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Patrimonio sonoro


I festival di Berna e di Montreux svelano i loro tesori nascosti


Di Andreas Keiser


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B.B. King, la star del blues morta nel maggio 2015, ha deliziato gli spettatori sia a Montreux che a Berna.  (Keystone)

B.B. King, la star del blues morta nel maggio 2015, ha deliziato gli spettatori sia a Montreux che a Berna. 

(Keystone)

Una serie di registrazioni di alta qualità che raccontano la storia del jazz e del blues: il Jazz & Blues Artbox, una collezione di DVD basata sugli archivi del Festival internazionale di jazz di Berna, è unico nel suo genere. Anche a Montreux migliaia di ore di concerti faranno presto la felicità dei melomani.

La storia del Jazz & Blues Artbox inizia nel 2004 durante un pranzo. «’Non sono in grado di archiviare tutto ciò che produciamo. Inoltre non abbiamo più i diritti sulle registrazioni’, mi ha risposto l’allora direttore della Televisione svizzero tedesca, Peter Schellenberger, quando gli ho chiesto se voleva archiviare le registrazioni del nostro festival», racconta Hans Zurbrügg, fondatore del Festival internazionale di jazz di Berna.

Dal 1983 al 2002, la televisione svizzera ha filmato e registrato tutti i concerti della manifestazione organizzata nella capitale. Le pellicole sono in seguito finite nel dimenticatoio in un armadio degli studi televisivi di Zurigo. Per tre settimane, Hans Zurbrügg ha affittato una camera d’albergo nei pressi degli studi e ha trascorso tutte le sue giornate, dalle sette del mattino alle undici di sera, a visionare le registrazioni messe a disposizione da Peter Schellenberger.

Festival di jazz di Berna

Il Festival è stato fondato nel 1976 dall’albergatore e trombettista dilettante Hans Zurbrügg. Fino al 2002 si svolgeva ogni anno al Kursaal di Berna. Nel 2003, la manifestazione ha traslocato nel club di jazz dello stesso Zurbrügg.

Il principio del festival è che i musicisti suonino tutte le sere per una settimana. La manifestazione dura due mesi e mezzo, da metà marzo a fine maggio. Nel 2013 Hans Zurbrügg è stato ricompensato con i «Beacons in Jazz Award», un premio conferito dalla New School University di New York. Il bernese è andato così ad aggiungersi a una lunga lista di grandi nomi del jazz, come Cab Calloway, Benny Carter, Aretha Franklin, Ahmet Ertegun, Dizzy Gillespie, Max Roach, Wayne Shorter o George Wein.

«Non riuscivo a credere ai miei occhi e alle mie orecchie. Ero impressionato dal suono, dalla qualità dell’immagine e dal alto livello e originalità della musica. Avevo potuto assistere ai concerti solo in modo frammentario, poiché durante il festival ero costantemente alle prese con compiti organizzativi», ricorda Zurbrügg

738 contratti firmati

Hans Zurbrügg ha ottenuto una copia delle registrazioni. Una società tedesca ha manifestato il suo interesse, ma siccome era confrontata con difficoltà finanziaria, non è stata in grado di rispettare gli accordi. Tanto più che questo periodo era caratterizzato da un forte calo delle vendite di CD e DVD. Nel 2011, Hans Zurbrügg ha quindi deciso di prendere in mano direttamente la produzione.

«Queste registrazioni sono estremamente preziose, soprattutto per i giovani musicisti e gli appassionati di jazz. È per questo che ho iniziato a cercare dei partner pronti ad impegnarsi finanziariamente in questa avventura».

È così iniziata la seconda parte del lavoro. La più minuziosa. Ossia ottenere i diritti per la pubblicazione degli archivi dei concerti da parte dei musicisti. Hans Zurbrügg ha firmato in tutto 738 contratti. Si è recato negli Stati Uniti, ha contattato centinaia di persone, prima di negoziare direttamente con gli artisti. Alcuni di loro nel frattempo erano morti. Hans Zurbrügg è così partito alla ricerca degli eredi di star del calibro di Gerry Mulligan, Oscar Peterson, Fats Waller o Dizzy Gillespie.

Università, musei e fan

«Sei pazzo. È un lavoro fenomenale», gli ha detto il produttore e pianista americano George Wein. La caccia ai diritti si è però rivelata un’esperienza molto positiva, afferma il direttore del Festival di jazz di Berna. «Quando si è convinti di qualcosa e si ha l’aiuto necessario, allora non bisogna esitare. Penso che molte persone potranno approfittarne e trarre piacere da questo lavoro».

