziamento, ma incaricava il legislatore di stabilirli.

Cosa significano 2'500 frs

L’articolo costituzionale su cui gli svizzeri hanno votato oggi indicava che il finanziamento e l’importo del reddito di base incondizionato (RBI) avrebbero dovuto essere disciplinati dalla legge. Il testo precisava che questo reddito - che in altri paesi è chiamato "reddito di cittadinanza" o "reddito universale" - avrebbe dovuto "consentire a tutta la popolazione di condurre un’esistenza dignitosa e di partecipare alla vita pubblica".

I promotori dell’iniziativa hanno formulato la cifra di 2'500 franchi mensili come punto di riferimento per avviare il processo legislativo per l’attuazione dell’RBI, se l’articolo costituzionale oggi fosse stato accettato. Questo importo corrisponde approssimativamente al minimo vitale medio – comprese le spese per l’alloggio e l’assicurazione sanitaria obbligatoria – in Svizzera. Il minimo vitale varia però notevolmente da cantone a cantone.

A titolo di paragone, lo stipendio lordo mediano in Svizzera, secondo l’Ufficio federale di statistica, nel 2014 (dati più recenti disponibili) ammontava a 6'189 franchi al mese.

Tuttavia, i promotori dell’iniziativa avevano ipotizzato che si dovesse partire da una base di discussione di un RBI mensile di 2'500 franchi per gli adulti e 625 franchi per i minorenni.

In base alla statistica della popolazione del 2012, quando è stata lanciata l’iniziativa, era quindi stato calcolato che ciò avrebbe rappresentato un totale sui 208 miliardi di franchi all’anno. Detraendo le rendite dell’attuale sistema di sicurezza sociale che sarebbero state sostituite dall’RBI e tenendo conto dei prelievi che sarebbero stati fatti sui salari, era stato stimato che sarebbe rimasto un saldo scoperto di circa 25 miliardi di franchi.

Una somma che spaventava la maggioranza della gente. Tanto più che gli stessi promotori dell’iniziativa erano divisi su come coprirla: taluni propendevano per un aumento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) – che concretamente si sarebbe tradotto in un rialzo lineare dell’8% –, altri prediligevano l’introduzione di una microtassa sulle transazioni finanziarie.

Un invito all’ozio

Un’altra preoccupazione diffusa era che se ogni cittadino ricevesse dallo Stato un reddito sufficiente per vivere, senza alcun vincolo di controprestazione, molti non lavorerebbero più.

Fatto curioso, in un sondaggio condotto l’anno scorso dall’istituto Demoscope, soltanto il 2% degli intervistati aveva detto che avrebbe sicuramente smesso di lavorare se avesse ricevuto un RBI di 2'500 franchi al mese. Ma la maggioranza di coloro che avevano dichiarato che avrebbero continuato a lavorare si era detta convinta che gli altri avrebbero smesso. Lo stesso sentimento di diffidenza sul comportamento "degli altri" è emerso anche in inchieste demoscopiche realizzate recentemente da altri istituti.

È dunque infondato il timore che l’RBI stimolerebbe l’ozio? Impossibile accertarlo. Sicuro, invece, è che gran parte dei votanti aveva questa apprensione. E questa prospettiva, in una società fortemente attaccata al valore del lavoro come quella svizzera, aveva pesantemente ipotecato l’iniziativa sin dall’inizio.

Così alla fine solo circa un votante su cinque ha aderito alla visione dei sostenitori dell’iniziativa, stando ai quali occorre dissociare il reddito e la sicurezza sociale dal lavoro per fare fronte alla scomparsa di un numero massiccio di impieghi – anche molto qualificati – che comporterà nei prossimi decenni la rivoluzione digitale.

L’idea che un RBI permetterebbe a ognuno di scegliere un lavoro di suo gusto, incentiverebbe la formazione, la creatività e il volontariato, aumenterebbe il tempo dedicato all’accudimento dei figli e alla cura dei propri familiari anziani o malati ha convinto poco in Svizzera. Ha però fatto discutere molto e ben oltre i confini nazionali.

Una campagna teatrale

Grazie anche ad una campagna innovativa, i promotori hanno destato un enorme interesse internazionale per l’iniziativa su cui gli svizzeri hanno votato oggi. Dagli otto milioni di monete di 5 centesimi scaricati sulla piazza davanti alla sede del parlamento e del governo svizzeri, alla distribuzione di banconote da 10 franchi ai passanti davanti alla stazione centrale di Zurigo, passando per una manifestazione di un gruppo di persone travestite da robot in occasione della Festa del lavoro e un manifesto entrato nel Guinness dei primati, le loro azioni ad effetto sono state ampiamente mediatizzate.

Un obiettivo centrato

In questo modo non sono riusciti a conquistare una proporzione consistente di voti, ma hanno centrato il loro primo obiettivo dichiarato: lanciare un vasto dibattito democratico e una profonda riflessione sulle risposte da dare alle sfide poste dalle trasformazioni del lavoro, dove l'uomo sarà sempre più sostituito da robot e da programmi informatici, e dall’invecchiamento della popolazione.

I membri del comitato d’iniziativa oggi si sono perciò detti soddisfatti, nonostante la severa sentenza uscita dalle urne. A loro avviso, il voto odierno è solo la prima tappa, che ha consentito di far conoscere l’RBI.

L’iniziativa ha messo in moto un processo la cui dinamica è positiva, secondo Ralph Kundig, coordinatore per la Svizzera francese. "Sappiamo che alcuni partiti hanno programmato delle sedute di lavoro dedicate a questo tema", ha dichiarato all’agenzia di stampa Ats.

Professore di economia all’università di Friburgo e fermo fautore dell’iniziativa, Sergio Rossi vede il bicchiere mezzo pieno. L’importante è che i cittadini comincino a riflettere su questa idea, "che prima o poi si dovrà attuare", ha detto all’Ats. Sergio Rossi osserva poi che sarebbe interessante sapere la proporzione dei giovani che hanno votato a favore, poiché sono i primi interessati dall’iniziativa.

La decisione del legislativo comunale di Losanna, il 13 aprile scorso, di fare esaminare le modalità per effettuare un esperimento pilota di reddito di base, al fine di valutare concretamente la sua fattibilità, è forse un primo segno tangibile dell’influsso indiretto dell’iniziativa.


E voi cosa ne pensate? Il risultato della votazione popolare odierna segna la fine del dibattito o il reddito di base tornerà alla ribalta tra le risposte alle sfide della digitalizzazione del lavoro?  Inviateci le vostre opinioni.



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