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Referendum cantonale 10 febbraio Parte dei ticinesi all'estero sarà privata del diritto di voto?

una donna sta scattando una fotografia, alle sue spalle si vede il castello di Montebello di Bellinzona.

"Bellinzona" - nel senso del governo e del parlamento del cantone Ticino - raccomanda di votare sì alla modifica dell'articolo costituzionale sui diritti politici dei ticinesi all'estero. Cosa dirà il popolo? La risposta delle urne si saprà il 10 febbraio.

(Carlo Reguzzi/Keystone/Ti-Press)

Sarà verosimilmente una prima assoluta nella storia del cantone pioniere in Svizzera in materia di diritti di voto e di eleggibilità per i suoi espatriati: se dalle urne il 10 febbraio uscirà un sì alla modifica dell'articolo costituzionale sui diritti politici dei ticinesi all'estero, una parte di costoro in futuro ne sarà privata.

Sostenuto dal governo e dal parlamento cantonali, questo emendamento finora non è stato combattuto. Le premesse sembrano dunque far presagire che supererà l'esame popolare.

Cantone con un passato caratterizzato da una forte emigrazione, il Ticino è stato un vero precursore in Svizzera in materia di diritti di voto a livello cantonale e comunale per i suoi cittadini residenti all'estero. Li ha infatti istituiti nel 1893, con quasi un secolo di anticipo rispetto al resto del Paese.

Pioniere e singolare

A livello nazionale, gli svizzeri all'estero hanno dovuto attendere fino al 1977 per ottenere i diritti politici. Il passo compiuto a livello federale ha poi spinto alcuni cantoni a seguire l'esempio. Il secondo cantone, dopo il Ticino, ad imboccare questa strada è stato il Giura, alla sua nascita, nel 1979.

Ma ancora oggi solo una minoranza di cantoni – dieci su 26 – accorda i diritti politici a livello cantonale ai connazionali residenti all'estero. Altri tre – Zurigo, Basilea Città e Argovia – conferiscono loro soltanto il diritto di elezione ed eleggibilità per il Consiglio degli Stati (Camera dei cantoni).

Il Ticino si differenzia tuttavia dagli altri cantoni per una peculiarità: accorda i diritti politici unicamente ai suoi cittadini all'estero, ossia a coloro che sono originari di un comune ticinese. E questo indipendentemente dal fatto che vi abbiano vissuto.

In armonia con la legge federale

Le regole cambieranno, se la maggioranza dei votanti, il 10 febbraio, approverà la modifica dell'articolo 30 della Costituzione cantonaleLink esterno. L'emendamento, di fatto, si tradurrebbe nella fine dell'acquisizione automatica e senza distinzioni dei diritti politici cantonali e comunali per tutti i ticinesi all'estero.

Il nuovo testo costituzionale stipula che "la legge definisce i casi in cui il cittadino ticinese all'estero acquista i diritti politici". Orbene, con la nuova Legge cantonale sull'esercizio dei diritti politici (LEDPLink esterno), i ticinesi che prima di trasferirsi all'estero erano domiciliati in un altro cantone non li avrebbero più.

Secondo la nuova normativa, il comune in cui i ticinesi all'estero avrebbero il diritto di voto sui temi comunali e cantonali non sarebbe più quello d'origine, ma l'ultimo in cui erano domiciliati prima di espatriare. Se quest'ultimo si trova in un cantone che accorda i diritti politici in materia cantonale agli svizzeri all'estero, potranno esercitarli lì. In caso contrario, non avranno più questi diritti.

I ticinesi che non sono mai stati domiciliati in Svizzera continuerebbero invece a poter esercitare i diritti politici nel comune d'origine.

Altra novità: per poter esercitare i diritti politici, i ticinesi all'estero dovrebbero presentare la richiestaLink esterno alla rappresentanza svizzera presso la quale sono registrati nel Paese dove risiedono. Per conformarsi alle nuove regole, avrebbero tempo fino alla fine del 2020.

Questi cambiamenti, legati alla revisione totale della LEDP, mirano ad allineare le disposizioni ticinesi a quelle federali sugli svizzeri all'estero, spiega il capo dei Servizi giuridici del Consiglio di Stato, Francesco Catenazzi.

In passato, gli svizzeri all'estero a livello federale potevano scegliere se votare nell'ultimo comune di domicilio nella Confederazione o in quello d'origine. Quest'ultima possibilità è stata abolita nella Legge sugli svizzeri all'esteroLink esterno, entrata in vigore nel novembre 2015, ricorda Francesco Catenazzi.

Evitare pericoli di confusione

Si è così creata una situazione bizzarra, che presenta anche rischi di confusione: i ticinesi all'estero che hanno come ultimo domicilio in Svizzera un comune di un altro cantone, esercitano lì i loro diritti in materia federale e nel comune d'origine quelli in materia cantonale e comunale. Francesco Catenazzi precisa che all'ultima votazione federale dello scorso 25 novembre erano iscritti in catalogo in Ticino 9'976 svizzeri all'estero, mentre i ticinesi all'estero iscritti in catalogo a livello cantonale e comunale sono circa 2'000 in più.

Va puntualizzato che siccome i ticinesi all'estero attualmente vengono iscritti automaticamente nel catalogo elettorale del comune di origine, in realtà non tutti sono interessati a votare. Il comune è però obbligato a inviare a tutti la documentazione per ogni scrutinio comunale e cantonale, accollandosi così costi di spedizione superflui. Non di rado, inoltre, l'indirizzo di coloro che non si interessano alle votazioni non è più aggiornato. L'obbligo di annunciarsi se si vuole essere iscritti, eliminerebbe questi inconvenienti.

Passo avanti per l'e-voting

Per quanto riguarda gli svizzeri originari di altri cantoni che prima di trasferirsi all'estero erano domiciliati in Ticino, la situazione non muterebbe: anche se nati e cresciuti lì, non otterranno i diritti politici a livello cantonale e comunale.

La nuova Legge cantonale sull'esercizio dei diritti politici porterà d'altra parte anche buone nuove per gli svizzeri all'estero. Essa pone infatti le basi giuridiche per poter introdurre il voto elettronico in Ticino.

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