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Sanità Medicina svizzera di nuovo sotto i ferri politici

Promuovere la medicina di famiglia e frenare la concentrazione di specialisti nelle città con grandi ospedali, sono sfide di politica sanitaria per le quali la Svizzera non ha ancora trovato le soluzioni

(Keystone)

Troppi medici in città, troppo pochi in campagna. Troppi specialisti, troppo pochi generalisti. La ripartizione dei medici in Svizzera non corrisponde più ai bisogni. Il governo prepara proposte per riequilibrarla. Un’operazione delicata.

Nel resoconto 2011 dell’Osservatorio svizzero della salute (Obsan) sul corpo medico, risaltano disparità di densità tra i cantoni, sia tra i medici che esercitano negli studi, sia tra quelli negli ospedali (vedi grafico). Senza misure mirate, secondo le previsioni, questi squilibri nei prossimi anni si accentueranno.

Le richieste di autorizzazioni per l’apertura di nuovi studi medici di quest’anno sembrano confermare tali pronostici. Dopo nove anni di moratoria, i primi sette dei quali comprendevano anche i medici di famiglia, dal 1° gennaio anche gli specialisti possono nuovamente aprire nuovi studi in Svizzera.

Tra il 1° gennaio e il 30 settembre, 1'542 medici hanno chiesto un numero di codice creditore – che consente di fatturare a carico dell’assicurazione malattie obbligatoria –, ossia 794 in più di quelli che hanno fatto domanda durante tutto il 2011.

“Il grosso problema non è forse tanto il numero totale di nuovi studi medici, ma è il fatto che non si installano laddove c'è bisogno. Al contrario, si concentrano dove ce ne sono già in abbondanza”, rileva Anne Durrer, portavoce dell’organizzazione degli assicuratori malattie Santésuisse.

La maggior parte delle domande proviene da cinque cantoni: Zurigo (329), Ginevra (212), Berna (159), Ticino (138) e Vaud (129). All’opposto, le domande sono scarse in cantoni dove c’è penuria. Per esempio, nel Giura ne sono state inoltrate solo 8.

Scompensi si registrano inoltre tra specialisti e generalisti: solo 381 richiedenti, ossia circa un quarto, sono medici di base (medicina interna generale, pediatria e medici generici), mentre in Svizzera è proprio di loro che c’è più bisogno, ricorda Anne Durrer. Primeggiano invece le domande di psichiatri (247), dei quali c’è pletora.

Una cartella clinica incompleta

Queste cifre però non dicono tutto. “È difficile valutare se in un determinato posto c’è veramente una carenza oppure un’eccedenza e fare dei paragoni, utilizzando solo il numero di medici, senza tener conto del loro tasso di occupazione. Per fare comparazioni precise, tracciare tendenze e proiezioni attendibili, si dovrebbero sempre utilizzare le cifre in ‘equivalente tempo pieno’ (ETP)”, avverte il ricercatore dell’Obsan Marcel Widmer. Ma i dati in ETP attualmente disponibili sono incompleti. Si sta lavorando per colmare le lacune e i risultati dovrebbero essere disponibili l’anno prossimo.

Gli specialisti dell’Obsan rammentano anche che prima dell’introduzione, nel 2002, della moratoria dei nuovi studi medici, vi fu un’ondata di domande, ma molte di queste, per finire, non si concretizzarono.

Attualmente non si sa quanti richiedenti di quest’anno hanno già aperto un nuovo studio. Santésuisse non ha ancora effettuato valutazioni globali. Ha però “esaminato il Ticino: da gennaio a giugno sono stati attribuiti 70 nuovi numeri di codici creditori e alla fine di agosto 43 di questi medici avevano iniziato a fatturare”, dice Anne Durrer. Ciò corrisponde dunque a un tasso del 61%. La portavoce rende attenti che non è definitivo: “occorre tener conto di un divario da 3 a 6 mesi” tra il momento della domanda e l’inizio vero e proprio dell’attività.

Lo spettro dell’esplosione dei costi

Autorità e assicuratori sono allarmati perché si aspettano che un forte aumento di gabinetti di specialisti provochi un’esplosione dei costi. In passato, ricerche hanno mostrato una correlazione tra il numero di certi specialisti e il consumo di prestazioni mediche, ricorda la portavoce di Santésuisse.

Una preoccupazione comprensibile, visto che nel 2011 a carico dell’assicurazione malattie obbligatoria, in media, sono andati 360'480 franchi per ogni studio medico. E la spesa totale ha superato i 6,73 miliardi di franchi.

Per il momento, comunque, è troppo presto per poter valutare se la fattura sta effettivamente lievitando. “Per misurare il pieno impatto occorrerà almeno un anno o forse di più, perché il periodo per farsi una clientela varia a seconda del luogo e della specialità”, afferma Anne Durrer.

