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Intervista a Simonetta Sommaruga


«Abbiamo una democrazia audace e questo mi piace»


Di Andreas Keiser


"La fiducia non è scomparsa. La democrazia diretta svizzera si caratterizza per l’interazione di tutti gli attori", afferma Simonetta Sommaruga.  (Keystone)

"La fiducia non è scomparsa. La democrazia diretta svizzera si caratterizza per l’interazione di tutti gli attori", afferma Simonetta Sommaruga. 

(Keystone)

La presidente della Confederazione per il 2015 Simonetta Sommaruga sottolinea l’importanza di una cultura politica «basata sul rispetto di chi dissente». Anche se certe iniziative sono difficilmente conciliabili col diritto internazionale, il sistema democratico svizzero funziona, afferma nell’intervista a swissinfo.ch.

Nel 2015 il principale cantiere della ministra di giustizia e polizia sarà l’attuazione dell’iniziativa «contro l’immigrazione di massa». In un’intervista per iscritto, Simonetta Sommaruga sottolinea quanto sia tortuoso il cammino per regolare l’immigrazione e nello stesso tempo preservare l’approccio bilaterale con Bruxelles. L’Unione Europea ha tuttavia indicato di essere aperta alla discussione.

swissinfo.ch: Vi sono sempre più spesso iniziative popolari le cui richieste sono problematiche, che sono difficilmente applicabili o che entrano in conflitto con il diritto internazionale. Un esempio è l’iniziativa per l’espulsione dei criminali stranieri, approvata dal popolo. A suo modo di vedere, il diritto d’iniziativa andrebbe limitato?

Simonetta Sommaruga

Nata nel 1960 a Zugo e cresciuta nel canton Argovia, Simonetta Sommaruga, di origini ticinesi, consegue nel 1983 un diploma di pianista presso il Conservatorio di Lucerna.

Dopo aver abbandonato la professione di musicista e studi di letteratura inglese e spagnola a Friburgo, nel 1993 assume la direzione della Fondazione per la protezione dei consumatori (SKS), di cui diventa presidente nel 2000.

Entrata nel 1986 nel Partito socialista, nel 2001 firma un manifesto, in cui propone una linea politica più liberale, suscitando dure reazioni da parte dell’ala più a sinistra del partito e di quella sindacale.

Nel 1999 è eletta nella Camera del popolo, nel 2003 nella Camera dei cantoni e nel 2010 nel governo svizzero. 

Simonetta Sommaruga: L’attuazione di iniziative popolari che introducono nella Costituzione nuove disposizioni in contrasto con gli articoli vigenti o con il diritto internazionale rappresenta certamente una sfida. Per questa ragione sono state fatte diverse proposte di riforma. È un aspetto che saluto, poiché in una democrazia diretta simili discussioni sono sempre necessarie. Sono però convinta che ad essere fondamentali per il funzionamento del nostro sistema non siano le regole, quanto piuttosto la cultura politica.

Abbiamo bisogno di una cultura politica basata sul rispetto di chi dissente, e ciò a tutti i livelli: in Consiglio federale, in parlamento e tra la popolazione. Nella nostra democrazia, tutti sono importanti.

swissinfo.ch: Un po’ in tutta Europa, i movimenti populisti hanno il vento in poppa. Anche in Svizzera vi è una sfiducia crescente nei confronti della classe politica. Un segnale in tal senso sono le votazioni perse dal Consiglio federale e dal parlamento. Come pensa di poter riconquistare la fiducia dei cittadini?

S.So.: La fiducia non è scomparsa. La democrazia diretta svizzera si caratterizza per l’interazione di tutti gli attori. Ciò plasma la nostra cultura politica e fa sì che anche quando il parlamento, il governo e la popolazione non sono sulla stessa lunghezza d’onda, non si viene a creare un abisso fra di loro. In Svizzera i cittadini hanno molte responsabilità e questo è un aspetto meraviglioso del nostro sistema democratico. Abbiamo un sistema audace e ciò mi piace. Originariamente i diritti politici diretti sono stati creati proprio per questo, per rendere udibile ogni voce che altrimenti, in un sistema legislativo tradizionale, sarebbe rimasta inascoltata.

swissinfo.ch: Negli ultimi anni, la democrazia diretta ha però anche intaccato la reputazione della Svizzera quale partner internazionale. La democrazia diretta è diventata uno svantaggio competitivo?

