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Riscaldamento climatico


Il ruolo della Svizzera va oltre la riduzione delle emissioni




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Nel suo piccolo, anche la Svizzera può contribuire alla lotta contro il riscaldamento climatico (Keystone)

Nel suo piccolo, anche la Svizzera può contribuire alla lotta contro il riscaldamento climatico

(Keystone)

La Svizzera è responsabile di soltanto lo 0,1% delle emissioni globali di gas a effetto serra. Potrebbe ciononostante dare un notevole contributo alla lotta contro il riscaldamento climatico. Ad esempio sostenendo le politiche climatiche di altri paesi con mezzi finanziari e tecnologici.

Le riduzioni delle emissioni di CO2 previste dalla Svizzera rappresentano una piccolissima parte degli sforzi che deve compiere il pianeta per contenere l’aumento della temperatura terrestre. Tuttavia, la Confederazione potrebbe svolgere un ruolo globale più ampio indicando agli altri paesi la via de seguire, ritiene Fortunat Joos, professore di fisica e direttore del Centro Oeschger dell’Università di Berna, tra i principali istituti di ricerca sul cambiamento climatico.

«Penso che per la Svizzera sia un’opportunità economica», afferma a swissinfo.ch. Il paese, spiega Fortunat Joos, potrebbe diventare un modello se iniziasse a decarbonizzare la sua economia e se sviluppasse, condividendola poi con altri paesi, la tecnologia per raggiungere tale scopo. «Al contempo, la Svizzera dovrebbe vietare gli investimenti nell’estrazione di combustibili fossili, dando prova così dell’impegno assunto nel quadro dell’accordo di Parigi»

Nella capitale francese, quasi 200 Stati inclusa la Svizzera sono giunti a un accordo per limitare l’aumento della temperatura terrestre a 2 °C rispetto ai livelli dell’era preindustriale. Le riduzioni delle emissioni sono urgenti siccome il CO2 rimane nell’atmosfera per migliaia di anni.

Senza alcun intervento, la temperatura media del pianeta aumenterebbe di 3,5 °C rispetto ad oggi, stando alle proiezioni dei ricercatori. Un riscaldamento che Cina e Stati Uniti, da sole, potrebbero ridurre rispettivamente di 1,3 °C e di 0,5 °C.

Il parlamento elvetico dovrà dibattere sulla proposta del governo di ridurre le emissioni del 50% entro il 2030, rispetto ai valori del 1990. Almeno il 30% di queste riduzioni va effettuato in Svizzera, mentre il 20% potrà essere realizzato tramite progetti all’estero. Tra gli strumenti per raggiungere l’obiettivo di riduzione nazionale ci sono la tassa sul CO2 applicata sui combustibili e il programma di risanamento energetico degli edifici.

Crescita climaticamente neutra

Le emissioni totali generate dalla Svizzera risultano assai limitate nel contesto internazionale (0,1%). Se però si considerano le emissioni pro capite, il quadro cambia. Secondo la Banca mondiale, ogni persona in Svizzera è responsabile dell’emissione di 4,6 tonnellate di CO2 (5,0 secondo il GlobalCarbonAtlas, di cui riportiamo le cifre qui sotto). A titolo di paragone, le emissioni pro capite della Svizzera sono le stesse di quelle di Argentina e Cile, ma un terzo di quelle degli Stati Uniti (17 tonnellate).

In base all’accordo sul clima concluso a Parigi nel dicembre 2015, i paesi industrializzati che sono responsabili di “poche” emissioni di CO2 a livello pro capite dovranno affrontare una sfida supplementare: far crescere le loro economie in modo “climaticamente neutro”. Per questo motivo, c’è chi chiede alla Svizzera di contribuire nella misura di almeno l’1% al fondo annuo di 100 miliardi di dollari che gli Stati industrializzati si sono impegnati ad alimentare per favorire il trasferimento delle tecnologie pulite.

Più soldi

Tra il 2000 e il 2012, la Svizzera ha investito 880 milioni di franchi in progetti destinati ad aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare le sfide del cambiamento climatico. Uno studio del 2013 finanziato dal governo ha però evidenziato che il paese potrebbe fare di più: le risorse finanziarie private che potrebbero essere “mobilitate” dalle agenzie governative in favore del clima sono comprese tra i 500 milioni e i 2,7 miliardi di franchi.

Nel 2011, il parlamento ha deciso di incrementare l’aiuto pubblico allo sviluppo allo 0,51% del Prodotto interno lordo (Pil) fino al 2015, ciò che ha contribuito ad aumentare il finanziamento annuale in favore del clima. Tuttavia, l’Alleanza climatica, che riunisce decine di organizzazioni ambientaliste e umanitarie, sostiene che la Svizzera può permettersi di essere più generosa.

Quest’anno, il parlamento ha ridotto l’aiuto allo sviluppo allo 0,48% del Pil. Circa 300 milioni di franchi del budget totale della cooperazione internazionale verranno impiegati per contrastare ciò che l’Alleanza climatica definisce la “povertà causata dal clima”.

La comunità di lavoro Alliance Sud raccomanda non solo di ritornare alla quota precedente, ma di incrementarla allo 0,70% del Pil, ciò che corrisponde all’obiettivo dell’ONU. Inoltre, chiede alla Svizzera di contribuire al finanziamento climatico con un miliardo di franchi supplementari. «Ogni paese deve fare del suo meglio sulla base della sua responsabilità e delle sue capacità», indica a swissinfo.ch Jürg Staudenmann di Alliance Sud. «A Parigi lo si è detto chiaramente: non c’è più tempo per accorgimenti e compromessi».

Obiettivi di riduzione della Svizzera

Il governo svizzero ha approvato gli impegni assunti nel quadro dell’accordo sul clima di Parigi durante la sua seduta del 23 marzo 2016.

Se il piano di riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra verrà approvato dal parlamento, entro il 2030 la Svizzera dovrà ridurre del 50% le sue emissioni rispetto ai livelli del 1990. Per questo ci vuole però una revisione della legge sul CO2.

Il governo ha deciso che il 30% di tale riduzione va effettuato con misure a livello nazionale, mentre il restante 20% può essere realizzato con progetti all’estero.

Cosa dovrebbe fare la Svizzera: ridurre ulteriormente le sue emissioni o aiutare gli altri paesi a diminuire il loro impatto sul clima? Mandateci i vostri commenti.


Traduzione e adattamento dall'inglese di Luigi Jorio, swissinfo.ch

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