Il Jazz & Blues Artbox è un mobile di tipo USM che contiene 230 DVD, opuscoli con le descrizioni dei musicisti e un libro. L’edizione è limitata a 5'000 esemplari. Ognuno costa 8'400 franchi, IVA e costi di trasporto esclusi. Tra i potenziali acquirenti: appassionati di jazz, scuole di musica, università e musei del mondo intero, afferma Hans Zurbrügg.

Il trombettista Wynton Marsalis ritiene che si tratti della «collezione più completa di sequenze video mai prodotta». Ai suoi occhi, rappresenta un valore educativo per la generazione dei giovani musicisti, che «non possono più vivere l’esperienza dei musicisti del XX secolo, che suonavano un jazz non annacquato».

Festival di Montreux

La prima edizione del festival, fondato da Claude Nobs, ha avuto luogo nel 1967. L’obiettivo era di fare uscire dal torpore la località turistica di Montreux. Il primo anno, il solo gruppo proveniente dagli Stati Uniti era il «Charles Lloyd Quartet». Tutti gli altri erano europei. Sin dall’inizio, praticamente tutti i concerti venivano registrati. Il primo disco «Live in Montreux», del «Bill Evans Trio», è stato prodotto nel 1968. Da allora, 500 CD e DVD sono stampigliati con il marchio «Live in Montreux».

Nel 2008, Claude Nobs ha trasmesso i suoi archivi all’EPFL, con l’obiettivo di digitalizzare le bande. Il progetto sarà portato a termine all’inizio del 2016. Dopo il decesso di Claude Nobs nel gennaio 2013, Mathieu Jaton ha preso in mano la direzione della manifestazione.

Nel luglio 2016, il festival festeggerà il suo 50esimo anniversario.

Otto anni di lavoro

Sin dai suoi inizi, il Montreux Jazz Festival non si è limitato alla tradizione del blues e del jazz. Sulle rive del Lemano, da quasi 50 anni si può assistere a concerti rock, pop, hip-hop. Anche i DJ sono ormai i benvenuti. Il Festival di Montreux ha scelto un'altra strada rispetto al suo cugino bernese per quanto concerne l’accesso agli archivi.

Il fondatore del festival, Claude Nobs, deceduto il 10 gennaio 2013, aveva ceduto qualche anno prima tutti i suoi archivi al Politecnico federale di Losanna (EPFL). Un tesoro composto di 10'000 bande sonore e video, con oltre 5'000 ore di concerti, che l’EPFL ha digitalizzato. Nell’aprile 2013, l’eredità di Claude Nobs è stata iscritta nel patrimonio mondiale dell’Unesco, in quanto memoria dell’umanità.

«Tutte le bande saranno digitalizzate all’inizio del 2016. Ci sono voluti quasi otto anni di lavoro», sottolinea Mathieu Jaton, direttore del Festival di Montreux. Ciò non significa però che tutti avranno accesso dovunque e in ogni momento alle registrazioni dei concerti. «I diritti d’autore restano di proprietà degli artisti. Noi abbiamo solo i diritti di produzione. Se vogliamo utilizzare qualcosa, dobbiamo prima ottenere i diritti necessari», spiega Jaton.

Un’esclusività dell’EPFL

Le registrazioni dei concerti di Montreux sono tuttavia sempre più accessibili al pubblico. Circa 500 DVD e CD sono già sul mercato e la questione dei diritti d’autore è perciò in parte già risolta. Inoltre, il festival ha da qualche anno accordato il diritto di utilizzare le registrazioni nei Montreux Jazz Café – a Montreux, Ginevra, Zurigo, Parigi, Londra e Abu Dhabi – a scopi «non commerciali». Questi caffè diffondono su schermo gigante una playlist di estratti di concerti di Montreux.

«In una seconda fase, ossia dal 2016, si potranno visionare dei concerti interi su tablet o su un altro schermo, su stazioni di lettura private», afferma Mathieu Jaton. «Stiamo esaminando la tecnologia. Abbiamo i diritti per molti concerti, ma non per tutti. A volte solo per tre brani e non per l’integralità dello spettacolo».

All’EPFL gli archivi saranno disponibili in modo individuale e quasi illimitato all’interno del Montreux Jazz Café, la cui apertura è prevista a fine 2016 in un nuovo edificio progettato dall’architetto giapponese Kengo Kuma. «L’EPFL vuole rendere accessibili tutti gli archivi, poiché ha il diritto di utilizzarli a scopo educativo», indica Jaton.

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