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Derib festeggia 50 anni di carriera


La forza tranquilla di un gigante del fumetto




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Derib tra le sue quattro mure, tra il busto di suo padre, François de Ribaupierre e il ritratto di sua madre.  (Thomas Kern / swissinfo.ch)

Derib tra le sue quattro mure, tra il busto di suo padre, François de Ribaupierre e il ritratto di sua madre. 

(Thomas Kern / swissinfo.ch)

Yakari per i bambini, Jo, Sandra o Buddy Longway per gli adolescenti, degli animali (soprattutto dei cavalli) e grandi spazi per tutti: ognuno può trovare pane per i suoi denti nell’opera del fumettista svizzero Derib. Itinerario di un bambino talentuoso, che nel corso di una carriera iniziata mezzo secolo fa è sempre riuscito a tenere i piedi ben saldi nella sua terra natale, tra lago e montagne.

Quando era piccolo, correva nell’erba con una casacca e una piuma nei capelli. «Mi sono sempre piaciuti gli indiani», confida Claude de Ribaupierre, settantenne dall’aria giovanile, accogliendoci nella casa che l’ha visto nascere sulle alture di La Tour-de-Peilz, villaggio sulle rive del Lago Lemano.

Cresciuto attorniato da paesaggi alpini, fumetti e buoni western (non quelli in cui i gentili cowboy uccidono i cattivi indiani), amante della natura e dei cavalli, Derib non ha mai messo piede negli Stati Uniti ed è stato solo una volta in Canada. È comunque riuscito a diventare uno dei migliori autori di western del fumetto francofono, mettendo la sua matita anche al servizio della prevenzione dell’AIDS, della prostituzione e della violenza giovanile.

swissinfo.ch: Quando ha mostrato il suo primo disegno di un cavallo a suo padre, le ha detto ‘cos’è questa roba qui’?

Derib: Esatto. Avevo forse 4 o 5 anni. Quando gli ho detto che era un cavallo, mi ha risposto ‘non si direbbe, ma se vuoi che gli assomigli, dovrai imparare a disegnare’. Mi ha quindi dato delle tavole anatomiche, che mostravano tutte le ossa del corpo umano. Ogni giorno, rientrando da scuola, passavo una, due o tre ore a disegnare. Mi è servito molto, perché ho scoperto molto presto le proporzioni del corpo umano e così via.

swissinfo.ch: E i cavalli?

D.: Il mio primo cavallo era a dire il vero un mulo. È lui che mi ha portato fino a Les Haudères, a La Forclaz, in Vallese, dove la mia famiglia aveva il suo chalet di vacanza. All’epoca non vi era ancora una strada. Avevo due mesi.

A 13-14 anni, i cavalli sono diventati una vera passione. Attorno a me vi era solo un cavallo da tiro, nella fattoria vicino a casa. Un bel giorno, ho saputo che un po’ più lontano vi erano cavalli da sella, in un posto che è diventato poi un maneggio. Sono quindi andato là per fare degli schizzi. Il padrone li ha visti, li ha trovati belli e mi ha proposto un accordo: mi avrebbe insegnato a cavalcare ed io gli avrei decorato il maneggio, sul tema della Scuola d’equitazione spagnola di Vienna. È così che è iniziato tutto. Avevo circa 17 anni.

swissinfo.ch: E a 19 anni è partito per Bruxelles…

D.: All’epoca Bruxelles era la mecca del fumetto. Ho fatto uno stage in un’agenzia pubblicitaria. Poiché i miei disegni piacevano, hanno proposto di assumermi. Ho però rifiutato. Non volevo fare della pubblicità. Ciò che mi interessava era il fumetto.

Il direttore dell’agenzia mi ha quindi dato il numero di telefono di Peyo, che cercava dei disegnatori per creare uno studio. Peyo, il padre dei Puffi! Ho fatto un salto di due metri! Mi ha assunto, chiedendomi di tornare tre mesi dopo. Sono rientrato in Svizzera e ho trascorso il tempo a disegnare Puffi, Poldino Spaccaferro e John & Solfami. Ero convinto di disegnare altrettanto bene di Peyo, ma quando sono arrivato da lui, mi ha detto ‘beh, bisogna ancora lavorare…’

Passo dopo passo, ho comunque lavorato su un intero album dei Puffi.

In questo periodo ho potuto frequentare tutta l’equipe del giornale Spirou, che attraversava allora un’epoca d’oro: Jijé, Franquin, che erano le mie vedette, e tutti gli altri. Mi hanno proposto una serie umoristica con un cane che parla. E così è nato Attila, spia dell’esercito svizzero. Volevo anche fare del western, ma c’erano già Jerry Spring e Lucky Luke. Quindi abbiamo scelto il Medioevo, dove perlomeno c’erano dei cavalli. Abbiamo così creato Arnaud de Casteloup per Spirou. Dopo due anni a Bruxelles, avevo due serie in corso. Sono perciò potuto rientrare a lavorare in Svizzera.

Yakari parla 24 lingue

Figlio del pittore, scultore e vetraio François de Ribeaupierre, Claude Derib è nato nel 1944 a La Tour-de-Peilz. Formatosi a Bruxelles, è uno dei tre punti di riferimento internazionali della nona arte ‘made in Switzerland’, con il suo amico Cosey (Jonathan) e Zep (Titeuf).

Derib ha pubblicato più di 80 album, tra cui 20 della serie Buddy Longway (250'000 copie vendute, tradotto in 11 lingue) e soprattutto 38 Yakari (2,5 milioni di copie, 24 lingue). Il piccolo indiano ha un grande successo soprattutto in Germania, con un milione di copie vendute. L’altro grande successo di Derib è Jo, un fumetto per la prevenzione dell’AIDS (1,5 milioni di copie, in 13 lingue).

