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25 anni di Aiuto alle vittime Niente soldi per gli svizzeri all'estero

Grazie alla democrazia diretta, la Svizzera vanta un generoso sostegno statale alle vittime. Ma non per tutti: gli svizzeri che vivono all'estero e i loro familiari nella Confederazione sono esclusi.

Un soldato egiziano pattuglia le piramidi.

Chi è vittima di un reato all'estero - per esempio di un attentato terroristico come quello a Luxor nel 1997 - non riceve più un soldo d'indennizzo dall'Aiuto svizzero alle vittime. 

(Keystone/EPA/ANP/Raymond Rutting)

Da 25 anni la Svizzera dispone di uno dei sistemi di aiuto alle vittimeLink esterno più generosi al mondo. Mentre ad esempio in Germania l'assistenza alle vittime dipende interamente dalle donazioni, in Svizzera è un'istituzione statale.

Nella Confederazione c'è il cosiddetto modello dei tre pilastri dell'aiuto alle vittime di reato: queste ricevono dallo Stato consulenza medica, psicologica e legale gratuita, sono protette nei procedimenti penali e ricevono risarcimenti e riparazione per torto morale se non sono sufficientemente indennizzate dall'autore del reato e dalle compagnie di assicurazione.

25 anni di aiuti Le vittime di crimini devono ancora lottare per ogni franco

Gli aiuti alle vittime di crimini violenti sono previsti dalla Costituzione svizzera. Il criminale riceve però spesso più attenzioni della vittima.

La vittima può anche avvalersi dell'aiuto senza dover denunciare l'autore del reato: questa disposizione legale progressista è particolarmente utile per le vittime di violenza domestica.

Rimediare ai mali della società con i diritti popolari

La Svizzera deve questo modello progressista alla democrazia diretta. Negli anni '70, al giornale d'inchiesta e consulenza "Beobachter" erano pervenute molte richieste di informazioni da parte di vittime disperate che non avevano ricevuto alcun sostegno dopo un atto di violenza. Da solo, il periodico ha quindi lanciato un'iniziativa popolareLink esterno per risarcire le vittime di reati violenti. Nessun partito, nessuna associazione o gruppo di interesse ha sostenuto l'iniziativa. I promotori sono però riusciti a raccogliere le firme necessarie.

Il parlamento ha quindi preso la questione sul serio e ha elaborato una controproposta che andava addirittura oltre l'iniziativa popolare: anche le vittime di reati per negligenza contro la vita e l'incolumità fisica devono ricevere aiuto dallo Stato. L'elettorato ha accettato il controprogetto nel 1984, con oltre l'81% dei voti favorevoli. Infine, la legge federale concernente l'aiuto alle vittime di reati (LAVLink esterno) è entrata in vigore nel 1993.

"Grazie alla democrazia diretta, il tema è stato messo sul tavolo", afferma Sandra Müller GmünderLink esterno, capo dell'Ufficio cantonale di aiuto alle vittime di Zurigo. Con l'aiuto dei diritti popolari, è stato possibile dimostrare un'ingiustizia e porvi rimedio. Cosicché in questo campo la Svizzera è passata dalla condizione di paese in via di sviluppo a quella di allieva modello. Nel frattempo è stata varata una direttiva europea che obbliga i paesi dell'UE a prestare assistenza alle vittime.

Il costo elevato del massacro di Luxor

La LAV è stata tuttavia sottoposta a una revisione totale nel 2009. A scapito delle vittime all'estero. Nella normativa è stato infatti introdotto il principio della territorialità. Il reato deve essere stato compiuto in Svizzera per dare diritto all'aiuto. Anche i turisti e gli immigrati clandestini vittime di un reato penale in Svizzera ricevono risarcimenti e riparazioni. Ma non i cittadini svizzeri vittime di un reato all'estero.

"L'attentato di Luxor è stato uno dei fattori principali all'origine del cambiamento", afferma Sandra Müller Gmünder. Nel 1997, in un attacco di estremisti islamici a Luxor, in Egitto, sono stati uccisi 36 cittadini svizzeri e feriti altri dieci.

+ Per saperne di più sul massacro di Luxor

I Cantoni hanno dovuto versare indennizzi per un totale di circa centomila franchi e riparazioni morali per circa 2,5 milioni di franchi. Era un costo troppo elevato per i Cantoni interessati, anche se la Confederazione li ha aiutati con dei contributi. Nella procedura di consultazione sulla revisione della LAV, essi hanno chiesto che non fossero più concessi indennizzi e riparazioni per i reati commessi all'estero.

Nessun aiuto per gli svizzeri all'estero

Come già prima della revisione legislativa, gli svizzeri residenti all'estero non ricevono alcun aiuto finanziario dalla Svizzera se sono vittime di un reato fuori dal territorio elvetico. Gli svizzeri residenti all'estero non hanno diritto nemmeno alla consulenza gratuita dall'Aiuto svizzero alle vittime, di cui godono invece ancora i turisti elvetici vittime di un reato all'estero.

Ciò si ripercuote anche sui familiari degli svizzeri residenti all'estero. "Riceviamo in continuazione richieste da parte di parenti in Svizzera di vittime elvetiche di omicidio all'estero, soprattutto in Brasile", racconta Sandra Müller Gmünder. "Ma questi casi passano attraverso le maglie della rete di protezione, non possiamo aiutarli". In questi casi, l'Aiuto alle vittime non può fare altro che indirizzare gli interessati al Dipartimento federale degli affari esteri.

Lacune e problemi nell'aiuto svizzero alle vittime

- Indennizzi e riparazioni negli ultimi dieci anni sono stati progressivamente ridotti per motivi di risparmio.

- Le vittime spesso ricevono solo una piccola parte del risarcimento legale.

-  Le vittime abbienti devono sobbarcarsi le spese legali e terapeutiche, perché lo Stato indennizza solo le persone bisognose e gli autori spesso non hanno soldi.

- I servizi di aiuto alle vittime sono accessibili solo durante gli orari d'ufficio, non esiste un servizio di emergenza.

- L'aiuto alle vittime è ancora relativamente sconosciuto tra la popolazione svizzera. Molte vittime non sanno che lì possono ottenere aiuto.

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(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi)

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