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Accordo quadro Svizzera-Ue "L'Europa ha bisogno di svizzeri e britannici per competere con Stati Uniti e Cina nella ricerca"

mauro dell'ambrogio

Mauro dell'Ambrogio: "Più dei finanziamenti persi pesano gli effetti dell’esclusione da importanti collaborazioni".

(Keystone/patrick Huerlimann)

In Svizzera non c’è consenso sull’accordo quadro con l’Unione europea. Il governo elvetico ha deciso oggi di non firmarlo e di chiedere alla Commissione europea chiarimenti sui punti controversi. Una situazione d’incertezza che aumenta il rischio di misure di ritorsione in altri settori, come la partecipazione al programma di ricerca e innovazione europeo, Secondo Mauro Dell’Ambrogio, già Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione, l’Ue è divisa al suo interno sulla posizione da assumere nei confronti degli Stati terzi. 

Il nono programma quadro di ricerca e innovazione dell’Ue, denominato Orizzonte EuropaLink esterno, prevede un volume d’investimento di quasi 100 miliardi di euro dal 2021 al 2027. La proposta della Commissione europea è stata sottoposta al Parlamento europeo che prenderà una decisione nel novembre 2019.

Le istituzioni della ricerca sono scese in campo già nel 2018 per sostenere la piena partecipazione della Svizzera a Orizzonte Europa, come Stato associato.

Le università svizzere e il Fondo nazionale della ricerca scientificaLink esterno temono che la mancata conclusione dell’accordo quadro con l’UeLink esterno possa compromettere la piena partecipazione della Svizzera al programma di ricerca europeo.

L’iniziativa contro l’immigrazione di massa

Nella memoria dei ricercatori è ancora vivo il ricordo del 9 febbraio 2014, quando il popolo svizzero ha approvato l’iniziativa contro l’immigrazione di massa.

A seguito di questa approvazione e della mancata proroga dell’accordo sulla libera circolazione delle persone con la Croazia, l'Ue aveva sospeso fra il 2014 e il 2016 la piena partecipazione della Svizzera all’ottavo programma quadro di ricerca e innovazione europeo denominato Orizzonte 2020.

L'esclusione temporanea e parziale dai programmi di ricerca dell'Ue ha avuto un impatto negativo sulla piazza di ricerca svizzera, come indica il rapporto della Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazioneLink esterno (SEFRI) del 2018.

Mauro Dell’Ambrogio ha vissuto questo periodo di turbolenze in qualità di Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione al Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca.

Accordo quadro

Svizzera e Unione Europea hanno iniziato i negoziati per la conclusione di un accordo quadroLink esterno nel 2014. Questo accordo mira a trovare nuove regole in campo giuridico per garantire alla Svizzera l’accesso al mercato interno europeo. Prevede in particolare la creazione di un tribunale arbitrale per risolvere i conflitti fra le due parti e assicurare la ripresa del diritto europeo in Svizzera in modo uniforme.

Il 7 dicembre 2018Link esterno il Consiglio federale ha preso atto dell’accordo quadro negoziato fra le due parti senza esprimersi né a favore né contro. Ha avviato una consultazione interna fra partiti, cantoni, partner sociali e parlamento. Le parti consultate hanno posto ben 512 domande al Consiglio federale che il 7 giugno 2019 ha approvato il rapporto sulle consultazioni. Il governo svizzero ha deciso di chiedere chiarimenti all’Ue sui punti controversi che non consentono di avviare il processo interno di ratifica dell’accordo.

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swissinfo: La Svizzera partecipa ai programmi quadro di ricerca dell’Unione europea dal 1987, dapprima come paese terzo e poi come paese associato. Quali sono i vantaggi della partecipazione svizzera alla rete di ricerca europea?

Mauro Dell’Ambrogio: Questi programmi distribuiscono una quindicina di miliardi di franchi ogni anno tramite sia strumenti di collaborazione sia di competizione. Importantissima è la possibilità per le imprese e le università svizzere di collaborare alle invenzioni e scoperte che sempre più si fanno in cooperazione internazionale e che sono necessarie per restare sui mercati in futuro.

