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Scandalo BSI


Il problema irrisolto del riciclaggio di denaro




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Fondata nel 1873, la BSI è destinata a scomparire. (Keystone)

Fondata nel 1873, la BSI è destinata a scomparire.

(Keystone)

Nonostante sia combattuto da anni a livello internazionale, lo scandalo della Banca della Svizzera Italiana dimostra che il riciclaggio di denaro è un problema tuttora irrisolto. La BSI è accusata in Svizzera e a Singapore di istigazione e favoreggiamento alla corruzione su larga scala.

La banca svizzera è uno dei sette istituti bancari indagati dall’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma) per reati analoghi. Il direttore della Finma Mark Branson ha avvertito che «il rischio di riciclaggio di denaro in Svizzera sta crescendo».

All’inizio della scorsa settimana la Finma ha ordinato lo scioglimento della BSI per «gravi violazioni degli obblighi legali di diligenza in materia di lotta contro il riciclaggio di denaro» in relazione al fondo sovrano malese 1MDB. Ma considerando che gli scandali che vedono coinvolta la federazione calcistica internazionale Fifa e la compagnia energetica brasiliana Petrobras sono ancora in corso, è possibile che ci siano altri procedimenti.

Olivier Longchamp, responsabile del dossier fiscalità e finanze internazionali della ONG Public Eye (ex Dichiarazione di Berna), è sollevato per il fatto che la Finma si mostri combattiva. «È un segnale positivo che finalmente l’organo di controllo faccia ricorso alle sanzioni che la legge gli consente», afferma a colloquio con swissinfo.ch.

La sua speranza è però che le autorità svizzere agiscano con altrettanta determinazione degli Stati Uniti contro gli abusi degli istituti finanziari. «Non credo che la Svizzera voglia far uso di simili misure, per paura di distruggere delle banche», afferma.

Applicare le leggi

L’Associazione svizzera dei banchieri (ASB) ha fatto notare che le leggi sul riciclaggio di denaro sono «molto severe» e «in linea con gli standard internazionali».

«Qualsiasi violazione di queste regole danneggia gravemente la reputazione della nostra piazza finanziaria e deve essere combattuta», afferma la portavoce dell’ASB Sindy Schmiegel Werner. «Condanniamo la violazione su ampia scala delle misure in vigore e sosteniamo l’azione severa della Finma», aggiunge in relazione al caso BSI.

Schmiegel Werner sottolinea che le segnalazioni di attività sospette all’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS) sono aumentate del 35% lo scorso anno, segno che le banche stanno assumendo le loro responsabilità.

Olivier Longchamp non ne è però molto convinto e fa notare che la Finma si trova ancora a dover redarguire banche che presentano una conformità normativa insufficiente. «Non va bene dire che la Svizzera ha la migliore normativa contro il riciclaggio di denaro se l’organo di controllo constata che così tante banche non la applicano in modo adeguato».

Prospettiva asiatica

Il caso BSI punta i riflettori anche su Singapore, dove negli ultimi decenni molte banche occidentali hanno avviato delle attività. Nel 2011 l’avvocato fiscalista Philip Marcovici ha dichiarato con molta franchezza a una conferenza sulle banche a Zurigo che alcuni istituti stavano portando con sé denaro sporco.

Cinque anni dopo Marcovici – uno degli architetti della cosiddetta Lichtenstein Disclosure Facility, che regola la tassazione di patrimoni britannici nel principato del Liechtenstein – ritiene che l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro continuino ad essere un problema diffuso.

«Non credo che quello della BSI sia un caso isolato», dice a swissinfo.ch. «Nonostante gli sforzi internazionali per risolvere il problema, la situazione non è così rosea come la gente pensa. Stiamo entrando in tempi molto turbolenti e credo che casi di violazione delle regole continueranno a emergere».

«Il segreto bancario, non solo in Svizzera, ha creato un’atmosfera favorevole alle cattive azioni, focalizzate su quello che va bene per le banche e non su quello che va bene per la società».

Nonostante la creazione di un sistema globale per lo scambio automatico di informazioni fiscali, gli avvocati impiegati negli uffici di Philip Marcovici a Hong Kong insistono sul fatto che il sistema presenta ancora molte falle. La questione più problematica, a suo avviso, è quella di alcune economie emergenti che non vogliono lo scambio automatico di informazioni.

«Ci sono ancora molti punti deboli nel sistema di regolamentazione. Bisogna dedicare molta più attenzione alla questione dei valori patrimoniali di alcune particolari famiglie nei paesi in via di sviluppo», dice.


Traduzione di Andrea Tognina, swissinfo.ch

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