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Democrazia partecipativa e stranieri Dal voto del popolo a quello della popolazione, a Ginevra si osa

Più del 40% della popolazione ginevrina è esclusa dalla democrazia diretta cantonale perché non ha la nazionalità svizzera: l'associazione Diritti politici per i residenti ginevrini ha organizzato una consultazione aperta a tutti per chiedere il diritto di voto per gli stranieri anche a livello cantonale.

Più del 40% della popolazione ginevrina è esclusa dalla democrazia diretta cantonale perché non ha la nazionalità svizzera: l'associazione Diritti politici per i residenti ginevrini ha organizzato una consultazione aperta a tutti per chiedere il diritto di voto per gli stranieri anche a livello cantonale.

(DPGE)

Una democrazia diretta completa, nella quale tutti hanno gli stessi diritti e doveri, indipendentemente dalla nazionalità: nel cantone di Ginevra il 15 ottobre si è passati dalle parole ai fatti. L’associazione Diritti politici per i residenti a Ginevra (DPGE) ha organizzato una consultazione popolare aperta a tutti, con la possibilità di votare online o alle urne. Si tratta di una prima in Svizzera.

Alla consultazione hanno preso parte 592 persone: circa la metà ha votato attraverso il sito internet dell’associazione, mentre l’altra metà si è recata a uno dei punti di voto allestiti in cinque comuni. Il tutto rigorosamente controllato affinché nessuno potesse votare più di una volta.

L’88% si è pronunciato in favore all’introduzione del diritto di voto cantonale per tutti i residenti ginevrini, l’11% contro e l’1% ha inserito una scheda bianca nell’urna.

La partecipazione a questa prima esperienza di consultazione democratica allargata, a prima vista, sembra misera. Essa soddisfa però ampiamente l'associazione DPGELink esterno. "Siamo un’associazione molto piccola, con scarsi mezzi finanziari, non abbiamo i canali d’informazione di cui dispongono le autorità e ci siamo mossi tardi sulle reti sociali. Inoltre a Ginevra è particolarmente difficile mobilitare i cittadini. Perciò consideriamo questo risultato come un successo", spiega a swissinfo.ch Olga Baranova, membro del comitato di DPGE. 

Cenerentola romanda

L’obiettivo principale dell’operazione era di sensibilizzare la popolazione sull’importanza della partecipazione di tutta la cittadinanza alle decisioni e di rilanciare il dibattito sul diritto di voto per gli stranieri anche a livello cantonale. Nel cantone di Ginevra questo diritto esiste già a livello comunale per gli stranieri che risiedono in Svizzera da almeno otto anni.

DPGE sottolinea che nel confronto con gli altri cantoni francofoni, ad eccezione del Vallese, Ginevra fa una brutta figura: è in ritardo rispetto a Neuchâtel e al Giura che accordano il diritto di voto agli stranieri anche sul piano cantonale, e marcia sul posto da ormai oltre 11 anni, mentre Vaud e Friburgo hanno compiuto progressi in questo campo.

Una situazione che l’associazione giudica inammissibile per il cantone con la più elevata proporzione di stranieri (quasi il 41%) della Svizzera francese.

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Riflettere sulla strategia futura

Seppur incoraggiata dall’esito della consultazione popolare, l’associazione DPGE è conscia che raggiungere l’obiettivo richiederà ancora molto impegno nel cantone in cui tanto ci si vanta della "Ginevra internazionale". "La sinistra da sola non è abbastanza forte da poter vincere una battaglia simile. Dobbiamo dunque riuscire a convincere anche gli altri partiti", afferma Olga Baranova, che è deputata socialista nel parlamento comunale di Ginevra.

In attesa di riuscirci, DPGE potrebbe proseguire sulla strada della sensibilizzazione tramite consultazioni della popolazione. "Dapprima stileremo un bilancio di questa esperienza. Poi decideremo come proseguire. L’idea sarebbe di organizzare una consultazione all’anno, ogni volta su un tema diverso, per esempio un oggetto sottoposto a votazione cantonale, poiché a quest’ultima possono partecipare solo gli svizzeri. Ma tutto ciò è ancora in fase di riflessione".

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