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Guide di Zermatt


Custodi di una montagna simbolo


Di John Heilprin, Zermatt


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La guida alpina Gianni Mazzone, qui sulla via che porta in cima al Rimpfischhorn, è custode di una lunga tradizione di famiglia a Zermatt. (John Heilprin, swissinfo.ch) (John Heilprin)

La guida alpina Gianni Mazzone, qui sulla via che porta in cima al Rimpfischhorn, è custode di una lunga tradizione di famiglia a Zermatt. (John Heilprin, swissinfo.ch)

(John Heilprin)

La tradizione ben custodita delle guide alpine di Zermatt riflette il carattere del Cervino e delle altre vette della valle, che dalla seconda metà dell’Ottocento attirano turisti in cerca di avventura.

Poche montagne raggiungono la perfezione architettonica del Cervino, che troneggia sopra Zermatt come un dente di dinosauro un po’ surreale. La sua forma caratteristica e le decine di altre vette di 4'000 metri della zona sono una potente calamita per turisti. Un’attrazione che permette di far vivere la piccola e affiatata comunità di guide alpine della località vallesana. Il gruppo, che ricorda una confraternita, conta meno di cento membri attivi ed è conosciuto per essere quasi inaccessibile per gli estranei.

Chiedete agli alpinisti svizzeri più noti: tutti risponderanno che il Cervino possiede una bellezza archetipica che lo rende semplicemente irresistibile. «Quando guardi la montagna, ti viene voglia di salire sulla vetta», afferma Roger Schäli, guida e alpinista professionista che ha aperto nuove vie d’arrampicata nel mondo intero.

Gli estranei non sono i benvenuti

Roger Schäli, che non è di Zermatt, rileva che per chi viene da fuori è molto difficile lavorare come guida. «Se non fai parte della famiglia di Zermatt, è complicato», dice. Le guide di Zermatt, per usare le sue parole, sono dei «supereroi in casa» siccome sono venerati sul loro territorio e conoscono la montagna a menadito, ciò che è molto importante per la sicurezza dei loro clienti.

«La cultura delle guide alpine ha una lunga e ricca storia a Zermatt, ma è pure una realtà molto elitista. Le guide sono molto protettive. In un certo senso è piuttosto positivo poiché si prendono molta cura delle loro risorse», osserva Matt Culberson, una guida dalla solida esperienza che ha presieduto l’Associazione americana delle guide di montagna.

Nel corso degli anni, circa 500 persone hanno perso la vita sul versante svizzero del Cervino, 200 su quello italiano. Roger Schäli puntualizza però che gli incidenti che si verificano con delle guide sono pochi: la maggior parte succede durante le spedizioni non accompagnate.

Dimora di spiriti maligni

Gli agricoltori svizzeri avevano iniziato a sfruttare l’attrattiva turistica delle Alpi prima dell’impresa di Peter Taugwalder senior e junior, due guide svizzere, e dell’alpinista inglese Edward Whymper, unici superstiti della storica conquista del Cervino nel 1865.

Prima di quest’ascensione, la leggenda voleva che il Cervino fosse la dimora di spiriti maligni. Non poteva essere scalato. Alcune guide di Zermatt preferivano quindi evitarlo. Ma non tutte.

Alcune anime avventurose, come quella di Peter Taugwalder senior, agricoltore e guida alpina, riteneva che fosse possibile scalare la mitica montagna situata a cavallo tra Svizzera e Italia. Durante il periodo d’oro dell’alpinismo, il Cervino è diventato un trofeo assai ambito.

Il più anziano dei Taugwalder scelse di passare dalla Cresta dell’Hörnli sul versante svizzero, la via oggi più utilizzata. Jean-Antoine Carrel, guida di montagna e muratore italiano, tentò da parte sua l’ascensione sul versante italiano. Nessuno dei due riuscì a raggiungere la vetta. Perlomeno fino all’entrata in scena di appassionati quali Edward Whymper e John Tyndall, sostenuti a livello finanziario e logistico dal Club alpino di Londra, il primo club della storia dell’alpinismo.

Un vero thriller

Il trionfo di Edward Whymper eclissò l’ascensione di Jean-Antoine Carrell, realizzata soltanto tre giorni dopo. A quell’epoca, l’alpinismo esercitava un fascino al contempo glorioso e morboso tra la popolazione. Dopo la tragedia accaduta durante la fase di discesa della prima ascensione, in cui perirono quattro persone, la regina Vittoria considerò la possibilità di vietare la pratica dell’alpinismo a tutti i cittadini britannici.

Questa prima scalata epica del Cervino permise tuttavia di situare la valle della Matter e il suo villaggio di Zermatt sulle mappe. L’avventura aveva infatti tutti gli ingredienti di un thriller: gloria e tragedia, passione e tradimento, ambizione nazionale contro cooperazione internazionale.

La prima ascensione del Cervino ha chiaramente contribuito a popolarizzare l’alpinismo sulle Alpi svizzere, conferma Edith Zweifel dell’Ufficio del turismo di Zermatt. Oggi il Cervino attira ogni estate 3'000 scalatori e come Zermatt è diventato un marchio globale. «L’alpinismo è l’elemento principale di Zermatt», afferma.

L’industria svizzera delle guide di montagna è decollata parallelamente al boom del turismo in estate e in inverno. In termini di pernottamenti, Zermatt è la terza destinazione della Svizzera, preceduta soltanto dai centri finanziari e commerciali internazionali di Zurigo e Ginevra.

Guide e agricoltori

Le giovani guide con famiglia si limitano a volte a scalate di un giorno, per non rimanere troppo a lungo lontano dai figli. Sono però sotto pressione, soprattutto finanziaria, visto che buona parte della loro attività dipende dalle condizioni meteorologiche, un fattore che non può essere controllato.

«Quando si ha una famiglia non è facile fare questo lavoro. Non si diventa ricchi», afferma Gianni Mazzone, discendente diretto dei Taugwalder, riconoscendo però che il mestiere di guide era ben più complicato all’epoca dei suoi antenati.

«Non avevano nemmeno dei ramponi. Le loro piccozze erano lunghe e pesanti e i loro vestiti non erano adatti al terreno. Per loro era difficile avere dei clienti. Il treno si fermava più in basso nella valle e le guide dovevano quindi scendere, passare la notte, e farsi pubblicità per tentare di convincere i potenziali clienti, per la maggior parte britannici. Inoltre la maggior parte di loro possedeva del bestiame, mucche o pecore, che bisognava accudire quando il padre di famiglia andava sulla cima», rammenta Mazzone.

Riportare il cliente

Malgrado l’arrivo di materiale di alta gamma, la parte di rischio e di fatalità inerente a quest’attività continua a essere presente. Con un accesso facilitato alla montagna, le guide organizzano escursioni con i clienti anche sette giorni alla settimana, condizioni meteorologiche permettendo. Ciò significa che le guide possono affaticarsi e essere esposte al pericolo con più frequenza.

«È come la legge di Murphy», afferma Gianni Mazzoni con tono ironico. «Continuo ad avere voglia di fare il mio mestiere. Ma alla fine devo riportare il mio cliente sano e salvo. La priorità è questa, non avere molti soldi in banca».


Traduzione e adattamento dall’inglese di Luigi Jorio, swissinfo.ch

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