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Burocrazia e maltempo ritardano gli aiuti

Le case modello costruite con i fondi raccolti in Svizzera.

(G. Vanzetta)

Nel 2005, gli aiuti svizzeri per le vittime dello Tsunami in India sono arrivati, ma sono poi stati ritardati dal maltempo e da problemi burocratici.

Visita guidata nell'India meridionale, in un tratto di costa dove è andata una parte importante degli aiuti svizzeri.

Il distretto costiero di Nagapattinam e il vicino territorio di Karaikal, nell'India meridionale a circa 250 chilometri a sud di Madras, sono stati tra i più colpiti in India dallo tsunami.

Qui ci sono stati un migliaio di morti, oltre a migliaia di case e barche distrutte in vari villaggi. A questo tratto di costa è stata così assegnata una parte importante degli aiuti svizzeri destinati all'India dalla Catena della solidarietà. Si parla di svariati milioni di franchi; in tutto, per aiutare l'insieme delle coste indiane colpite, la Catena ha stanziato ben il 25 per cento dei 226 milioni raccolti lo scorso anno.

I fondi arrivano, ma la realizzazione procede a rilento

Non che manchi buona volontà e organizzazione da parte dei responsabili: ma a complicare le cose sono sopravvenuti problemi burocratici e un'ondata di maltempo che ancora adesso fa sentire le sue conseguenze.

Da una sessantina d'anni non piove così tanto sulle coste del Tamil Nadu: il 25 ottobre e il 26 novembre due alluvioni hanno colpito quattro distretti locali, con pesanti disagi per circa quattro milioni di persone.

"Anche i primi lavori di ricostruzione di case e villaggi hanno dovuto essere bloccati – spiega Amitabh Sharma, responsabile locale della Croce Rossa Svizzera e collaboratore della Catena della solidarietà - i terreni, prima di gettare le fondamenta, devono essere drenati. Ma da qualche mese le intemperie non lo permettono".

Terreni poco adatti

A questo si aggiunge il fatto che i terreni, messi a disposizione gratis dal governo indiano, non sempre sono i più adatti alle costruzioni. "Sono acquitrinosi – continua Sharma - si trovano a distanza di sicurezza dalla spiaggia, come avevamo chiesto, ma spesso sono più bassi del livello del mare. Con le alluvioni si sono riempiti d'acqua".

Il governo, invitato a trovare soluzioni alternative, risponde a rilento; così si è deciso di prosciugare i terreni già assegnati e di cominciare nel frattempo a costruire alcune case modello.

I pescatori rimasti senza tetto possono visitarle e scegliere fra tre o quattro possibilità, con numero di stanze e disposizione interna diversi. C'è anche l'opportunità di personalizzare la stanza-cucina, con diversi tipi di forno a legna.

I lavori di costruzione dovrebbero cominciare nei prossimi mesi, maltempo permettendo, ma già adesso si coinvolgono gli abitanti dei villaggi distrutti. Per esempio, nel villaggio di Kottucherrymedu è stata aperta una piccola fabbrica di mattoni: si calcola che per costruire le nuove case ne serviranno circa 12 milioni. Gli abitanti interessati, per lo più pescatori, sono stati assunti come operai, con un salario di circa 10 franchi alla settimana versato grazie ai fondi svizzeri. Tra i dipendenti anche diverse donne, che in questo modo riescono ad arrotondare il bilancio di casa.

Barche, reti e motori

Contemporaneamente a questi sforzi, la solidarietà svizzera ha fornito ai villaggi costieri barche nuove, ma anche motori per muoverle e reti per pescare.

"Ci sono però altri problemi da considerare – spiega Amitabh Sharma – con tutte queste barche nuove, ora praticamente ogni famiglia ne ha una, mentre prima dovevano dividersene una fino a quattro famiglie. Questo significa che si pesca molto più di prima e il mare è più sfruttato, con conseguenze imprevedibili sull'ecosistema marino. Inoltre, si segnalano casi di pescatori inesperti che, presi dall'entusiasmo, salpano mettendo in pericolo la propria vita e quella dell'equipaggio".

Per ogni iniziativa d'aiuto, quindi, bisogna valutare attentamente le possibili conseguenze. Una prudenza che vale anche per l'ultimo programma di sostegno studiato dalla Svizzera, il rimboschimento delle spiagge con piante di mangrovie, alberi speciali di cui una volta queste coste erano coperte, e che avrebbero potuto frenare lo tsunami se i pescatori non li avessero abbattuti per far posto alle barche.

"È allo studio un programma per ripiantare le mangrovie sulla costa – conclude Sharma - ma prima bisogna che tutti i villaggi costieri si mettano d'accordo. Piantagioni alterne non sono indicate, perché – una volta cresciute le mangrovie - i villaggi protetti sarebbero sì al sicuro, ma quelli rimasti scoperti in caso di tsunami sarebbero ancora più vulnerabili, per una sorta di 'effetto a imbuto' ".

swissinfo, Alessandra Zumthor, Nagapattinam (India)

In breve

Una parte dei milioni raccolti dalla Catena della solidarietà in favore delle vittime dello tsunami sono stati stanziati per la ricostruzione di villaggi nell'India meridionale.

Lo slancio umanitario non è però sempre sufficiente. Da un lato, la ricostruzione si scontra con un maltempo eccezionale che ha colpito la regione e con difficoltà burocratiche.

D'altra parte, la ricostruzione deve tenere conto anche di criteri ecologici. Ad esempio, se improvvisamente ogni famiglia dispone di una barca per pescare, lo sfruttamento intensivo delle risorse del mare rischia di mettere in pericolo a lungo termine la sopravvivenza dei pescatori.

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