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Ritardi per gli svizzeri all'estero Nella bufera il ballottaggio che ha scalzato Lombardi

logo della posta sulla parete di un edificio, di fianco a un orologio.

Le lungaggini postali che hanno impedito a molti svizzeri all'estero di votare per corrispondenza in tempo utile al ballottaggio per la Camera dei Cantoni hanno provocato un tormentone in Ticino.

(Keystone / Alessandro Della Bella)

Filippo Lombardi non sarebbe stato scalzato, se i ticinesi all'estero avessero ricevuto il materiale di voto in tempo utile? Il dubbio plana. Un avvocato chiede una verifica in Ticino. Il caso potrebbe avere una portata per tutti gli svizzeri all'estero.

Il governo ticinese ieri ha ordinato ai comuni di conservare tutte le buste con le schede di voto per corrispondenza per il ballottaggio dell'elezione al Consiglio degli Stati, ricevute dopo il giorno dello scrutinio del 17 novembre. L'esecutivo cantonale ha così dato seguito a un'istanza inoltrata il giorno precedente dal presidente dell'Ordine degli avvocati (OATILink esterno) Gianluca PadlinaLink esterno.

Per il momento non si tratta di un ricorso, ma semplicemente di "un'istanza intesa ad ottenere una misura provvisionale, che ho inoltrato come privato cittadino", puntualizza a swissinfo.ch Gianluca Padlina. In tal modo, vuole assicurare che le buste con le schede di voto in questione "siano a disposizione di un'autorità giudiziaria qualora dovesse occuparsi della questione".

"Ogni voto di svizzeri all'estero conta"

Contattato da diversi cittadini all'estero infuriati per non aver potuto esercitare il diritto di voto, perché hanno ricevuto la documentazione troppo tardi, egli chiede che sia fatta piena luce su quanto successo. "Ho ricevuto la prima segnalazione domenica mattina. Poi le testimonianze si sono moltiplicate. Per esempio, dei ticinesi residenti in Inghilterra mi hanno detto di aver ricevuto il materiale di voto il 13 o il 14 novembre", racconta il legale, che è anche consigliere comunale popolare democratico a Mendrisio.

L'interesse in gioco è duplice. Da una parte c'è il risultatoLink esterno, visto che la conquista di uno dei due seggi ticinesi si è decisa sul filo di lana: la socialista Marina Carobbio Guscetti infatti è stata eletta per soli 45 voti di vantaggio sul popolare democratico Filippo Lombardi, che è così stato estromesso, dopo aver seduto alla Camera dei Cantoni per cinque legislature.

"In un'elezione così serrata si può dire non solo che ogni voto conta, ma anche che ogni voto di elettori all'estero conta", afferma Gianluca Padlina.

Soprattutto nella fattispecie, considerato il fatto che Filippo Lombardi gode di grande notorietà nella Quinta Svizzera: è vicepresidente dell'Organizzazione degli svizzeri all'estero (OSELink esterno) e nei vent'anni in cui è stato parlamentare si è costantemente adoperato per la tutela dei diritti della diaspora elvetica.

Che non sia solo sulla carta

D'altra parte, c'è in gioco anche il rispetto della Costituzione e della legge. "È fondamentale che il diritto di voto per i ticinesi all'estero non esista solo sulla carta, ma che possa essere realmente esercitato", sottolinea l'avvocato, auspicando che la sua istanza serva a rendere consapevoli della gravità del problema e della necessità di risolverlo senza indugi. "Occorre cogliere questa opportunità per riflettere in modo approfondito e mettere in campo accorgimenti adeguati".

Per chiarire esattamente quanto successo nel ballottaggio del 17 novembre e misurare le dimensioni del problema dei cittadini residenti all'estero che non ricevono in tempo utile il materiale di voto, il legale chiede verifiche precise. In particolare, ritiene necessario accertare quando i comuni hanno spedito il materiale di voto, il numero dei ticinesi all'estero che hanno votato al primo turno e quello al secondo, quante schede di voto spedite prima del giorno dell'elezione sono arrivate dopo.

A suo avviso, la soluzione definitiva dovrà andare in direzione del voto elettronico, quando sarà disponibile un sistema sicuro. Nel frattempo, però, il Cantone deve calcolare i tempi di spedizione del materiale di voto in modo che i ticinesi residenti all'estero lo ricevano conformemente ai termini legali. "L'articolo 18 della Legge cantonale sull'esercizio dei diritti politici (LEDPLink esterno) dice chiaramente che ogni avente diritto di voto deve ricevere il materiale al proprio domicilio al più tardi quattro settimane prima del giorno della votazione e dell'elezione e dieci giorni prima del giorno del ballottaggio", rileva l'avvocato.

L'ennesima prova di un problema che si trascina

Mentre il legale vaglia la situazione e raccoglie testimonianze di ticinesi all'estero che hanno ricevuto in ritardo la documentazione di voto, per decidere se ricorrere al Tribunale federale, Filippo Lombardi ribadisce a swissinfo.ch di non avere alcuna intenzione di chiedere di ricontare i voti o di ricorrere, nemmeno alla luce delle lamentele di espatriati che di fatto si sono ritrovati esclusi dall'elezione.

"Ma come presidente dell'OSE, per me, questa situazione è la riprova di quanto denunciamo da vent'anni", commenta dice Filippo Lombardi. Vale a dire, che per tantissimi svizzeri all'estero il voto online è indispensabile, poiché le lungaggini dei servizi postali non consentono loro di votare per corrispondenza.

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