Nuova moratoria per preparare la svolta

Se i dettagli non sono ancora noti, le tendenze generali secondo il governo impongono d’intervenire urgentemente. L’esecutivo elvetico ha fissato a tre il numero massimo di anni, a partire dal 1° aprile 2013, entro il quale adottare le misure necessarie.

Tre anni durante i quali propone al parlamento di reintrodurre il blocco delle aperture di nuovi studi medici di specialisti, ad eccezione dei casi di bisogno. Si tratterebbe di una fase transitoria per permettere di fare “una riflessione approfondita sul pilotaggio del settore ambulatoriale”, ha spiegato il ministro della sanità Alain Berset, illustrando il piano alla stampa.

Il ministro punta sulla concertazione e ha promesso che un progetto sarà presentato al parlamento “alla fine del 2013 o all’inizio 2014 al più tardi”. Ma i diversi attori della sanità hanno interessi contrastanti e ognuno cerca di tirare acqua al proprio mulino. Sarà perciò molto difficile trovare una soluzione che riunisca una solida maggioranza.

Già quando fu introdotta la prima volta, nel 2002, la moratoria era prevista come una transizione preludio di ristrutturazioni di politica sanitaria. Ma è poi stata prolungata per due volte, senza l’attuazione di profonde riforme. Oggetto di aspre battaglie tra i diversi attori della sanità, quelle che non sono fallite in parlamento, sono naufragate nelle urne.

"Per non ripetere gli errori del passato"

Intanto, però, proprio dai banchi del parlamento sono spuntate nuove idee. In particolare, due postulati del liberale radicale Ignazio Cassis. Uno suggerisce di disciplinare il rilascio di autorizzazioni per l'apertura di nuovi studi medici con un sistema di aste. L'altro propone che “per poter fatturare in proprio a carico dell'assicurazione obbligatoria un medico debba aver esercitato in Svizzera in un centro di formazione riconosciuto per almeno tre anni”.

Secondo il deputato, contrario a una nuova moratoria, si tratta di trovare alternative valide, “per non ripetere gli errori del passato”. Il governo è interessato e invita le Camere ad accettare i due postulati che lo incaricano di esaminare la fattibilità.

Afflusso dall’UE

Il blocco delle aperture di nuovi studi medici fu introdotto nel luglio 2002. L’obiettivo era di impedire un forte afflusso di medici dall’Unione europea, in seguito all’entrata in vigore della libera circolazione delle persone.

Le cifre dei primi dieci mesi dopo la fine della moratoria mostrano effettivamente un forte interesse da parte di medici con un diploma dei paesi che fanno parte degli accordi bilaterali tra la Svizzera e l’UE. Le loro domande sono state 733, pari a circa il 43% del totale.

Ciò non significa che tutti questi medici siano giunti quest’anno in Svizzera. “È possibile che una parte fosse già in Svizzera, per esempio in ospedali o in studi di cui sono titolari altri medici”, dice la portavoce di Santésuisse Anne Durrer.

Alla fine di ottobre, in totale 1'868 medici con un diploma estero esercitavano in uno studio in Svizzera. La stragrande maggioranza proviene dalla Germania (1'120). In seconda posizione, nettamente staccata, c’è l’Italia (185) e in terza la Francia (178).

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Non si forma abbastanza

Alle metamorfosi del paesaggio medico elvetico concorrono vari fattori. Il primo fra tutti è il numero insufficiente di laureati in medicina, che non assicura più il ricambio generazionale.

Con 9,4 diplomati in medicina ogni 100mila abitanti, nel 2009 la Svizzera è risultata sotto la media dei paesi OCSE (9,9) e superata da tutti i paesi confinanti, ad eccezione della Francia (6,0). Ancora peggiore è il rapporto tra diplomati in medicina e medici in attività, che costituisce il tasso di sostituzione: con il 24,1 per mille, la Svizzera è al quartultimo posto, decisamente sotto alla media dei paesi OCSE (32,5) e staccata da tutti i vicini, a parte la Francia (18,2) che occupa il penultimo posto.

Oltre al fatto che il numero di nuovi medici non basta più a compensare i pensionamenti, tra i giovani professionisti, sempre di più scelgono di lavorare a tempo parziale. Soprattutto le donne, che dal 2000 sono in maggioranza tra gli studenti di medicina e la cui proporzione tra i medici continua a progredire. Secondo la statistica della Federazione dei medici svizzeri (FMH), nel 2011 le donne erano il 36,7% di tutto il corpo medico elvetico, ma nelle classi di età fino a 34 anni sono diventate nettamente maggioritarie.

Salari più elevati, orari più regolari e maggior prestigio sono d’altra parte all’origine dell’abbondanza di medici in certe specialità e della carenza in altre. In crisi è soprattutto la medicina di famiglia.

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swissinfo.ch

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