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Cina: il dialogo resta difficile

I tibetani hanno protestato anche in Svizzera per chiedere l'apertura di dialoghi con la Cina sul rispetto dei diritti umani in Tibet

(Keystone Archive)

Una delegazione svizzera ha lasciato la Cina senza risultati di rilievo nel campo dei diritti umani, al termine di una visita di cinque giorni.

Le autorità di Pechino non hanno voluto assumere impegni nel migliorare i diritti fondamentali in Tibet e nello Xinjiang.

«La situazione è particolarmente difficile per quanto concerne il Tibet», ha dichiarato il capo della delegazione, l'ambasciatore Peter Maurer, capo della divisione politica IV che si occupa di diritti umani e politica umanitaria, in una breve conferenza stampa poco prima delle partenza da Pechino.

La delegazione era giunta in Cina intenzionata a dialogare con le autorità cinesi «in modo aperto e critico», aveva dichiarato, prima della visita, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Maurer, riferendosi alla accentuata repressione condotta da Pechino contro i separatisti musulmani nello Xinjiang, ha aggiunto di aver fatto presente ai cinesi la necessità di «rispettare i diritti fondamentali dell'uomo nella lotta al terrorismo».

L'ambasciatore ha tuttavia espresso compiacimento per il progressivo instaurarsi di un Stato di diritto, definendo i colloqui avuti «buoni e molto aperti». Ha ammesso profonde divergenze di opinione con gli interlocutori cinesi a proposito di libertà di religione e minoranze.

swissinfo e agenzie


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