I nostri ricercatori ricevono più finanziamenti dai programmi europei di quanto ne paga la Confederazione per dare loro il diritto di partecipare, grazie alla loro competitività. D’altronde, per trattenere o attirare i migliori è necessario dare loro la possibilità di partecipare a concorsi che procurano non solo finanziamenti, ma anche prestigio e opportunità di carriera.

Infine solo la competizione su scala continentale permette di identificare in quali settori siamo più bravi e vale la pena investire. Un paragone con lo sport: se i club svizzeri fossero esclusi dai tornei di calcio europei, la loro qualità sarebbe maggiore o minore? E un giovane Federer resterebbe in Svizzera, se potesse giocare a Gstaad ma non a Wimbledon?

Le istituzioni di ricerca in Svizzera non hanno potuto partecipare pienamente ai programmi di ricerca europea fra il 2014 e il 2016 a seguito delle difficoltà d’attuazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Quali sono state le conseguenze di tale esclusione parziale?

I ricercatori in Svizzera hanno perso quasi un miliardo di franchi di finanziamenti. Ma più dei soldi mancanti ha fatto danno l’esclusione da importanti consorzi, ad esempio per lo sviluppo di componenti per le automobili elettriche di futura generazione. E ha fatto danno la preferenza che alcuni brillanti talenti hanno dato a offerte di paesi concorrenti. Con conseguenze a lungo termine.

La Svizzera è ai vertici della classifica dei paesi più innovativi, che è una condizione essenziale per il nostro benessere. Se perderà qualche posizione negli anni a venire, quell'esclusione potrebbe esserne causa, anche se difficile da dimostrare.

In che modo ha contributo in qualità di Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione a trovare una soluzione a tale esclusione parziale?

Ho prima creato le premesse e poi negoziato una partecipazione parziale della Svizzera ai programmi dal settembre 2014, che ha permesso di limitare i danni.

Per riprendere la piena partecipazione è stata necessaria la decisione del parlamento a fine 2016 di applicare l’iniziativa popolare sull’immigrazione di massa in modo compatibile con l’accordo sulla libera circolazione delle persone.

I principali attori della ricerca svizzera hanno espresso il timore che una mancata conclusione dell’accordo quadro possa impedire la piena partecipazione della Svizzera al programma quadro Orizzonte Europa. Condivide tali timori? 

Per ora è solo speculazione. La partecipazione ai programmi di ricerca era nel secondo pacchetto dei bilaterali. Questi programmi sono però ridefiniti ogni sette anni, il prossimo dal 2021, e quindi la partecipazione va rinegoziata, anche nell’interesse della Svizzera.

L’Ue può frenare il negoziato per fare pressione in funzione dell’accordo quadro, ma mette così in pericolo il sostegno in Svizzera alla libera circolazione delle persone, che era nello stesso pacchetto di bilaterali. Molto dipende da cosa succede col Regno Unito.

Nell’Ue vi sono due posizioni: chi ritiene che l’Europa abbia bisogno di svizzeri e britannici per competere con Stati Uniti e Cina nelle scienze e nella tecnologia; e chi ritiene che vada data una lezione a chi vuol stare con l’Ue solo per quanto gli conviene. Se riusciamo a non dare troppi argomenti ai secondi, possiamo contare sull’aiuto dei primi.

Mauro Dell’Ambrogio

Nato nel 1953, ha studiato diritto all'Università di Zurigo conseguendo il dottorato con una tesi in filosofia del diritto. Dopo gli studi ha ottenuto i brevetti di avvocato e notaio.

Vanta una brillante carriera professionale con compiti dirigenziali sia nel settore pubblico che privato. È stato comandante della Polizia cantonale ticinese, Segretario generale del Dipartimento dell’istruzione e della cultura del canton Ticino, Segretario dell’Università della Svizzera italiana, direttore del gruppo ospedaliero Ars Medica e direttore della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana.

Dal 2008 al 2018 ha assunto la carica di Segretario di Stato per l’educazione e la ricerca. Durante questo periodo ha gestito con successo la fusione tra la Segreteria di Stato per l’educazione e la ricerca e l’Ufficio federale della formazione professionale e della tecnologia. Tale riorganizzazione ha permesso di creare dal 2013 la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione.

Durante i suoi anni come Segretario di Stato ha effettuato oltre 200 missioni all’estero in 74 paesi.

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