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Caso Marini: una documentazione che scotta

Il finanziere Igor Marini al suo arrivo in Svizzera lo scorso maggio

(Keystone Archive)

Non si placano le polemiche sul caso Marini-Telekom Serbia. L’avvocato del faccendiere accusa la Svizzera di aver inviato una documentazione incompleta.

Berna smentisce le accuse e afferma di aver risposto a due richieste distinte.

"Tutto ciò che riguardava il caso è stato recapitato alle autorità italiane". Così risponde Mark Widmer, portavoce del Ministero pubblico della Confederazione.

Ma l’avvocato di Igor Marini, Luciano Randazzo, ribadisce che la documentazione arrivata dalla Svizzera è incompleta.

Mancherebbero le parti più interessanti che proverebbero la corruzione di alcuni politici del centro-sinistra, fra cui Romano Prodi e che permetterebbero una corretta difesa del suo assistito.

Carte macanti

La documentazione appartenente al defunto notaio ticinese Gianluca Boscaro, che nel maggio scorso era stata sequestrata presso gli uffici esecuzione e fallimenti di Lugano, è stata recapitata due giorni fa alle autorità italiane.

Ma secondo l’avvocato di Igor Marini, Luciano Randazzo, sentito da swissinfo, mancherebbero carte fondamentali per la difesa.

"Ad esempio i faldoni relativi alle società Jundor Trading, Interprise, Fox, Apostolic order, e così via. Di tutto questo, nei 5 faldoni consegnati dagli svizzeri non c’è traccia", afferma l’avvocato Randazzo.

Il legale, secondo quanto riferito dal suo assistito, afferma che in Svizzera ci sono almeno 34 faldoni e solo una minima parte ha varcato il confine.

Alla domanda se ha potuto visionare ciò che è arrivato da Berna, Randazzo risponde che si basa su ciò che scrive la stampa, ma "da tempo denuncio che la Svizzera non ha inviato tutto ciò che conteneva l’archivio Boscaro".

La risposta elvetica

"Affermazioni prive di qualsiasi fondamento", replica Mark Widmer, portavoce del Ministero pubblico a Berna.

"Noi abbiamo dato seguito a due distinte richieste di collaborazione giudiziaria. La prima, proveniente dalla comissione d’inchiesta parlamentare Telekom Serbia e la seconda della procura di Torino. Tutto ciò che ci è stato chiesto è stato inviato. È chiaro che nell’ archivio Boscaro ci sono molti altri incarti che riguardano casi diversi. Se le autorità italiane lo riterranno necessario potranno sempre richiederle per le vie ufficiali".

Svizzera sotto accusa

Continua però a non essere convinto l’avvocato Randazzo. "A Torino, dove il mio assisitito è accusato di truffa e associazione a delinquere, non è ancora giunto nulla dalla Svizzera".

A rinfocolare la polemica, se ce ne fosse ancora bisogno, c'è anche l'avvocato Carlo Taormina.

"È possibile che gli svizzeri abbiano trattenuto documenti che si riferiscono a operazioni finanziarie collegate ad Al Qaeda", afferma sulla stampa italiana il deputato di Forza Italia e membro della commissione d’inchiesta Telekom-Serbia.

A contestare Randazzo e Taormina arrivano le dichiarazioni del deputato del centro-sinistra e ex-magistrato, Giovanni Kessler anch’egli membro della commissione d’inchiesta.

"La documentazione svizzera - dice - è fra le 1600 e le 1800 pagine ed è organizzata in 5 faldoni. Ci sono fotocopie di documenti, di passaporti di Marini, dell’ avv. Paoletti (presunto socio di Marini) del notaio Boscaro, ma nessun nome o riscontro che ci porti a qualche politico".

Ancora secondo Kessler la documentazione è tutta quella che era stata mostrata a Marini e seguestrata in maggio a Lugano.

Ma non solo: "Vi sarebbero più carte di quelle che Marini era andato a richiedere".

Una situazione sempre più ingarbugliata e polemica dunque. La ragione, probabilmente, è che la partita, in Italia, più che giudiziaria è politica.

Comunque, secondo gli ultimi riscontri dei giudici di Torino, Igor Marini - il fulcro di tutta la vicenda - continua a essere ritenuto poco attendibile dai pubblici ministeri piemontesi.

swissinfo, Paolo Bertossa, Roma

In breve

L'avvocato di Igor Marini, Luciano Randazzo, si è rivolto alla Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo.

"Il trattamento avuto nelle carceri svizzere dal mio assisitito, è stato assolutamente inaccettabile. A me non era permesso di vederlo. Nemmeno in Tunisia ho vissuto un’esperienza professionale simile”.

Accuse alle quali il Ministero pubblico della Confederazione ribatte che Marini ha avuto un trattamento analogo a tutti quelli che si trovano nelle sue stesse condizioni.

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