In 50 anni di carriera, Derib ha ricevuto diversi premi, tra cui tre del prestigioso Festival d’Angoulême.

Una volta qui, sono andato a trovare André Jobin, Job, che era caporedattore di Crapaud à Lunettes. Cercava un disegnatore per una serie originale. Abbiamo creato Pitagora, il gufo matematico. Già quando ero da Peyo, tra un Puffo e l’altro fantasticavo però di un piccolo indiano. È rimasto allo stato di progetto fino a quando l’ho mostrato a Job. È così che è iniziata l’avventura di Yakari.

swissinfo.ch: Poi è arrivato Buddy Longway, il cacciatore di pellicce che si sposa con un’indiana, fonda una famiglia e che spezzerà anche una regola del fumetto, poiché man mano che le storie avanzano, invecchierà e finirà per morire…

D.: Dopo aver lasciato Spirou, ho incontrato Greg, caporedattore del giornale Tintin. Aveva visto delle pagine di Yakari e mi ha chiesto di far parte dell’equipe. Ho detto ‘d’accordo, ma voglio fare un western’. Allora ho scritto Go West e mentre lo disegnavo per il giornale, ho sognato di un cacciatore di pellicce solitario, che è diventato Buddy Longway. Greg mi ha subito incoraggiato, dicendo ‘questo è sangue nuovo’. Era la prima serie per la quale ero anche scenarista. È stato il mio vero debutto come autore di fumetti. Effettivamente, dal terzo o quarto album, avevo deciso che ce ne sarebbero stati venti e che alla fine il personaggio sarebbe morto.

swissinfo.ch: Buddy Longway è una serie che innova anche sul piano grafico. Verso la metà degli anni ’70, lei è uno dei primi a mostrare un unico disegno su una pagina intera…

D.: Diciamo che era qualcosa nell’aria e che sono stato tra quelli che l’hanno utilizzato per avere uno stile originale. In Buddy Longway, ha giocato un ruolo importante il paesaggio. Per me, il paesaggio è un personaggio a pieno titolo e quando un cacciatore di pellicce si trova in questi paesaggi immensi, è una figura piccola piccola.

swisssinfo.ch: Le piacciono gli animali, la natura, gli indiani… Derib è un ecologista sognatore?

D.: Direi piuttosto un incorreggibile ottimista, che ama la vita, idealista per quanto concerne la coppia. La coppia è qualcosa di essenziale nella mia vita. Ho la fortuna di vivere con mia moglie da 38 anni e di avere tre figli formidabili.

Certo, attorno a noi il mondo va molto male. Basta guardare a quanto succede in Afghanistan, in Siria o in certe regioni dell’Africa. Tuttavia vi sono delle prese di coscienza. Oggi, con internet, ognuno può essere informato immediatamente su quanto succede nel mondo intero. Anche se internet può pure essere la peggior fonte d’informazione, poiché si può raccontare qualsiasi cosa.

swissinfo.ch: Dopo gli indiani, ha messo la sua matita al servizio di altre cause. Il fatto di passare dalla solitudine delle pianure del west all’universo delle città ha dovuto rappresentare una vera e propria rivoluzione…

D.: Quando si ama disegnare, si ama disegnare tutto. Confesso che preferisco disegnare un cavallo o un bisonte piuttosto che un’automobile. Del resto non sono molto dotato per questo. Metto però la mia matita al servizio dell’idea, dello scenario che disegno. E faccio lo sforzo affinché la gente si lasci trascinare dalla storia.

Sono state esperienze molto belle. Per Jo, siamo a una tiratura di 1,3 milioni di copie, in dieci lingue. L’impatto è stato geniale e il contatto coi giovani è stato favoloso. Si può dire che vi è una generazione Jo. All’inizio non ero convinto, ma mi sono reso conto che valeva la pena impegnarsi tre anni per fare questo album.

swissinfo.ch: Oggi ha al suo attivo 38 album di Yakari e il piccolo indiano registra un gran successo in televisione. Quali diritti di controllo ha su questi disegni animati?

D.: È una collaborazione. Le prime serie le abbiamo fatte basandoci sui primi album di Yakari. Ci inviavano i riassunti e noi – io e Job – davamo la nostra opinione. In seguito ci mandavano i dialoghi e correggevamo ciò che non ci sembrava adatto a Yakari. In linea generale, troviamo che l’atmosfera e lo spirito di questi disegni animati corrispondono a quelli dei libri.

In Germania, Yakari è la serie numero uno per i bambini tra i 4 e i 7 anni. Ha avuto un tale successo, che hanno reclamato una quarta e una quinta stagione per la TV. Rifaremo quindi una trentina d’episodi di 15 minuti. Vi sono diversi scenaristi che vi lavorano, poiché vi sono molti più episodi che album.

Vi è anche un progetto di lungometraggio animato e da un anno e mezzo vi è una commedia musicale in tournée in Germania. Funziona talmente bene che ne stanno preparando una seconda.

swissinfo.ch: Cinquant’anni di carriera e ha ancora dei progetti, tra cui uno con il suo amico e vecchio compagno di scuola, l’astronauta Claude Nicollier…

D.: Veniamo dalla stessa località e tra i 5 e i 20 anni ci siamo visti tutti i giorni. Eravamo tutti e due dei fan del giornale Spirou. Lui disegnava degli aerei, io dei cavalli. Adesso che abbiamo realizzato i nostri sogni, potremmo fare un libro assieme. Lui ha visto la fragilità della Terra dall’alto. Per quanto mi riguarda, soffro quando vedo gli animali massacrati, la deforestazione e tutte queste cose. 


(traduzione di Daniele Mariani), swissinfo.ch

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