S.So.: No, contrariamente a Stati in cui il governo cambia regolarmente, il nostro sistema democratico si caratterizza per la sua stabilità. 

Quinta presidente della Confederazione

Simonetta Sommaruga è stata eletta in dicembre presidente della Confederazione dall’Assemblea federale con 181 voti su 210. La responsabile del Dipartimento di giustizia e polizia subentra a Didier Burkhalter.

La socialista bernese ha registrato un ottimo risultato, il migliore mai avuto da una donna. Negli ultimi dieci anni solo Pascal Couchepin (197), Hans-Rudolf Merz (185) e Didier Burkhalter (183) avevano raccolto più consensi.

Simonetta Sommaruga è la quinta donna ad accedere al più alto incarico dello Stato. Prima di lei vi erano state Ruth Dreifuss (1999), Micheline Calmy-Rey (2007 e 2011), Doris Leuthard (2010) e Eveline Widmer-Schlumpf (2012).

Anche se per condurre in porto grandi progetti di riforma ci vuole molto tempo, alla fine il risultato è un compromesso con un sostegno molto ampio, che non verrà rimesso in discussione alla prossima elezione.

swissinfo.ch: Gli svizzeri all’estero sono preoccupati per le minacce che aleggiano sulla libera circolazione, principio che si applica non solo per l’immigrazione ma anche per l’emigrazione. Per l’Unione Europea, la libera circolazione non è negoziabile. Bruxelles ha respinto seccamente l’idea di introdurre dei contingenti. Eppure è proprio quanto chiede l’iniziativa «contro l’immigrazione di massa» approvata dal popolo il 9 febbraio 2014. Come riuscirà il paese ad uscire da questo vicolo cieco?

S.So.: È vero, l’attuazione di questa iniziativa rappresenta una sfida. Il Consiglio federale vuole però concretizzare il mandato affidatogli dagli elettori, ovvero regolare l’immigrazione in maniera indipendente. Nello stesso tempo, il governo vuole anche preservare la via bilaterale. L’Unione Europea ha detto di non voler negoziare i principi dell’accordo di libera circolazione. Ha però segnalato di essere aperta a una discussione. Pertanto, il Consiglio federale cerca di perseguire parallelamente entrambi gli obiettivi, quello di politica interna e quello di politica estera. In gennaio discuteremo del mandato di negoziazione con l’UE e della legge d’applicazione dell’iniziativa.

swissinfo.ch: Il 2015 è un anno di elezioni. Diversi svizzeri espatriati si candideranno per il Consiglio nazionale, senza però avere praticamente nessuna chance di essere eletti. Per lei è concepibile dare a queste persone un’opportunità reale, ad esempio garantendo alla Quinta Svizzera un numero fisso di seggi? Oppure ha un’altra soluzione?

S.So.: A livello federale, gli svizzeri all’estero sono posti sullo stesso piano degli svizzeri che vivono in patria. Il Consiglio federale si è sempre sforzato di promuovere la partecipazione ai diritti politici degli svizzeri all’estero. Ad esempio, proprio questa settimana è stata presa un’altra decisione relativa alla graduale introduzione del voto elettronico. Oggi circa 135'000 svizzeri espatriati sono iscritti in un registro elettorale e prendono sul serio l’esercizio dei loro diritti e doveri politici. È un aspetto di cui mi compiaccio: gli svizzeri dell’estero appartengono al nostro paese e sono uno specchio della sua diversità.

swissinfo.ch: Dal Mediterraneo giungono notizie sempre più drammatiche di tragedie che coinvolgono richiedenti l’asilo. Cosa possono fare la Svizzera e l’Europa?

S.So.: Prima di tutto è necessario parlarsi a vicenda. La collaborazione europea è decisiva. La Svizzera si impegna fortemente per una politica migratoria comune, poiché da sola può fare poco.

L’importante è l’aiuto sul posto, affinché le persone non debbano nemmeno correre il rischio di un pericoloso viaggio per attraversare il Mediterraneo. Dobbiamo anche continuare a lottare con determinazione contro i passatori – un business cinico sulla pelle dei più deboli. Tra l’altro, i richiedenti l’asilo che giungono qui da noi dovranno in futuro sempre essere interrogati su questo aspetto, allo scopo di far emergere le tracce di queste attività criminali.

Infine, dallo scoppio della guerra civile, la Svizzera ha accolto diverse migliaia di siriani. A queste persone offriamo nuove prospettive.


(traduzione di Daniele Mariani), swissinfo.ch

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